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Home » HR e Recruiting » Un piano di inserimento a 30, 60 e 90 giorni: come si compila

HR e Recruiting

Un piano di inserimento a 30, 60 e 90 giorni: come si compila

16/09/2026

In due righe

  • Il piano 30-60-90 non è una lista di attività: è una tabella con tre colonne per fase.
  • Le tre colonne sono cosa deve saper fare, chi lo affianca, come si verifica.
  • La verifica è osservabile, non una sensazione: un documento da controllare, una scadenza rispettata, un errore in meno.

Un piano di inserimento 30-60-90 è un documento di una o due pagine che divide i primi tre mesi in tre fasi. Si compila in tre colonne, non in una lista di attività: cosa la persona deve saper fare, chi la affianca, come verifichi che l'ha imparato. Titolare e neoassunto lo leggono insieme il primo giorno. Qui sotto trovi uno schema compilato per un addetto amministrativo in una PMI da 12 dipendenti: lo copi e lo adatti al tuo ruolo.

In questa pagina

  1. Cos'è un piano di inserimento 30-60-90 (e perché non è una lista di attività)
  2. Perché i primi 90 giorni decidono se il neoassunto resta
  3. Le tre colonne: cosa deve saper fare, chi lo affianca, come si verifica
  4. Un esempio compilato: addetto amministrativo in una PMI da 12 dipendenti
  5. Come si verifica davvero (e i tre errori da evitare)
  6. Come adattare lo schema al tuo ruolo in 20 minuti
  7. Domande frequenti

Cos'è un piano di inserimento 30-60-90 (e perché non è una lista di attività)

Un piano di inserimento 30-60-90 è un documento di una o due pagine che divide i primi tre mesi di un neoassunto in tre fasi. Non è una lista di attività quotidiane: è un patto su cosa la persona deve saper fare alla fine di ogni fase.

Le tre fasi hanno una logica precisa. Nei primi 30 giorni la persona apprende: impara i processi, gli strumenti, i nomi. Nei giorni 31-60 applica: inizia a lavorare in autonomia supervisionata. Nei giorni 61-90 consolida: chiude un ciclo completo senza che il titolare debba intervenire.

La differenza tra una lista di attività e un piano di inserimento è la stessa che passa tra il dire «seguirà la contabilità» e lo scrivere che al giorno 30 registra una fattura senza errori. Il secondo obiettivo si può verificare. Il primo no.

Perché i primi 90 giorni decidono se il neoassunto resta

I primi 90 giorni coincidono in gran parte con il periodo di prova. Il periodo di prova è il patto scritto previsto dall'art. 2096 del Codice Civile: durante la prova entrambe le parti possono recedere senza preavviso. Non dura tre mesi per contratto: la durata massima dipende dal CCNL applicato e può arrivare a sei mesi. Il piano 30-60-90 cade dentro questo spazio e serve a decidere la conferma con dati, non a sensazione.

I dati disponibili sulla fidelizzazione riguardano l'onboarding, cioè il processo strutturato con cui un neoassunto acquisisce conoscenze e comportamenti per diventare produttivo. Secondo una ricerca del Brandon Hall Group, un onboarding strutturato aumenta la fidelizzazione dei nuovi assunti dell'82% e la produttività del 70%. I dati SHRM, la società americana per la gestione delle risorse umane, indicano che un'azienda può perdere fino a un sesto dei neoassunti ogni mese nei primi tre mesi. In una PMI da 12 persone, perdere una persona al mese non è una statistica: è un buco nell'operatività che si paga in ore del titolare.

Le tre colonne: cosa deve saper fare, chi lo affianca, come si verifica

Ogni riga del piano ha tre colonne. La prima colonna, cosa deve saper fare, contiene obiettivi concreti e osservabili. Non più di tre o quattro voci per fase: se ne scrivi dieci, stai compilando un mansionario, non un piano di inserimento.

La seconda colonna, chi lo affianca, assegna un nome. Mai «il team»: se l'affiancatore è un collettivo, nessuno si sente responsabile.

La terza colonna, come si verifica, definisce la prova osservabile. Mai «ha capito»: si scrive cosa la persona produce o consegna, in quale data e con quale margine di errore.

Un esempio compilato: addetto amministrativo in una PMI da 12 dipendenti

Facciamo un conto su un'azienda tipo, per vedere le tre colonne in azione. Mettiamo un'azienda metalmeccanica con 12 dipendenti e circa 2,5 milioni di fatturato. Emette e riceve circa 200 fatture al mese. Assume un addetto amministrativo. Non è un caso reale di un cliente: è un esempio costruito con numeri di ipotesi, e va letto come tale. Lo scadenzario, per chi non lo usa ogni giorno, è la tabella che elenca incassi e pagamenti attesi con le rispettive date.

Fase Cosa deve saper fare Chi lo affianca Come si verifica
Primi 30 giorni (apprendere) Registrare una fattura fornitore nel gestionale; emettere una fattura cliente; compilare lo scadenzario settimanale di incassi e pagamenti Il titolare o il responsabile amministrazione; il commercialista per i primi adempimenti F24 Registra 5 fatture da solo senza errori; lo scadenzario della settimana è completo e senza scadenze mancate
Giorni 31-60 (applicare) Tenere la prima nota e lo scadenzario in autonomia; preparare la bozza del flusso di cassa settimanale; avviare i solleciti di pagamento ai clienti Il titolare solo per la lettura del flusso di cassa; nessuno per la prima nota (autonomia supervisionata) Scadenzario aggiornato, zero scadenze mancate; solleciti partiti puntuali; su 10 movimenti del flusso di cassa nessun errore
Giorni 61-90 (consolidare) Chiudere il mese: riconciliazione e preparazione dei documenti per il commercialista; gestire da solo i rapporti con i fornitori sui pagamenti Il commercialista per la chiusura mensile; nessuno per l'operatività ordinaria La chiusura del mese si completa entro il giorno 10; il commercialista riceve i documenti senza richiami; il titolare non interviene più sulle operazioni ordinarie

Questa tabella è già pronta da copiare. I numeri che contiene sono ipotesi trasparenti: la tua azienda avrà fatture diverse, un gestionale diverso, un commercialista diverso. Quello che resta uguale è la struttura: tre fasi, tre colonne, verifiche che si possono controllare.

Lo strumento

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Come si verifica davvero (e i tre errori da evitare)

Le verifiche scritte nel piano servono se le controlli con una cadenza fissa. Nei primi 30 giorni conviene un controllo settimanale di quindici minuti: si guarda lo scadenzario, si contano le fatture registrate, si annotano gli errori. Dal giorno 31 al 90 la cadenza può passare a ogni due settimane. Il punto non è ispezionare la persona: è accorgersi subito se l'obiettivo era sbagliato o se l'affiancamento non sta funzionando.

Non fare una verifica solo a 90 giorni: a quel punto scopri che qualcosa non ha funzionato quando il periodo di prova sta finendo, e non hai documentato il percorso. E non scrivere mai «ha capito» nella colonna di verifica: scrivi cosa deve produrre, entro quando, con quale grado di errore accettato.

Errore Conseguenza Correzione
Piano troppo dettagliato Il neoassunto non sa da che parte cominciare e il titolare non ha tempo di aggiornarlo Massimo 3-4 voci per fase. Se un obiettivo non sta in una riga, va spezzato
Verifica solo a 90 giorni Ti accorgi a fine prova che qualcosa non ha funzionato e non hai documentato il percorso Controllo settimanale nei primi 30 giorni, ogni due settimane dopo
Obiettivi senza metrica A fine periodo non sai se la persona ha raggiunto il risultato o solo ci ha provato Ogni obiettivo deve produrre un documento, una scadenza o un numero

Come adattare lo schema al tuo ruolo in 20 minuti

Parti dalla mansione, non dal candidato. Prendi la descrizione del ruolo e segui questi passaggi.

  1. Scrivi tre o quattro cose che la persona deve saper fare in ogni fase, partendo dalle attività che oggi il titolare fa in prima persona.
  2. Assegna un nome alla colonna «chi lo affianca». Può essere il titolare, un responsabile, un collega esperto o il commercialista esterno.
  3. Decidi la prova osservabile per ogni voce: un documento consegnato, una scadenza rispettata, un numero di errori sotto una soglia.
  4. Rileggi il piano e togli tutto quello che non si può verificare entro sette giorni dal controllo.

Per mostrare come cambiano le tre colonne, prendi un impiegato commerciale back office nella stessa azienda. Nei primi 30 giorni non deve saper fare le fatture: deve saper inserire un ordine nel gestionale, verificare la disponibilità a magazzino e preparare la conferma d'ordine al cliente. L'affiancatore è il responsabile commerciale, non il titolare. La verifica è un ordine inserito senza errori e una conferma inviata entro lo stesso giorno. Nei giorni 61-90 deve gestire da solo gli ordini dei clienti assegnati e segnalare le anomalie prima che diventino reclami. Le tre colonne restano identiche: cambia il contenuto.

Questa stessa logica di verifiche osservabili vale anche per chi è già in azienda: valutare il capitale umano con UmanValue aiuta a capire quale contributo arriva da ogni ruolo, prima di decidere chi assumere.

Il passo più piccolo che puoi fare domani mattina è aprire un foglio e scrivere tre righe: una per i primi 30 giorni, una per i giorni 31-60, una per i giorni 61-90. In ogni riga metti una cosa da saper fare, un nome accanto e una prova osservabile. Non serve il piano perfetto: serve un documento che tu e il neoassunto potete leggere insieme il primo giorno. Se la terza colonna non è verificabile, il piano non è ancora finito.

Domande frequenti

Quanto deve essere lungo un piano di inserimento 30-60-90?

Una o due pagine. Se supera le due pagine diventa un manuale che nessuno legge. La regola è tre righe, una per fase, ognuna con tre colonne: cosa deve saper fare, chi lo affianca, come si verifica. Se un obiettivo non sta in una riga, è troppo grosso e va spezzato.

Chi lo compila, il titolare o il neoassunto?

Lo compila il titolare o il responsabile diretto prima dell’arrivo, perché è lui che sa cosa serve al ruolo. Il neoassunto lo riceve il primo giorno e può proporre modifiche: un piano condiviso funziona meglio di uno calato dall’alto, e le sue proposte dicono già molto su come ragiona.

Il piano 30-60-90 vale anche per un operaio o solo per gli impiegati?

Vale per ogni ruolo. Cambiano le attività, non la struttura: per un operaio la colonna ‘chi lo affianca’ sarà un caporeparto o un collega esperto, e la verifica sarà una lavorazione fatta in autonomia con scarti sotto una soglia. La logica delle tre colonne resta identica.

Se a 60 giorni il neoassunto non ha raggiunto gli obiettivi, cosa faccio?

Non è un esame da superare o bocciare. Ti chiedi prima se il piano era realistico e se l’affiancatore ha fatto la sua parte. Se il piano era giusto e la persona è indietro senza motivi validi, è un segnale da pesare prima della fine della prova: il piano esiste proprio per accorgertene in tempo.

Il piano 30-60-90 coincide con il periodo di prova?

Spesso sì: i 90 giorni cadono dentro la prova, che nei contratti può durare fino a sei mesi a seconda del CCNL. I tre checkpoint a 30, 60 e 90 giorni ti danno tre momenti per decidere con dati se confermare, e per documentare la scelta durante il recesso libero previsto dall’art. 2096 del Codice Civile.

Posso usare lo stesso piano per ogni nuovo assunto?

La struttura sì, le attività no. Cosa deve saper fare cambia con la mansione, l’affiancatore cambia con l’organizzazione, la verifica cambia con ciò che quel ruolo produce. Tieni pronto lo scheletro a tre colonne e compila ogni volta la riga giusta per il ruolo.

Fonti

  1. Normattiva, Codice Civile, art. 2096 (Assunzione in prova)

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