In due righe
- Il welfare vero è collettivo, detassato per intero e senza tetto annuale: mensa, trasporto, istruzione, sanità, previdenza.
- I benefit sparsi sono individuali e hanno una soglia che cambia ogni anno: non sono il punto di partenza.
- Per una PMI la mossa giusta è scegliere una categoria, regolarla per iscritto e partire con poche centinaia di euro.
- Con un regolamento aziendale la deduzione per l'impresa è piena; senza, è limitata al 5 per mille del costo del lavoro.
In una piccola impresa il welfare aziendale si può fare, senza piattaforma né budget da multinazionale. La distinzione che conta è tra welfare vero, cioè servizi offerti alla generalità dei dipendenti e detassati per intero, e benefit sparsi, beni dati al singolo con un'esenzione che vale solo entro una soglia aggiornata ogni anno. Per una PMI da cinque a cinquanta dipendenti la mossa giusta è scegliere una categoria del welfare strutturato, regolarla per iscritto e partire con poche centinaia di euro.
Welfare aziendale e fringe benefit: qual è la differenza?
Il welfare aziendale è l'insieme di beni e servizi che un'impresa offre ai dipendenti, o a categorie di dipendenti, oltre la retribuzione: mensa, trasporto, istruzione, sanità, previdenza, assistenza. Quando rientra nelle categorie dell'art. 51 comma 2 del TUIR, non concorre al reddito del lavoratore per intero e non ha un tetto annuale.
Il fringe benefit è un'altra cosa: è un bene o un servizio dato al singolo lavoratore, come un buono spesa o un premio in natura. Non concorre al reddito solo entro una soglia di valore che cambia ogni anno, aggiornata dalla Legge di Bilancio. Superata la soglia, l'intero importo torna tassato.
La differenza pratica è questa: il welfare è collettivo e senza tetto, il fringe è individuale e con tetto. Per una PMI conviene capirla prima di spendere un euro, perché la strada sbagliata è facile da imboccare.
Le categorie detassate previste dalla normativa
Le categorie che una PMI può usare sono poche e ben definite. Non servono piattaforme: servono destinatari chiari e spese documentate.
| Categoria (norma) |
Cosa copre |
A chi si può dare |
| Mensa e buoni pasto (art. 51 c.2 lett. c) |
Pasto in mensa o buoni pasto elettronici |
Tutti i dipendenti |
| Trasporto pubblico (art. 51 c.2 lett. d e d-bis) |
Abbonamenti a bus, tram, treni regionali |
Tutti o categorie, anche familiari a carico |
| Istruzione dei figli (art. 51 c.2 lett. f-bis) |
Rette, libri, mensa scolastica, centri estivi, ludoteche, borse di studio |
Familiari a carico dei dipendenti |
| Assistenza a familiari non autosufficienti (art. 51 c.2 lett. f-ter) |
Servizi di cura per anziani o non autosufficienti |
Familiari indicati nell'art. 12 TUIR |
| Sanità integrativa e previdenza (art. 51 c.2 lett. a e h) |
Fondi sanitari, previdenza complementare, rimborso spese sanitarie |
Tutti o categorie |
| Ricreazione, cultura e assistenza sociale (art. 100 c.1) |
Sport, cultura, assistenza sociale e sanitaria, culto |
Generalità o categorie di dipendenti |
Le micro imprese con meno di dieci addetti sono l'86,4% delle imprese italiane con dipendenti e assorbono il 20,5% degli addetti (Istat, Imprenditorialità in Italia, anni 2012-2014). Per loro il welfare non è una questione di grandi piattaforme: è una scelta su una o due categorie, estesa alle persone giuste.
L'Agenzia delle Entrate riepiloga ogni anno categorie e soglie, aggiornate dalla Legge di Bilancio. Prima di scrivere il regolamento, verifica sul sito dell'Agenzia la versione più recente.
Come scegliere da quale categoria partire
La scelta non si fa sui cataloghi dei provider: si fa su tre domande, in quest'ordine.
- Quali bisogni hanno davvero le persone che lavorano con te? Parla con loro o guarda le richieste degli ultimi dodici mesi.
- Quanto puoi spendere senza sforare il budget? Una sola categoria all'inizio costa meno di un aumento generalizzato e ha un effetto visibile.
- Quale categoria copre il problema più urgente? Se metà squadra va al lavoro in auto, il trasporto pubblico risponde subito. Se hai genitori con figli in età scolare, l'istruzione batte tutto.
Regola dura: una sola categoria all'inizio, estesa a tutti i dipendenti o a una categoria omogenea. Non scegliere la categoria che ti sembra più facile da improvvisare, come i buoni spesa: è la strada dei fringe benefit, non del welfare.
Se non hai chiaro quali bisogni prevalgono, parti da una mappatura delle persone: puoi valutare il capitale umano della tua azienda.
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Esempio lavorato: una PMI da 8 persone
Facciamo un conto su un'azienda tipo. Mettiamo un'officina con 8 dipendenti e 900.000 euro di fatturato. L'azienda sceglie il trasporto pubblico locale e rimborsa 8 abbonamenti annuali da 480 euro l'uno.
Totale: 3.840 euro all'anno. Per i dipendenti questi importi non concorrono al reddito (art. 51 comma 2 lett. d-bis). Per l'azienda sono deducibili per intero se li inserisce nel regolamento aziendale.
Confronto: se la stessa cifra fosse data come aumento in busta, tra IRPEF e contributi arriverebbe netta per circa la metà. E all'azienda costerebbe di più, perché sull'aumento pagherebbe anche i contributi previdenziali.
Seconda ipotesi: se la stessa azienda ha 4 dipendenti con figli in età scolare e rimborsa 300 euro di spese scolastiche a testa, spende 1.200 euro all'anno per l'istruzione (art. 51 comma 2 lett. f-bis). Poco costo, valore percepito alto per chi ha figli.
I numeri sono ipotesi trasparenti: sostituiscili con i tuoi.
Perché i benefit sparsi non fanno welfare
I buoni spesa, i premi in natura o i rimborsi dati al singolo rientrano nel fringe benefit. Hanno una soglia annuale di esenzione che cambia ogni anno con la Legge di Bilancio. Superata la soglia, l'intero importo torna tassato, non solo l'eccedenza.
Per una PMI sono la scorciatoia sbagliata: facili da improvvisare, ma senza struttura e con il rischio di dover recuperare imposte sui dipendenti. Non partire da qui. Se proprio vuoi dare un premio individuale, fallo dopo aver costruito una base di welfare collettivo, e tienilo dentro le regole del fringe benefit.
Il regolamento aziendale: la mossa che sblocca la deducibilità
L'art. 100 del TUIR distingue due casi. Se l'erogazione è volontaria, l'azienda deduce le spese di welfare solo entro il 5 per mille del costo del lavoro. Se l'erogazione è prevista da contratto, accordo o regolamento aziendale, la deduzione è piena.
Per questo il regolamento aziendale non è una formalità: è la leva che rende il piano conveniente anche fiscalmente.
- Verifica il CCNL applicato: alcune categorie hanno già welfare previsto, e parti da lì.
- Scrivi il regolamento con destinatari, tipologie di benefit, limiti e modalità di erogazione.
- Comunica il piano alle persone, con le date di partenza e i documenti da presentare.
Non erogare prima di aver scritto il regolamento: se parti senza, resti nel perimetro della spesa volontaria e perdi la deduzione piena.
Il passo più piccolo per domani mattina: scegli una categoria sola, controlla il CCNL e stendi una bozza di regolamento su una pagina. Non serve altro per iniziare.
Domande frequenti
Il welfare aziendale è obbligatorio per una piccola impresa?
Di norma no: è una scelta volontaria, salvo i casi in cui il CCNL di categoria lo prevede già. Per la maggior parte delle PMI resta un’opportunità, non un adempimento. Il vantaggio è che si può partire in modo graduale, con una sola categoria e un budget contenuto.
Quanto costa un piano welfare per una PMI?
Dipende dalla categoria. Il trasporto pubblico o il rimborso delle spese scolastiche possono partire da poche centinaia di euro a persona all’anno. Non serve una piattaforma: per iniziare bastano un regolamento aziendale e un rimborso documentato o un buono.
Qual è la differenza tra welfare aziendale e fringe benefit?
Il welfare è un insieme di servizi offerti alla generalità o a categorie di dipendenti, detassato per intero se rientra nell’art. 51 comma 2 TUIR. Il fringe benefit è un bene dato al singolo, esente solo entro una soglia di valore che cambia ogni anno.
Posso dare il welfare solo ad alcuni dipendenti?
Sì, ma non al singolo a piacimento. La normativa prevede che i servizi vadano alla generalità dei dipendenti o a una categoria omogenea, per esempio tutti gli operai o tutti gli impiegati. Dare un benefit solo a una persona lo fa ricadere nella disciplina dei fringe benefit.
Serve un consulente o una piattaforma per partire?
Non necessariamente. Per iniziare bastano la scelta di una categoria, un regolamento aziendale scritto e un modo semplice di erogare il servizio o il rimborso. Un consulente del lavoro serve per verificare che la categoria scelta rispetti i requisiti e per impostare la busta paga.
Le spese di welfare sono deducibili per l’azienda?
Sì, con una distinzione. Se l’erogazione è volontaria, l’azienda deduce entro il 5 per mille del costo del lavoro (art. 100 TUIR). Se è prevista da contratto, accordo o regolamento aziendale, la deduzione è piena. Per questo il regolamento scritto conviene prima di tutto.