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Home » HR e Recruiting » È vero che i giovani non vogliono lavorare? I dati dicono di no

HR e Recruiting

È vero che i giovani non vogliono lavorare? I dati dicono di no

10/09/2026

In due righe

  • I Neet calano: dal 19% del 2022 (Eurostat) al 15,2% del 2024 (Istat).
  • Solo un terzo dei Neet non cerca lavoro: gli altri due terzi studiano, cercano o sono disponibili.
  • Quasi un'assunzione su due resta scoperta, e la prima causa dichiarata dalle imprese è la mancanza di candidati, non la svogliatezza.
  • Il problema non sono i giovani: è lo scarto fra ciò che le aziende chiedono e ciò che offrono.

È falso, e lo dicono i dati, non le opinioni. I giovani che non studiano né lavorano, i Neet (15-29 anni), sono in calo costante: dal 19% del 2022, secondo Eurostat, al 15,2% del 2024, secondo Istat, e fra loro solo un terzo non cerca lavoro. Mentre il luogo comune gira, le imprese dichiarano di non riuscire a coprire quasi un'assunzione su due, e la prima causa non è la svogliatezza ma la mancanza di candidati. Il problema non sono i giovani che non vogliono lavorare: è lo scarto fra ciò che le aziende cercano e ciò che offrono.

In questa pagina

  1. I giovani non vogliono lavorare? I numeri dei Neet dicono il contrario
  2. Chi sono i Neet: quasi un terzo cerca attivamente lavoro
  3. Quasi un'assunzione su due resta scoperta: i dati Excelsior
  4. La causa vera non è la voglia: manca il candidato
  5. Quanto ti costa una posizione che resta vuota
  6. Cosa cambiare nell'annuncio e nell'inserimento
  7. Domande frequenti

I giovani non vogliono lavorare? I numeri dei Neet dicono il contrario

Il dato del 2022, il 19%, arriva da Eurostat, ripreso da Il Sole 24 Ore. Quello del 2024, il 15,2%, è dell'Istat in Noi Italia 2025. Sono due fonti diverse, per due anni diversi, ed è utile dichiararle subito per non forzare l'attribuzione.

La traiettoria è chiara: i Neet scendono. Nel 2013 erano quasi 2,5 milioni. Nel primo trimestre 2025 sono circa 1,3 milioni, secondo Eurostat via Pagella Politica. In undici anni il calo è di 11 punti percentuali.

L'Italia resta la seconda in Europa per quota di Neet, dietro alla Romania, con una media europea dell'11%. Ma la direzione è opposta a quella raccontata dal luogo comune.

Chi sono i Neet: quasi un terzo cerca attivamente lavoro

Un terzo dei Neet non cerca lavoro. Gli altri due terzi sono una realtà molto diversa: un terzo è disoccupato e cerca attivamente, un terzo è disponibile a lavorare ma non ha ancora fatto passi attivi. L'equazione Neet uguale svogliato non regge.

Il fenomeno ha anche un volto territoriale e di genere. La quota femminile è più alta di quella maschile: 16,6% contro 13,8% nel 2024, dati Istat. Il Mezzogiorno pesa più del Nord. Non è la voglia di lavorare a mancare: spesso mancano le condizioni per farlo.

Quasi un'assunzione su due resta scoperta: i dati Excelsior

A settembre 2025 il 45,6% delle assunzioni programmate era di difficile reperimento. A ottobre 2025 la quota è salita al 46,8%. Nel 2022 era al 40%, e Unioncamere ha stimato la perdita di valore aggiunto in 37,7 miliardi di euro, il 3,1% del totale.

Per alcuni profili la difficoltà sfiora il 75%: è il caso dei saldatori e montatori, per i quali Excelsior settembre 2025 registra il 74,5% di assunzioni difficili. Se manca personale, non è perché i giovani si rifiutano: è perché le imprese non trovano candidati.

La causa vera non è la voglia: manca il candidato

Il dato più importante di Excelsior è questo: la prima causa dichiarata dalle imprese è la mancanza di candidati, con il 29,2% delle risposte. La preparazione inadeguata segue al 12,9%. Il rifiuto del lavoro non compare tra le cause principali.

Il termine tecnico è mismatch: lo scarto fra le competenze che le imprese cercano e quelle che i candidati disponibili possiedono. Le imprese cercano profili tecnici, operai specializzati, saldatori, montatori. Molti Neet vivono al Sud o hanno percorsi formativi diversi. Il problema non è la voglia: è l'incontro.

Quanto ti costa una posizione che resta vuota

Facciamo un conto su un'azienda tipo, per capire cosa significa davvero non trovare una persona.

Prendiamo un'azienda da 2 milioni di fatturato e 9 persone, che cerca un tecnico da quattro mesi. Costo del lavoro ipotizzato: 35.000 euro l'anno. Margine che quel tecnico avrebbe prodotto: 60.000 euro l'anno.

  1. Il margine bloccato. In quattro mesi, 60.000 euro diviso tre fanno 20.000 euro di margine che l'azienda non ha prodotto.
  2. Il tempo del titolare. Se dedichi due ore a settimana a selezionare, in quattro mesi sono oltre 30 ore. Non le paghi con una fattura, ma sono ore tolte al resto.
  3. Il costo della fretta. Se dopo quattro mesi assumi la prima persona che capita, il rischio di dover ricominciare è concreto. Un inserimento sbagliato costa più di una selezione più lunga.

Fai il conto con i tuoi numeri. Il meccanismo è lo stesso: tempo, margine, fretta.

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Cosa cambiare nell'annuncio e nell'inserimento

Se il problema è la mancanza di candidati, la prima leva è rendere l'offerta leggibile e onesta. Ecco sei mosse, in ordine.

  1. Scrivi la retribuzione o almeno una fascia. Ometterla è uno dei motivi principali per cui un annuncio viene ignorato da chi cerca attivamente.
  2. Descrivi un giorno di lavoro reale. Sostituisci la lista di requisiti con tre compiti concreti che la persona farà il primo mese.
  3. Togli i requisiti inutili. Se non serve davvero, non scrivere "laurea" o "esperienza di 5 anni": allontani candidati validi.
  4. Definisci il percorso di crescita. Un giovane che non vede cosa imparerà o dove potrà arrivare non ha motivo di rispondere.
  5. Prepara l'onboarding. Un inserimento improvvisato spesso porta a dimissioni nei primi sei mesi. Prima dell'arrivo, decidi chi forma la persona, su cosa, e con quali tempi. In questa fase può essere utile valutare il capitale umano in fase di inserimento.
  6. Misura i candidati ricevuti. Dopo ogni annuncio, registra quanti curriculum arrivano, quanti colloqui fai, quanti rifiutano e perché. Solo così sai se il problema è l'annuncio o il mercato.

L'errore più frequente è cambiare tutto insieme. Non farlo: scegli una sola mossa, applicala sul prossimo annuncio e misura l'effetto. Se cambi sei cose insieme, non saprai quale ha funzionato.

Domani mattina prendi l'ultimo annuncio che hai pubblicato, aggiungi una fascia retributiva e togli un requisito non indispensabile. Poi conta quanti candidati arrivano nei sette giorni successivi. Se non arrivano ancora, il problema è più a monte, e hai comunque un dato in mano.

Domande frequenti

È vero che i giovani non vogliono lavorare?

No. I dati Istat mostrano che i Neet, i giovani tra 15 e 29 anni che non studiano né lavorano, sono scesi dal 19% del 2022 al 15,2% del 2024. Inoltre circa un terzo dei Neet cerca attivamente lavoro: il luogo comune non regge davanti ai numeri.

Quanti sono i Neet in Italia?

Nel 2024 sono il 15,2% dei giovani tra 15 e 29 anni, circa 1,3 milioni di persone nel 2025 secondo Eurostat. È la seconda quota più alta d’Europa dopo la Romania, ma in forte calo: nel 2013 erano quasi 2,5 milioni.

Perché le aziende faticano a trovare personale se ci sono tanti Neet?

Perché non cercano le stesse persone. Le imprese cercano soprattutto profili tecnici e operai specializzati, mentre molti Neet vivono al Sud o non hanno le competenze richieste. Il 45,6% delle assunzioni resta difficile e la prima causa è la mancanza di candidati.

Cosa vogliono davvero i giovani da un lavoro?

Oltre alla retribuzione pesano la chiarezza delle condizioni, gli orari, la possibilità di crescita e l’equilibrio con la vita privata. Molti rifiutano non il lavoro in sé, ma condizioni precarie o offerte poco chiare.

Come scrivo un annuncio che attira candidati?

Scrivi la retribuzione o almeno una fascia, descrivi un giorno di lavoro reale invece di una lista di requisiti e indica il percorso di crescita. Se il problema è la mancanza di candidati, la prima leva è rendere l’offerta leggibile e onesta.

Fonti

  1. Il Sole 24 Ore Pulse – Italia seconda in Europa per Neet
  2. Pagella Politica – I dati smentiscono Valditara sui Neet
  3. Istat – Noi Italia 2025, Istruzione
  4. Unioncamere – La difficoltà di reperimento è costata 38 miliardi nel 2022
  5. Ministero del Lavoro – Bollettino Excelsior settembre 2025
  6. Lavorosì – Bollettino Excelsior ottobre 2025

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