In due righe
- I Neet calano: dal 19% del 2022 (Eurostat) al 15,2% del 2024 (Istat).
- Solo un terzo dei Neet non cerca lavoro: gli altri due terzi studiano, cercano o sono disponibili.
- Quasi un'assunzione su due resta scoperta, e la prima causa dichiarata dalle imprese è la mancanza di candidati, non la svogliatezza.
- Il problema non sono i giovani: è lo scarto fra ciò che le aziende chiedono e ciò che offrono.
È falso, e lo dicono i dati, non le opinioni. I giovani che non studiano né lavorano, i Neet (15-29 anni), sono in calo costante: dal 19% del 2022, secondo Eurostat, al 15,2% del 2024, secondo Istat, e fra loro solo un terzo non cerca lavoro. Mentre il luogo comune gira, le imprese dichiarano di non riuscire a coprire quasi un'assunzione su due, e la prima causa non è la svogliatezza ma la mancanza di candidati. Il problema non sono i giovani che non vogliono lavorare: è lo scarto fra ciò che le aziende cercano e ciò che offrono.
I giovani non vogliono lavorare? I numeri dei Neet dicono il contrario
Il dato del 2022, il 19%, arriva da Eurostat, ripreso da Il Sole 24 Ore. Quello del 2024, il 15,2%, è dell'Istat in Noi Italia 2025. Sono due fonti diverse, per due anni diversi, ed è utile dichiararle subito per non forzare l'attribuzione.
La traiettoria è chiara: i Neet scendono. Nel 2013 erano quasi 2,5 milioni. Nel primo trimestre 2025 sono circa 1,3 milioni, secondo Eurostat via Pagella Politica. In undici anni il calo è di 11 punti percentuali.
L'Italia resta la seconda in Europa per quota di Neet, dietro alla Romania, con una media europea dell'11%. Ma la direzione è opposta a quella raccontata dal luogo comune.
Chi sono i Neet: quasi un terzo cerca attivamente lavoro
Un terzo dei Neet non cerca lavoro. Gli altri due terzi sono una realtà molto diversa: un terzo è disoccupato e cerca attivamente, un terzo è disponibile a lavorare ma non ha ancora fatto passi attivi. L'equazione Neet uguale svogliato non regge.
Il fenomeno ha anche un volto territoriale e di genere. La quota femminile è più alta di quella maschile: 16,6% contro 13,8% nel 2024, dati Istat. Il Mezzogiorno pesa più del Nord. Non è la voglia di lavorare a mancare: spesso mancano le condizioni per farlo.
Quasi un'assunzione su due resta scoperta: i dati Excelsior
A settembre 2025 il 45,6% delle assunzioni programmate era di difficile reperimento. A ottobre 2025 la quota è salita al 46,8%. Nel 2022 era al 40%, e Unioncamere ha stimato la perdita di valore aggiunto in 37,7 miliardi di euro, il 3,1% del totale.
Per alcuni profili la difficoltà sfiora il 75%: è il caso dei saldatori e montatori, per i quali Excelsior settembre 2025 registra il 74,5% di assunzioni difficili. Se manca personale, non è perché i giovani si rifiutano: è perché le imprese non trovano candidati.
La causa vera non è la voglia: manca il candidato
Il dato più importante di Excelsior è questo: la prima causa dichiarata dalle imprese è la mancanza di candidati, con il 29,2% delle risposte. La preparazione inadeguata segue al 12,9%. Il rifiuto del lavoro non compare tra le cause principali.
Il termine tecnico è mismatch: lo scarto fra le competenze che le imprese cercano e quelle che i candidati disponibili possiedono. Le imprese cercano profili tecnici, operai specializzati, saldatori, montatori. Molti Neet vivono al Sud o hanno percorsi formativi diversi. Il problema non è la voglia: è l'incontro.
Quanto ti costa una posizione che resta vuota
Facciamo un conto su un'azienda tipo, per capire cosa significa davvero non trovare una persona.
Prendiamo un'azienda da 2 milioni di fatturato e 9 persone, che cerca un tecnico da quattro mesi. Costo del lavoro ipotizzato: 35.000 euro l'anno. Margine che quel tecnico avrebbe prodotto: 60.000 euro l'anno.
- Il margine bloccato. In quattro mesi, 60.000 euro diviso tre fanno 20.000 euro di margine che l'azienda non ha prodotto.
- Il tempo del titolare. Se dedichi due ore a settimana a selezionare, in quattro mesi sono oltre 30 ore. Non le paghi con una fattura, ma sono ore tolte al resto.
- Il costo della fretta. Se dopo quattro mesi assumi la prima persona che capita, il rischio di dover ricominciare è concreto. Un inserimento sbagliato costa più di una selezione più lunga.
Fai il conto con i tuoi numeri. Il meccanismo è lo stesso: tempo, margine, fretta.
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Cosa cambiare nell'annuncio e nell'inserimento
Se il problema è la mancanza di candidati, la prima leva è rendere l'offerta leggibile e onesta. Ecco sei mosse, in ordine.
- Scrivi la retribuzione o almeno una fascia. Ometterla è uno dei motivi principali per cui un annuncio viene ignorato da chi cerca attivamente.
- Descrivi un giorno di lavoro reale. Sostituisci la lista di requisiti con tre compiti concreti che la persona farà il primo mese.
- Togli i requisiti inutili. Se non serve davvero, non scrivere "laurea" o "esperienza di 5 anni": allontani candidati validi.
- Definisci il percorso di crescita. Un giovane che non vede cosa imparerà o dove potrà arrivare non ha motivo di rispondere.
- Prepara l'onboarding. Un inserimento improvvisato spesso porta a dimissioni nei primi sei mesi. Prima dell'arrivo, decidi chi forma la persona, su cosa, e con quali tempi. In questa fase può essere utile valutare il capitale umano in fase di inserimento.
- Misura i candidati ricevuti. Dopo ogni annuncio, registra quanti curriculum arrivano, quanti colloqui fai, quanti rifiutano e perché. Solo così sai se il problema è l'annuncio o il mercato.
L'errore più frequente è cambiare tutto insieme. Non farlo: scegli una sola mossa, applicala sul prossimo annuncio e misura l'effetto. Se cambi sei cose insieme, non saprai quale ha funzionato.
Domani mattina prendi l'ultimo annuncio che hai pubblicato, aggiungi una fascia retributiva e togli un requisito non indispensabile. Poi conta quanti candidati arrivano nei sette giorni successivi. Se non arrivano ancora, il problema è più a monte, e hai comunque un dato in mano.
Domande frequenti
È vero che i giovani non vogliono lavorare?
No. I dati Istat mostrano che i Neet, i giovani tra 15 e 29 anni che non studiano né lavorano, sono scesi dal 19% del 2022 al 15,2% del 2024. Inoltre circa un terzo dei Neet cerca attivamente lavoro: il luogo comune non regge davanti ai numeri.
Quanti sono i Neet in Italia?
Nel 2024 sono il 15,2% dei giovani tra 15 e 29 anni, circa 1,3 milioni di persone nel 2025 secondo Eurostat. È la seconda quota più alta d’Europa dopo la Romania, ma in forte calo: nel 2013 erano quasi 2,5 milioni.
Perché le aziende faticano a trovare personale se ci sono tanti Neet?
Perché non cercano le stesse persone. Le imprese cercano soprattutto profili tecnici e operai specializzati, mentre molti Neet vivono al Sud o non hanno le competenze richieste. Il 45,6% delle assunzioni resta difficile e la prima causa è la mancanza di candidati.
Cosa vogliono davvero i giovani da un lavoro?
Oltre alla retribuzione pesano la chiarezza delle condizioni, gli orari, la possibilità di crescita e l’equilibrio con la vita privata. Molti rifiutano non il lavoro in sé, ma condizioni precarie o offerte poco chiare.
Come scrivo un annuncio che attira candidati?
Scrivi la retribuzione o almeno una fascia, descrivi un giorno di lavoro reale invece di una lista di requisiti e indica il percorso di crescita. Se il problema è la mancanza di candidati, la prima leva è rendere l’offerta leggibile e onesta.