In due righe
- Google non penalizza l'AI, penalizza i contenuti di massa senza valore.
- Per non far vedere l'AI aggiungi dati veri, metodo e presa di posizione.
- Dal 2 agosto 2026 l'AI Act richiede di dichiarare i testi generati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, salvo revisione umana con responsabilità editoriale.
- L'AI fa la bozza, la persona fa la differenza.
I contenuti scritti con l'AI non vanno nascosti: vanno integrati con quello che l'AI non sa fare. Google non penalizza chi usa l'intelligenza artificiale, penalizza le pagine prodotte in serie senza valore per l'utente. Perché l'AI non si veda, il testo deve contenere dati veri, un metodo e una presa di posizione: cose che solo chi conosce l'azienda può aggiungere. Dal 2 agosto 2026 l'articolo 50 dell'AI Act impone di dichiarare i testi generati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, salvo revisione umana con responsabilità editoriale.
Cosa dice davvero Google sui contenuti scritti con l'AI
Prima un chiarimento: il problema non è l'AI, è il valore nullo. L'AI generativa è un sistema che produce testo, immagini o video a partire da un'istruzione in linguaggio naturale. Google lo dice nelle sue indicazioni ufficiali: premia i contenuti di alta qualità a prescindere da come sono realizzati. La minaccia non è il generatore, è l'abuso di contenuti su larga scala: generare molte pagine soprattutto per manipolare il ranking, non per aiutare chi legge. Questa pratica viola le norme relative allo spam, indipendentemente dallo strumento usato. SpamBrain, il sistema antispam di Google, valuta il valore, non il produttore. I criteri con cui Google giudica i contenuti sono noti come EEAT: esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità. Un testo scritto in serie di solito non ne ha nessuno.
Perché cercare di 'rendere il testo non rilevabile' è la mossa sbagliata
Esiste un mercato di strumenti, chiamati humanizer, che promettono di rendere il testo AI non rilevabile dai rilevatori automatici. Il bersaglio è sbagliato: il giudice è il lettore, non il rilevatore. Un testo che passa il controllo automatico ma resta generico non converte, non posiziona e non viene citato. Non devi ingannare un algoritmo: devi dare al lettore qualcosa che solo la tua azienda può dire. Non partire da lì: chi vende il trucco del testo non rilevabile ti sta chiedendo di ottimizzare per un esame invece che per il cliente.
Cosa aggiungere perché l'AI non si veda: la checklist
Quattro elementi, sempre, per scrivere contenuti con l'AI senza che si veda:
- Dati veri dell'azienda: margini, tempi, costi, numeri che nessun modello conosce.
- Un esempio lavorato con i conti in chiaro: un calcolo che mostra come si arriva al risultato.
- Una presa di posizione: dire cosa conviene e cosa no, per la maggioranza dei lettori.
- Almeno un non farlo motivato: un consiglio che esclude qualcosa.
Sono le cose che l'AI non può inventare. Può imitarle, ma senza dati e conseguenze restano formule vuote.
Prendiamo un'azienda metalmeccanica da 8 dipendenti e 1,8 milioni di fatturato. I numeri che seguono sono un esempio per fare il conto. L'AI propone una bozza generica su come scegliere un fornitore di componenti, piena di aperture vuote e aggettivi gonfiati. Il titolare aggiunge tre cose. Prima, il margine lordo tipico del settore, circa il 30%. Seconda, il costo di un errore di fornitura: fermo linea di 2 giorni a 1.500 euro al giorno, cioè 3.000 euro. Terza, la sua posizione: non scegliere il fornitore solo sul prezzo più basso. Queste tre aggiunte sono la parte umana. Senza di esse, il testo è riconoscibile come scritto in serie.
Il flusso di lavoro in 4 passi
- Dai all'AI contesto vero: numeri, pubblico, posizione. Se il contesto è generico, la bozza sarà generica.
- Falle preparare la struttura e la scaletta. L'AI organizza bene; tu controlli l'ordine e le priorità.
- Scrivi tu i punti che l'AI non può coprire: i dati, l'esempio, la presa di posizione, il non farlo.
- Fai passare il testo da una persona con responsabilità editoriale. Non è un controllo di grammatica: è la decisione di pubblicare.
La tabella qui sotto separa le attività.
| Attività |
Delegabile all'AI? |
Perché |
| Struttura e scaletta |
Sì |
L'AI organizza bene; tu controlli l'ordine e le priorità |
| Bozza di sezioni standard (FAQ, descrizioni) |
Sì |
Testi ripetitivi, il valore sta nella struttura |
| Ricerca e sintesi di fonti |
Parziale |
Verifica tu ogni dato e ogni URL prima di citarlo |
| Esempi lavorati coi numeri della tua azienda |
No |
L'AI non conosce i tuoi margini né i tuoi processi |
| Presa di posizione (cosa non fare) |
No |
Serve chi ha visto le conseguenze di una scelta |
| Revisione finale e responsabilità editoriale |
No |
Obbligo dell'AI Act e criterio di Google |
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La parte che resta umana, e la regola dell'AI Act
Il Regolamento UE 2024/1689, noto come AI Act, dedica l'articolo 50 alla trasparenza. Per l'AI Act, chi utilizza un sistema di IA in ambito professionale è un deployer, e ha obblighi. La regola in sintesi: i testi generati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico vanno dichiarati come tali, salvo che passino da una revisione umana con una persona che ne assume la responsabilità editoriale. Non si estende a tutti i testi informativi: si applica solo a quella categoria. Per una PMI che fa content marketing, la lettura è questa: se pubblichi un articolo che informa su una questione di interesse pubblico e nessuno lo ha rivisto, dichiara che è stato generato. Se una persona lo rilegge, lo integra con dati e posizioni, e se ne assume la responsabilità, l'obbligo decade. La revisione non è un passaggio formale: è esattamente la parte umana che rende il testo utile e non riconoscibile come generico. L'articolo 50 copre anche i deep fake, cioè contenuti audio, immagini o video generati o manipolati con l'IA in modo da apparire autentici.
Quando smette di essere scrittura e diventa automazione
La scrittura con l'AI è diversa dall'automazione dei contenuti. La griglia di decisione è semplice: quando il valore sta nella struttura, si automatizza; quando sta nell'opinione, resta umano. Le descrizioni di prodotto, le FAQ ripetitive, i report periodici stanno nel primo gruppo. I post di opinione, le guide che richiedono giudizio, le analisi stanno nel secondo. Non automatizzare i contenuti che richiedono giudizio: rischi di produrre in serie proprio il contenuto che Google considera spam di massa. Mettiamo uno studio tecnico da cinque persone che pubblica ogni mese un post di opinione e decine di schede prodotto. Le schede prodotto sono ripetitive: il valore sta nella struttura, e lì l'automazione conviene. Il post di opinione richiede giudizio e resta umano, con l'AI usata solo per la scaletta. Se il volume di contenuti ripetitivi è davvero alto, esistono agenti AI su misura per i processi ripetitivi, ma prima serve la griglia di decisione.
Domani mattina prendi un contenuto che hai già pubblicato e sottolinea cosa c'è dentro che solo la tua azienda poteva dire. Se non trovi niente, riscrivilo partendo da un dato vero, un esempio lavorato o una presa di posizione. Il resto può restare all'AI.
Domande frequenti
Google penalizza i contenuti scritti con l’AI?
No. Google premia i contenuti di alta qualità a prescindere da come sono realizzati e penalizza l’abuso di contenuti su larga scala, cioè pagine prodotte in serie senza valore per l’utente, qualunque strumento le abbia generate. Il discrimine è il valore, non l’origine del testo.
Come faccio a capire se un testo sembra scritto da una macchina?
I segnali sono frasi tutte della stessa lunghezza, aggettivi gonfiati, nessun dato concreto, nessuna presa di posizione e nessun esempio specifico. Se non c’è niente che solo la tua azienda poteva dire, il testo si riconosce come generico.
Devo dichiarare che un contenuto è stato scritto con l’AI?
Dipende. Dal 2 agosto 2026 l’articolo 50 dell’AI Act impone di dichiarare i testi generati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, ma l’obbligo decade se il testo è passato da una revisione umana con una persona che ne assume la responsabilità editoriale.
Conviene usare gli strumenti humanizer che rendono il testo non rilevabile?
No. Il bersaglio è sbagliato: non devi ingannare un rilevatore, devi aggiungere valore. Un testo generico che passa il controllo automatico resta inutile per il lettore e continua a non posizionarsi né a convertire.
Qual è la prima cosa da automatizzare nella scrittura dei contenuti?
Le descrizioni di prodotto e le FAQ ripetitive: il valore sta nella struttura, non nell’opinione. Per i contenuti che richiedono giudizio e presa di posizione, parti invece dal metodo umano e usa l’AI solo per la bozza.