In due righe
- L'indeterminato è la forma comune e conviene per posizioni stabili: nessun tetto, nessuna causale, costi deducibili.
- Il determinato ha un limite di 24 mesi, di norma un tetto del 20% dell'organico e costa di più in contribuzione.
- L'addizionale NASpI dell'1,4% non si paga per sostituzioni e attività stagionali.
- Decidi con quattro domande: bisogno temporaneo o strutturale? supera i 12-24 mesi? crea valore ripetuto? persona difficile da trovare?
Per un'azienda che sta crescendo la scelta tra contratto a tempo determinato o indeterminato non è neutra. Il tempo determinato serve a coprire un bisogno temporaneo, l'indeterminato a costruire stabilità. Il termine ha un tetto strutturale di 24 mesi, un limite numerico di norma pari al 20% dell'organico e costa di più in contribuzione: addizionale NASpI dell'1,4% più 0,5% a ogni rinnovo, costo non deducibile ai fini IRAP. Se la posizione serve stabilmente, l'indeterminato conviene anche sui conti; il determinato è lo strumento giusto per sostituzioni, picchi stagionali e avvio di nuove attività.
Che differenza c'è tra contratto a tempo determinato e indeterminato
Il contratto a tempo determinato è un contratto di lavoro con una data di scadenza stabilita per iscritto. Cessa automaticamente al termine, senza bisogno di licenziamento. Il contratto a tempo indeterminato è la forma comune del rapporto di lavoro subordinato: non ha data di fine e cessa solo per dimissioni o licenziamento. Lo dice l'art. 1 del D.Lgs. 81/2015, che rovescia la prospettiva rispetto al passato: l'indeterminato è la regola, il termine l'eccezione.
La forma scritta del termine è obbligatoria. Se manca, il contratto si considera a tempo indeterminato. Questo vale anche se la data di scadenza viene apposta in modo non chiaro o non firmata.
Tempo determinato e indeterminato a confronto
| Voce |
Tempo determinato |
Tempo indeterminato |
| Durata massima |
24 mesi complessivi |
Nessun limite |
| Causale |
Serve solo oltre i 12 mesi |
Non serve |
| Proroghe |
Massimo 4 nell'arco di 24 mesi |
Non previste |
| Limite numerico |
20% dell'organico (1 solo se fino a 5 dipendenti) |
Nessuno |
| Contributo addizionale |
1,4% più 0,5% a ogni rinnovo |
Non dovuto |
| IRAP |
Costo del lavoro non deducibile |
Costo del lavoro deducibile |
| Uscita dal rapporto |
Scadenza naturale senza licenziamento |
Dimissioni o licenziamento con preavviso e costi |
| Attrattività sui candidati |
Minore |
Maggiore |
Quali vincoli ha il contratto a tempo determinato
La durata massima è 24 mesi complessivi, sommando anche più contratti tra le stesse parti per mansioni di pari livello e categoria legale. Oltre i 12 mesi serve una causale: sostituzione di altri lavoratori, esigenze produttive o previsioni del contratto collettivo. In casi particolari si può stipulare, presso l'Ispettorato territoriale del lavoro, un ulteriore contratto di 12 mesi in deroga.
Le proroghe sono massimo 4 nell'arco dei 24 mesi. La proroga prolunga il contratto in corso senza interruzione. Il rinnovo è un nuovo contratto dopo la scadenza e richiede intervalli di stop and go: 10 giorni per contratti fino a 6 mesi, 20 giorni per quelli oltre 6 mesi, se si superano i 12 mesi complessivi.
C'è un limite numerico: di norma non più del 20% dei dipendenti a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell'anno. Facciamo un esempio: un'azienda con 12 indeterminati calcola il 20% di 12, che fa 2,4. La regola del Ministero del Lavoro dice che si arrotonda all'unità superiore solo se il decimale è uguale o superiore a 0,5; qui il decimale è 0,4, quindi il risultato è 2. L'azienda può avere al massimo 2 lavoratori a termine. Con un organico fino a 5 dipendenti, il massimo è 1.
Dopo 6 mesi il lavoratore a termine ha diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato per i 12 mesi successivi. Non è una formalità: se lo ignorate, il lavoratore può chiedere il risarcimento.
Quanto costa davvero in più il tempo determinato
Il tempo determinato costa di più in contribuzione. L'azienda paga l'addizionale NASpI dell'1,4% della retribuzione imponibile, che sale dello 0,5% a ogni rinnovo. Inoltre il costo del lavoratore a termine non è deducibile dalla base imponibile IRAP, a differenza di quello a tempo indeterminato.
Facciamo un conto su un'azienda tipo. Una metalmeccanica con 12 dipendenti a tempo indeterminato e 1,8 milioni di fatturato assume un tecnico commerciale a 28.000 euro lordi l'anno. Con il determinato paga 392 euro di addizionale il primo anno (1,4%). Se rinnova una volta, l'addizionale sale all'1,9% e diventa 532 euro. In più il costo di 28.000 euro non è deducibile ai fini IRAP: con aliquota ordinaria del 3,9%, sono altri 1.092 euro. Con l'indeterminato nessuno di questi costi esiste, a parità di retribuzione.
Attenzione: l'addizionale NASpI non è dovuta per le sostituzioni di lavoratori assenti e per le attività stagionali. Se assumete un sostituto o un lavoratore stagionale, il costo aggiuntivo qui calcolato non si applica. La deducibilità IRAP invece non cambia: il costo del personale a termine resta non deducibile anche in questi casi.
Se trasformate un determinato in indeterminato, recuperate il contributo addizionale NASpI già versato, una volta decorso il periodo di prova. È un incentivo alla stabilizzazione.
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Quando il tempo determinato è la scelta giusta
Il tempo determinato è lo strumento giusto per quattro situazioni.
- Sostituzione di lavoratori assenti: maternità, malattia lunga, aspettativa. Il bisogno è temporaneo per definizione.
- Picchi di lavoro e stagionalità: un'officina che raddoppia gli ordini in estate, un'azienda agricola nella raccolta. In questi casi l'addizionale NASpI non è dovuta.
- Avvio di nuove attività: quando non sai ancora se il mercato regge, assumere a termine ti dà un'uscita naturale.
- Prova di una posizione nuova: vuoi capire se serve davvero un responsabile marketing, ma non vuoi vincolarti subito.
In queste situazioni il determinato non è una scelta di ripiego, è la scelta corretta. Il costo accessorio che abbiamo calcolato sopra non si applica per sostituzioni e stagionali, e per le altre due situazioni è accettabile in cambio della flessibilità.
Quando conviene il tempo indeterminato
Il tempo indeterminato conviene quando la posizione è stabile e strategica. Non ha tetto di durata, non richiede causali, non paga l'addizionale NASpI e il costo del lavoro è deducibile ai fini IRAP.
Conviene anche quando le competenze sono difficili da trovare. I candidati qualificati guardano prima di tutto la stabilità: un indeterminato attrae più di un contratto a termine con la stessa retribuzione. Se perdete un tecnico specializzato perché gli avete offerto solo 24 mesi, il costo di sostituirlo supera ogni addizionale risparmiata.
La continuità conta: formazione accumulata, conoscenza del cliente, relazioni interne. Un lavoratore che resta costruisce valore ripetuto, uno che scade ogni anno no. Prima di assumere a tempo indeterminato, può essere utile valutare il capitale umano dell'azienda: un metodo per capire chi trattenere e chi no.
Come decidere in un'azienda che sta crescendo
Usate questa griglia di quattro domande.
- Il bisogno è temporaneo o strutturale? Se dura più di 24 mesi, il determinato non è nemmeno utilizzabile: l'indeterminato è l'unica strada legale.
- Supererà i 12 mesi? Se sì, servirà una causale e i vincoli si fanno più stretti.
- La posizione crea valore ripetuto nel tempo? Le competenze che crescono con l'azienda valgono più di quelle usa e getta.
- La persona giusta è difficile da trovare? Se sì, offrire un indeterminato è il modo per non perdere il candidato.
Se rispondete "temporaneo" e "sotto i 12 mesi", il determinato è la scelta giusta. Se rispondete "strutturale" e "oltre i 24 mesi", l'indeterminato è obbligato, ma conviene anche sui conti. Nel mezzo, potete partire con un determinato e trasformarlo in indeterminato quando la posizione dimostra di essere stabile.
Gli errori più frequenti
- Pensare che il determinato costi meno. Non è vero: paga l'addizionale NASpI e il costo non è deducibile ai fini IRAP.
- Ignorare il limite del 20% e superarlo. Le sanzioni arrivano e il contratto si trasforma in indeterminato.
- Confondere proroga e rinnovo. La proroga non interrompe il rapporto, il rinnovo sì e richiede lo stop and go.
- Dimenticare la causale dopo 12 mesi. Senza causale, il contratto diventa a tempo indeterminato.
- Credere che il diritto di precedenza non esista. Dopo 6 mesi il lavoratore può pretenderlo.
Non usate il determinato per una posizione stabile solo per evitare il licenziamento: i costi accessori e il limite numerico vi costringeranno comunque a decidere, e intanto pagate di più.
Il passo più piccolo che potete fare domani mattina: calcolate il 20% del vostro organico a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio. Saprete subito quanti contratti a termine potete ancora attivare, e se uno di quelli in essere sta per sforare il limite.
Domande frequenti
Quale conviene di più al datore di lavoro, determinato o indeterminato?
Dipende da quanto a lungo serve la persona. Per un bisogno stabile conviene l’indeterminato, perché elimina l’addizionale NASpI dell’1,4%, rende deducibile il costo ai fini IRAP e trattiene le competenze. Il determinato conviene solo per esigenze temporanee: sostituzioni, picchi di lavoro, avvio di nuove attività o prova di una posizione prima di stabilizzarla.
Quanto può durare al massimo un contratto a tempo determinato?
Massimo 24 mesi complessivi, sommando anche più contratti tra le stesse parti per mansioni di pari livello e categoria legale. Oltre i 12 mesi serve una causale. In casi particolari si può stipulare, presso l’Ispettorato territoriale del lavoro, un ulteriore contratto di 12 mesi in deroga.
Quanti lavoratori a tempo determinato posso assumere?
Di norma non più del 20% dei dipendenti a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell’anno; con un organico fino a 5 dipendenti si può assumere un solo lavoratore a termine. Alcune fattispecie sono esenti dal limite, come le sostituzioni e le attività stagionali.
Quanto costa in più un contratto a termine?
Sul piano contributivo l’azienda paga l’addizionale dell’1,4% della retribuzione imponibile, che sale dello 0,5% a ogni rinnovo. In più il costo del lavoratore a termine non è deducibile dalla base imponibile IRAP, a differenza di quello a tempo indeterminato.
Posso trasformare un determinato in indeterminato?
Sì, in qualsiasi momento e senza costi di conversione. In caso di trasformazione l’azienda recupera il contributo addizionale NASpI già versato, una volta decorso il periodo di prova. È la strada tipica per stabilizzare una persona che si è dimostrata valida.
Quante proroghe posso fare su un contratto a termine?
Massimo 4 nell’arco dei 24 mesi, sempre con lo stesso lavoratore. La proroga prolunga il contratto in corso senza interruzione; il rinnovo è invece un nuovo contratto, soggetto agli intervalli di stop and go di 10 o 20 giorni se si superano i 12 mesi.