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Home » HR e Recruiting » La pagina lavora con noi: cosa scriverci perché serva a qualcosa

HR e Recruiting

La pagina lavora con noi: cosa scriverci perché serva a qualcosa

18/09/2026

In due righe

  • La pagina lavora con noi serve a trasformare una visita in una candidatura utile.
  • Bastano quattro blocchi: chi siete, chi cercate, come si lavora, come candidarsi.
  • Il form deve avere quattro campi: nome, email, telefono, allegato CV.
  • L'informativa privacy va prima della raccolta dati per le posizioni aperte, e al primo contatto utile per i CV spontanei.

La pagina lavora con noi serve a una cosa sola: trasformare una visita in una candidatura utile. Per ottenerla bastano quattro blocchi, non un sito pieno di video. Chi siete e cosa fate, in due frasi. Che profili cercate, anche se oggi non c'è una posizione aperta. Come si lavora da voi, con un dettaglio vero e non un aggettivo. Come candidarsi, con un form da quattro campi. E l'informativa privacy, che per legge va resa prima della raccolta dei dati, tranne per i CV inviati spontaneamente, dove arriva al primo contatto utile. Tutto il resto è facoltativo.

In questa pagina

  1. Cosa deve esserci in una pagina lavora con noi: i quattro blocchi
  2. Il form di candidatura: quanti campi bastano davvero
  3. Informativa privacy: cosa impone davvero la legge
  4. Cosa non scrivere e cosa non chiedere nella pagina
  5. Esempio: la pagina lavora con noi di un'officina da sei dipendenti
  6. Domande frequenti

Cosa deve esserci in una pagina lavora con noi: i quattro blocchi

L'employer branding è l'insieme delle attività con cui un'azienda costruisce la propria reputazione come posto di lavoro. Per una PMI con dieci dipendenti, la pagina lavora con noi non è un progetto di employer branding ambizioso: è un filtro. Deve dire subito chi siete, chi cercate, come si lavora e come ci si candida.

Secondo l'Adecco Work Trends Study 2021, il 70,8% dei candidati usa i siti web aziendali per cercare lavoro. I dati Istat del primo trimestre 2025 mostrano che il 73,6% di chi cerca lavoro usa canali informali, ma il 71,4% invia comunque domande e curricula. La pagina web serve a intercettare chi passa da lì.

I quattro blocchi, in ordine e con esempi di frasi da scrivere.

  1. Chi siete, in due frasi. "Ripariamo veicoli commerciali a Bologna da trent'anni. Lavoriamo con trasportatori e artigiani che non possono fermarsi." Non serve la storia dell'azienda.

  2. Chi cercate, anche senza posizione aperta. "Cerchiamo sempre magazzinieri con patentino del muletto. Non serve esperienza, serve precisione." Scrivere un profilo specifico attira candidati giusti e allontana gli altri.

  3. Come si lavora. Un dettaglio vero, non un aggettivo. "Orario 8-17, niente weekend, pranzo pagato." Questo dice più di "ambiente giovane e stimolante".

  4. Come candidarsi. Form da quattro campi e allegato CV. Il form è la porta d'ingresso, non un questionario.

Blocco Cosa scrivere Errore da evitare
Chi siete Due frasi: cosa fate e per chi La storia dell'azienda in tre paragrafi
Chi cercate I profili e le competenze, anche senza posizione aperta "Cerchiamo persone dinamiche e motivate"
Come si lavora Un dettaglio vero: orari, sede, un beneficio concreto "Ambiente giovane e stimolante"
Come candidarsi Form da 4 campi + allegato CV Form da 15 campi con dati sensibili
Informativa privacy Link all'informativa, prima del form Richiesta di consenso al trattamento

Il form di candidatura: quanti campi bastano davvero

La minimizzazione è il principio dell'art. 5 GDPR per cui si raccolgono solo i dati adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario. Applicata al form di candidatura, significa quattro campi: nome, email, telefono e allegato del CV.

Ogni campo in più fa scendere le candidature. Non è un'opinione: è una conseguenza del principio di minimizzazione. Se chiedi la data di nascita, la residenza o il codice fiscale, stai raccogliendo dati che non ti servono per valutare una candidatura. I dati sulla salute sono poi dati particolari, con tutele specifiche: non vanno mai chiesti nel form.

Non chiedere mai in un form di candidatura:

  • data di nascita;
  • residenza;
  • codice fiscale;
  • dati sulla salute;
  • stato di famiglia.

Se uno di questi dati ti serve davvero, lo chiedi dopo, al primo contatto. Non prima.

Informativa privacy: cosa impone davvero la legge

Per una posizione aperta, l'informativa va resa prima della raccolta dei dati. Lo dice l'art. 13 del GDPR. Prima che il candidato compili il form, deve poter leggere come tratterai i suoi dati. Metti il link all'informativa in calce al form, con una casella di presa visione.

Per i CV inviati spontaneamente, l'art. 111-bis del Codice privacy stabilisce che l'informativa va fornita al primo contatto utile successivo all'invio. Il consenso al trattamento non è dovuto: la base giuridica è l'esecuzione di misure precontrattuali previste dall'art. 6 del GDPR.

Quanto a lungo si conservano i CV? Il Garante ha indicato i 12 mesi come riferimento. Lo riporta La Legge per Tutti in un articolo del 2018. Conservare un CV due anni non ha senso: un magazziniere che cercava lavoro nel 2023 non è lo stesso candidato di oggi. Scrivi il termine nell'informativa e rispettalo.

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Cosa non scrivere e cosa non chiedere nella pagina

Non scrivere "azienda dinamica e innovativa". È un'aggettivazione vuota che non dice nulla. Ogni azienda può scriverlo, quindi nessuna lo distingue.

Non chiedere il consenso al trattamento per le candidature spontanee. Non serve ed è sbagliato: l'art. 111-bis lo esclude espressamente.

Non usare moduli da quindici campi. Ogni campo in più è una ragione in più per abbandonare la pagina.

Non imitare le career page corporate con video e testimonianze. Una PMI non può mantenerle aggiornate, e una pagina con contenuti vecchi comunica il contrario di quello che vuoi.

Esempio: la pagina lavora con noi di un'officina da sei dipendenti

Facciamo un esempio su un'officina tipo: sei dipendenti, ottocentomila euro di fatturato. L'officina ripara veicoli commerciali a Bologna. Cerca un magazziniere con patentino del muletto. Non ha un ufficio HR.

La pagina lavora con noi di questa officina ha quattro blocchi.

Chi siete: "Ripariamo veicoli commerciali a Bologna da trent'anni. Lavoriamo con trasportatori e artigiani che non possono fermarsi."

Chi cercate: "Cerchiamo sempre magazzinieri con patentino del muletto. Non serve esperienza, serve precisione nel tenere in ordine il magazzino e nel caricare i ricambi."

Come si lavora: "Orario 8-17, niente weekend, pranzo pagato. La divisa la forniamo noi."

Come candidarsi: form da quattro campi (nome, email, telefono, allegato del CV). Prima del form, il link all'informativa privacy.

L'informativa dice che i CV inviati spontaneamente saranno trattati per valutare future collaborazioni, che il consenso non è dovuto, e che i dati saranno conservati per 12 mesi dalla ricezione.

Questo è tutto. Non serve altro.

Il passo più piccolo che puoi fare domani mattina è scrivere i quattro blocchi su un foglio, partendo da chi siete. Due frasi, non tre. Poi il profilo che cerchi, anche se non hai posizioni aperte. Poi un dettaglio vero su come si lavora. Poi controlla il form che hai online: se ha più di quattro campi, togli quelli che non servono. Se vuoi capire come sta messa la tua azienda su cinque aree, puoi partire da un'analisi delle cinque aree aziendali.

Domande frequenti

Serve davvero una pagina lavora con noi se l’azienda è piccola?

Sì, perché è la prima cosa che un candidato controlla dopo l’annuncio: il 70,8% dei candidati usa i siti web aziendali per cercare lavoro (Adecco, 2021). Una pagina essenziale ma chiara dice che l’azienda è seria e che la candidatura non finisce nel vuoto. Non serve farla ricca: bastano quattro blocchi scritti bene e un form corto.

Quanti campi deve avere il form di candidatura?

Quattro bastano: nome, email, telefono e allegato del CV. Ogni campo in più fa scendere le candidature. Non chiedere data di nascita, residenza, codice fiscale o dati sulla salute: viola il principio di minimizzazione e allontana i candidati. Se un dato ti serve davvero, lo chiedi dopo, al primo contatto.

Serve il consenso al trattamento dati per i CV inviati spontaneamente?

No. Per i CV inviati spontaneamente l’art. 111-bis del Codice privacy dice che il consenso non è dovuto, perché il trattamento rientra nelle misure precontrattuali previste dall’art. 6 del GDPR. L’informativa privacy va comunque fornita, ma al primo contatto utile successivo all’invio, non prima.

Per quanto tempo posso conservare i CV?

Per un periodo definito e limitato. Il Garante ha indicato i 12 mesi come riferimento per i curricula ricevuti: trascorso quel termine i dati vanno cancellati o resi anonimi. Scrivi il termine nella tua informativa e rispettalo: un CV di due anni fa non dice quasi nulla del candidato di oggi.

Cosa scrivere se non ci sono posizioni aperte?

Scrivi comunque quali profili ti interessano, in modo specifico. ‘Non abbiamo posizioni aperte oggi, ma cerchiamo sempre magazzinieri con patentino del muletto’ è utile; ‘inviami il CV, ti terremo in considerazione’ non lo è. Il form per la candidatura spontanea resta attivo e raccoglie un archivio a cui attingere.

Dove metto l’informativa privacy nella pagina?

Se il form raccoglie dati per una posizione aperta, l’informativa va resa prima della raccolta: mettila in calce al form con una casella di presa visione. Per la candidatura spontanea via email, la legge consente di fornirla al primo contatto utile. In entrambi i casi, linkala in modo visibile.

Fonti

  1. Adecco, Work Trends Study 2021
  2. Istat, dati Forze di lavoro Q1 2025 (via Orizzonte Scuola, 12 giu 2025)
  3. La Legge per Tutti, ‘Invio del CV: serve l’informativa privacy?’ (18 ott 2018)
  4. Brocardi, Art. 111-bis Codice privacy (D.Lgs. 196/2003)

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