Vai al contenuto
Delera
Home Chi Siamo
Delera CRMDelera CRMLa piattaforma di marketing guidatoDelera Agent AIDelera Agent AIAgenti AI già pronti, su misura per teUmanValueUmanValueIl valore umano del tuo team
PMI Speed Test PMI Speed TestAnalizza le 5 aree del tuo business
Dal vivoDa Caos A ImpresaEvento dal vivo · 19-21 Nov 2026OnlineLaboratorio StrategicoProssima edizione in arrivo
Blog
PMI Speed Test
Home Chi Siamo
Soluzioni Tecnologiche
Delera CRMDelera Agent AIUmanValue
Servizi
PMI Speed Test
Eventi e Formazione
Da Caos A ImpresaLaboratorio StrategicoBlogPMI Speed Test

Home » Management e Organizzazione » Litigi tra soci: come evitarli mettendo per iscritto le tre cose su cui quasi tutti litigano

Management e Organizzazione

Litigi tra soci: come evitarli mettendo per iscritto le tre cose su cui quasi tutti litigano

16/09/2026

In due righe

  • I litigi tra soci nascono quasi sempre da tre aree non regolate: soldi, lavoro e decisioni.
  • La prevenzione non è la buona volontà: sono nove domande scritte e firmate quando i rapporti sono ancora buoni.
  • Le risposte diventano regole scritte nello statuto o in un accordo tra soci, ma vanno decise prima dai soci.
  • Se il conflitto è già aperto, per le società di persone dal 30 giugno 2023 serve prima un tentativo di accordo con un terzo.

I litigi tra soci nascono quasi sempre dalle stesse tre cose: come ci si divide i soldi, come ci si divide il lavoro e chi decide quando i pareri sono opposti. Non si evitano con la buona volontà, ma mettendo per iscritto le risposte quando i rapporti sono ancora buoni. Tre domande per tema, firmate: quanto preleva ciascun socio, che carico di lavoro ha e cosa succede se la decisione finisce in parità. Lo statuto o un accordo scritto tra soci sono solo la traduzione legale di ciò che avete deciso.

In questa pagina

  1. Perché i litigi tra soci partono quasi sempre dalle stesse tre cose
  2. Quanto preleva ciascun socio: la domanda sui soldi
  3. Chi fa cosa: la domanda sul lavoro
  4. Chi decide quando i pareri sono opposti: la domanda sulla parità
  5. Dove si mettono queste risposte per evitare il litigio: statuto o patto parasociale
  6. E se il litigio è già scoppiato?
  7. Domande frequenti

Perché i litigi tra soci partono quasi sempre dalle stesse tre cose

I soci non litigano per caratteri incompatibili. Litigano perché tre ambiti restano non regolati: compensi e prelievi, carichi di lavoro, decisioni in parità. Quando va tutto bene, nessuno vuole parlare di soldi e di stallo perché sembra di mettere le mani avanti. È esattamente il momento in cui farlo costa meno.

La griglia parte da qui.

Causa Le domande da scrivere Cosa succede se non le scrivete
Compensi e prelievi Quanto preleva ogni socio al mese? Chi decide se reinvestire gli utili? Con che criterio e con che cadenza si toccano i compensi? Chi lavora di più si sente pagato meno di chi lavora meno, e smette di fare più degli altri.
Carichi di lavoro Chi fa cosa? Quante ore settimanali? Come si misura il contributo di chi non sta in produzione? Uno tira la carretta e l'altro fa l'imprenditore a metà: rancore che cresce in silenzio.
Decisioni in parità Su quali decisioni serve l'unanimità? Cosa succede se restiamo al 50%? Chi sblocca la parità? Stallo decisionale: la società si ferma e perde clienti, fornitori e valore.

Non scrivetele quando siete già in disaccordo. Scrivetele adesso, con la testa fredda.

Quanto preleva ciascun socio: la domanda sui soldi

Fate un foglio con tre domande precise. La prima è il compenso mensile di ogni socio. La seconda è chi decide se gli utili si distribuiscono o si reinvestono. La terza è con quale criterio e con che cadenza si rivedono i compensi.

Non scrivete solo il numero. Scrivete anche il criterio. Per esempio: i compensi si rivedono ogni dodici mesi, in base alle ore lavorate e ai risultati, e servono due firme per cambiarli.

Facciamo un conto su una società con margine lordo di 180.000 euro su 900.000 di fatturato. Due soci prelevano 4.000 euro al mese a testa: 96.000 euro l'anno. Restano 84.000 euro da reinvestire. Fin qui il conto torna. Ma se uno dei due lavora il doppio dell'altro, il prelievo uguale smette di essere equo e diventa la prima miccia.

Chi fa cosa: la domanda sul lavoro

Il lavoro va separato dalla quota di capitale. Il lavoro si paga come lavoro, con un compenso. La quota di capitale si remunera con gli utili. Se le due cose restano confuse, il socio che lavora di più finisce per sentirsi anche l'unico finanziatore.

Scrivete chi fa cosa, con un nome accanto a ogni area. Scrivete quante ore settimanali dedica ciascuno, comprese le ore non in produzione. Scrivete come si misura il contributo di chi non sta in produzione: commerciale, amministrazione, controllo.

Mettiamo una S.r.l. da 1,2 milioni di fatturato con due soci al 50%. Tizio sta in produzione 45 ore a settimana. Caio fa 20 ore tra commerciale e amministrazione. Entrambi prelevano 3.000 euro al mese. Dopo due anni Tizio non approva più il bilancio e il conflitto esplode. Il problema non è il carattere: è un contributo non riconosciuto.

Non confondete le quote con le ore. Altrimenti il socio che fa meno finisce per pesare come chi fa tutto, e il rancore non si vede fino a quando non è troppo tardi.

Chi decide quando i pareri sono opposti: la domanda sulla parità

Il deadlock è lo stallo decisionale in cui i soci non raggiungono la maggioranza necessaria per decidere. È tipico delle società al 50%, dove ogni decisione importante può bloccarsi.

Le tre vie da mettere per iscritto sono queste:

  1. Maggioranza qualificata su certe materie. Individuate le decisioni che richiedono non il 50% ma una soglia più alta, per esempio il 65 o il 75%.
  2. Casting vote. Il casting vote è il voto che prevale in caso di parità, attribuito a un socio o a un terzo. Va scelto prima e va accettato da tutti.
  3. Terzo indipendente. Su singole decisioni bloccate decide un professionista o un collegio, con un mandato definito.

Mettiamo due soci al 50% che devono decidere un investimento da 60.000 euro in un macchinario. Uno vuole farlo, l'altro no. Senza una regola anti-stallo, la decisione resta bloccata per mesi e un cliente importante se ne va. Con una regola scritta, per esempio un terzo indipendente chiamato a decidere entro 30 giorni, la società non resta ferma.

Non rimandate la regola anti-stallo a quando sarete in disaccordo: a quel punto non la firmerete più.

Il passo successivo

Deleghe, processi e ruoli si sistemano lavorandoci sopra. Da Caos a Impresa sono tre giorni dal vivo a Bologna, su casi veri.

Guarda Da Caos a Impresa

Dove si mettono queste risposte per evitare il litigio: statuto o patto parasociale

Il patto parasociale è un accordo tra soci, al di fuori dello statuto, che regola come voteranno, come si trasferiscono le quote o come si governa la società; vincola solo chi lo firma.

Lo statuto vincola tutti i soci e si deposita nel Registro delle imprese. Il patto parasociale vincola solo chi lo firma e non è opponibile ai terzi. Non è una scorciatoia: serve a mettere per iscritto ciò che nello statuto non si può o non si vuole inserire.

Un vincolo da conoscere prima di firmare: per le società non quotate, i patti che stabilizzano assetti proprietari o governo non possono superare i cinque anni. Se non prevedono un termine, si può recedere con 180 giorni di preavviso, come prevede l'articolo 2341-bis del Codice civile.

Le risposte non le scrive l'avvocato. Le decidete voi soci. L'avvocato le traduce in clausole, e lo fa bene solo se arriva dopo.

E se il litigio è già scoppiato?

La mediazione è una procedura in cui un terzo imparziale aiuta le parti a trovare un accordo, senza decidere al posto loro. Dal 30 giugno 2023, per le società di persone è condizione di procedibilità prima di andare in causa, in base alla Riforma Cartabia e alle modifiche all'articolo 5 del D.Lgs. 28/2010. Per le S.r.l. non è sempre obbligatoria: dipende dalla materia.

Andare in giudizio costa tempo. L'Osservatorio CPI dell'Università Cattolica riporta il dato del Ministero della Giustizia: al 31 dicembre 2024 i processi civili arrivati al terzo grado duravano in media 2.008 giorni. Il dato CEPEJ 2022 indicava 2.356 giorni. In entrambi i casi si parla di anni in cui la società resta sotto scacco.

Prevenire costa meno che curare. Se siete soci e non avete ancora scritto le risposte alle tre domande, fate una cosa sola questa settimana: mettete in agenda una riunione con all'ordine del giorno soldi, lavoro e parità. Non serve un avvocato per fare la griglia. Serve solo decidere di non rimandare.

Se dopo avere scritto le tre griglie volete vedere dove sta il prossimo collo di bottiglia, l'analisi delle cinque aree aziendali del PMI Speed Test può aiutarvi a capirlo.

Domande frequenti

Quali sono le cause più frequenti di litigio tra soci?

Quasi sempre tre: come ci si divide i soldi, come ci si divide il lavoro e chi decide quando i pareri sono opposti. Compensi e prelievi diversi, carichi di lavoro squilibrati e società al 50% senza una regola per sbloccare la parità sono il terreno in cui nasce la maggior parte delle liti. Le altre cause, dalla visione strategica ai passaggi generazionali, sono quasi sempre varianti di queste tre.

Come si evita un litigio tra soci al 50%?

Mettendo per iscritto, prima che scoppi il conflitto, cosa succede in caso di parità: quali decisioni richiedono l’unanimità, chi ha il voto decisivo, o se interviene un terzo indipendente. Senza questa regola, ogni decisione importante può bloccarsi e la società si ferma. Le clausole anti-stallo si inseriscono nello statuto o in un patto parasociale.

Un patto parasociale serve davvero a prevenire i litigi tra soci?

Sì, perché costringe a decidere per iscritto ciò che altrimenti resta implicito: compensi, ruoli e regole di voto. Vincola però solo chi lo firma, non i terzi né i soci che non vi aderiscono. Per le società non quotate i patti che stabilizzano assetti o governo non possono superare i cinque anni, e se non prevedono un termine si può recedere con 180 giorni di preavviso.

Cosa si fa se i soci stanno già litigando?

Prima del giudice, si prova la mediazione: un terzo imparziale aiuta a trovare un accordo senza decidere al posto dei soci. Dal 30 giugno 2023, per le società di persone la mediazione è condizione per andare in causa. Conviene: un processo civile che arriva in terzo grado dura in media più di 2.000 giorni, quasi cinque anni e mezzo.

Serve un avvocato per mettere per iscritto queste regole?

Per tradurle in statuto o patto parasociale sì: le clausole vanno scritte bene o non valgono. Ma le risposte alle tre domande le decidete voi soci, da soli, quando i rapporti sono ancora buoni. L’avvocato arriva dopo, per dare forma legale a ciò che avete già concordato. Se portate le risposte già scritte, risparmiate tempo e soldi.

Fonti

  1. Osservatorio CPI Università Cattolica: I tempi della giustizia civile
  2. Camera di Commercio di Bari: Riforma Cartabia, novità in tema di mediazione
  3. Gazzetta Ufficiale, Codice civile art. 2341-bis (patti parasociali)

Entra nell'ecosistema

Scopri da quale area conviene partire

Leggere serve fino a un certo punto. Il PMI Speed Test misura le 5 aree della tua azienda e ti dice su quale intervenire per prima.

Fai il PMI Speed Test
Delera

L'acceleratore d'impresa italiano. Persone, processi, AI e consulenza in un unico sistema di crescita.

Ecosistema
I 5 pilastri PMI Speed Test Chi siamo
Tecnologia
Delera CRMDelera Agent AIUmanValue Accedi
Contatti
info@delera.it +39 051 0301296 Via Bagutta 13, Milano
© 2026 Delera · Alpha Future Group Srl · P.IVA 04101961201 · REA MI 2724756 Privacy · Cookie · Termini e condizioni