In due righe
- Gli adeguati assetti sono organizzazione, procedure e contabilità che ti fanno vedere in tempo se l'azienda deraglia.
- Dal 2019 sono obbligatori per chi opera in forma societaria (art. 2086 c.c.); per l'imprenditore individuale bastano misure idonee.
- Per una PMI il nucleo è: report trimestrale, budget di cassa a 12 mesi, ruoli e deleghe chiari.
Gli adeguati assetti sono l'insieme di organizzazione, procedure e contabilità che permette a un'impresa di accorgersi in tempo se sta deragliando. Dal 2019 l'articolo 2086 del codice civile li ha resi obbligatori per chi opera in forma societaria, e dal 15 luglio 2022 il Codice della crisi è pienamente in vigore. La legge non impone un modello unico: chiede assetti proporzionati alla natura e alle dimensioni dell'impresa. In pratica, per una PMI significa tre cose: numeri aggiornati almeno ogni trimestre, un budget di cassa a 12 mesi e ruoli chiari.
Gli adeguati assetti: cosa dice davvero la legge e cosa deve farti vedere
Il comma 2 dell'articolo 2086 del codice civile, introdotto dal d.lgs. 14/2019 e in vigore dal 16 marzo 2019, dice:
"L'imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell'impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l'adozione e l'attuazione di uno degli strumenti previsti dall'ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale."
Il testo completo dell'articolo 2086 è su Brocardi.
La distinzione che molti articoli confondono sta nell'articolo 3 del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (d.lgs. 14/2019), pienamente in vigore dal 15 luglio 2022 con il d.lgs. 83/2022. Il comma 1 chiede all'imprenditore individuale misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi. Il comma 2 chiede all'imprenditore collettivo l'assetto adeguato dell'articolo 2086. Non sono la stessa cosa: per la ditta individuale bastano strumenti proporzionati, per la società serve una struttura.
I commi da 1 a 4 dell'articolo 3 sono nella Gazzetta Ufficiale.
L'assetto deve farti vedere tre cose, elencate al comma 3. Prima: rilevare squilibri patrimoniali o economico-finanziari rispetto alle caratteristiche dell'impresa. Seconda: verificare la sostenibilità dei debiti e la continuità aziendale almeno sui dodici mesi successivi. Terza: ricavare le informazioni per il test pratico di risanamento.
Il comma 4 elenca quattro segnali di allerta. Vanno letti con precisione, perché le soglie sono spesso riportate in modo sbagliato.
- Retribuzioni scadute da almeno 30 giorni, pari a oltre la metà dell'ammontare complessivo mensile delle retribuzioni.
- Debiti verso fornitori scaduti da almeno 90 giorni, di ammontare superiore a quello dei debiti non scaduti.
- Esposizioni verso banche e altri intermediari finanziari scadute da più di 60 giorni, oppure che hanno superato da almeno 60 giorni il limite degli affidamenti ottenuti, purché rappresentino complessivamente almeno il 5 per cento del totale delle esposizioni.
- L'esistenza di una o più delle esposizioni debitorie previste dall'articolo 25-novies, comma 1.
Attenzione all'ultima soglia: il 5 per cento non misura lo sconfinamento, misura la rilevanza complessiva delle esposizioni anomale sul totale. Una singola esposizione sconfinata non fa scattare il segnale se pesa meno del 5 per cento del totale.
I tre blocchi: organizzativo, amministrativo, contabile
Le definizioni più usate vengono dalle Norme di comportamento del collegio sindacale del 2021 del CNDCEC.
L'assetto organizzativo è il complesso di direttive e procedure che assegna il potere decisionale al giusto livello di competenza e responsabilità, più il complesso procedurale di controllo. In una PMI concreto significa sapere chi può firmare un ordine, chi approva un pagamento, chi decide uno sconto e fino a quale importo.
L'assetto amministrativo-contabile è l'insieme di direttive, procedure e prassi operative che garantisce completezza, correttezza e tempestività di un'informativa societaria attendibile. In una PMI significa che i numeri arrivano ogni mese, non a fine anno, e che chi li prepara non è lo stesso che li controlla.
L'assetto contabile puro è la rilevazione sistematica dei fatti di gestione. Ma la norma lo lega all'amministrativo, perché i numeri da soli non bastano: servono procedure che li rendono credibili.
Il kit minimo che copre il nucleo dell'obbligo
Quattro strumenti, non dieci. Il bilancio annuale non basta: arriva troppo tardi per rilevare la crisi in modo tempestivo.
Primo: un report trimestrale con stato patrimoniale e conto economico riclassificato. Non serve la contabilità analitica sofisticata, serve vedere il margine e la liquidità ogni tre mesi.
Secondo: un budget di cassa a 12 mesi. Incassi previsti, pagamenti previsti, rate del debito, investimenti. Serve per rispondere alla domanda dell'articolo 3: i debiti sono sostenibili nei prossimi dodici mesi?
Terzo: il DSCR, cioè il rapporto tra il flusso di cassa operativo e le rate del debito in scadenza nei dodici mesi successivi. Se è sotto 1, l'azienda non genera cassa sufficiente per ripagare i debiti.
Quarto: un organigramma essenziale con deleghe e una procedura scritta per i pagamenti. Chi può firmare, chi autorizza, chi controlla. Senza questo, l'assetto organizzativo non esiste.
Questa lista converge con quella di Meti Studio, che segnala reporting almeno trimestrale, budget di tesoreria a 6-12 mesi, DSCR e contabilità analitica per centri di ricavo e costo.
Questo kit non è una garanzia di conformità: è il nucleo concreto che soddisfa la sostanza dell'obbligo. Un giudice valuta l'adeguatezza in concreto, non la presenza di quattro documenti.
Il passo successivo
I numeri servono a decidere, non a consuntivare. A Da Caos a Impresa, tre giorni a Bologna, si lavora sui tuoi.
Guarda Da Caos a Impresa
Cosa serve davvero in base alla dimensione dell'impresa
Il principio è la proporzionalità. Una microimpresa non deve costruire la stessa macchina di una media azienda. Usa la tabella per individuare la tua fascia.
| Tipo di impresa |
Obbligo di legge |
Kit minimo sufficiente |
| Imprenditore individuale (ditta) |
Misure idonee a rilevare tempestivamente la crisi (art. 3, comma 1, CCII) |
Contabilità aggiornata ogni mese, scadenzario di incassi e pagamenti, controllo dei debiti verso fornitori e banche |
| Micro e piccola società (fino a 10 addetti) |
Assetti adeguati alla natura e alle dimensioni (art. 2086 c.c.) |
Report trimestrale (stato patrimoniale e conto economico), budget di cassa a 12 mesi, DSCR, organigramma e deleghe essenziali |
| Media società (20-50 addetti) |
Assetti adeguati, con verifica anche dell'organo di controllo |
Contabilità analitica per centri di costo e ricavo, budget economico annuale, procedure documentate, cruscotto di indicatori |
Nota: la tabella semplifica. Tra 10 e 20 addetti stanno casi intermedi: si parte dal kit della piccola società e si aggiunge contabilità analitica quando servono più centri di ricavo.
Esempio lavorato: il kit su un'officina da 6 persone
Prendiamo un'officina meccanica con sei dipendenti e ottocentomila euro di fatturato annuo. I numeri che seguono sono ipotesi trasparenti: servono a mostrare il metodo, non a descrivere un'azienda reale. Puoi rifare il conto con i tuoi dati.
Il report trimestrale minimo dell'officina dice questo:
- Ricavi: 200.000 euro
- Materie prime: 90.000 euro
- Costo del personale: 70.000 euro
- Altri costi: 25.000 euro
- EBITDA: 15.000 euro, pari al 7,5 per cento dei ricavi
Lo stato patrimoniale semplificato dello stesso trimestre:
- Liquidità immediata: 20.000 euro
- Crediti verso clienti: 80.000 euro
- Magazzino: 30.000 euro
- Debiti verso fornitori: 50.000 euro
- Debiti finanziari a breve: 15.000 euro
Due indici bastano per leggere la situazione. La liquidità corrente è il rapporto tra attivo a breve e debiti a breve: 130.000 diviso 65.000, uguale a 2,0. C'è margine. L'indebitamento finanziario su EBITDA annualizzato va calcolato sul dato annuale: 60.000 di EBITDA stimato su 40.000 di debiti finanziari totali. È sotto controllo, ma va tenuto d'occhio.
Il budget di cassa a 12 mesi mette in fila i flussi:
- Incassi attesi: 760.000 euro
- Pagamenti operativi: 700.000 euro
- Rate del debito: 40.000 euro
- Investimenti: 15.000 euro
Il flusso di cassa operativo è la differenza tra incassi e pagamenti operativi: 60.000 euro. Il DSCR è 60.000 diviso 40.000, uguale a 1,5. Sotto 1 l'assetto segnala tensione: l'azienda non genera cassa sufficiente per le rate.
Ora il punto. Nel terzo trimestre il report mostra crediti verso clienti che salgono da 60.000 a 95.000 euro e liquidità che scende sotto i 10.000. Il budget aggiornato dice che, se il ritardo negli incassi continua, a marzo mancheranno 25.000 euro per pagare le rate. Il bilancio annuale lo avrebbe mostrato a fine anno, troppo tardi. L'assetto lo fa emergere in tempo per intervenire.
Cosa non fare: i tre errori che rendono l'obbligo carta morta
Non comprare un fascicolo dal consulente e non aprirlo mai più. Il punto è usare i numeri, non possederli. Un documento che sta in un cassetto non rileva niente.
Non confondere il bilancio annuale con il monitoraggio. La legge chiede tempestività: il bilancio depositato a fine anno arriva quando la crisi è già strutturale.
Non trattarlo come un adempimento una tantum. L'assetto va aggiornato quando l'azienda cambia: nuovo prodotto, nuovo cliente pesante, nuova linea di credito. Se la struttura resta ferma mentre l'azienda si muove, non è più adeguata.
Il passo più piccolo che puoi fare domani mattina: tira fuori lo scadenzario dei pagamenti e controlla se ci sono fornitori scaduti da più di 90 giorni o rate bancarie in ritardo. Se ci sono, hai già il primo segnale che l'assetto deve farti vedere. Se vuoi capire da dove parte la tua azienda prima di costruire l'assetto, il PMI Speed Test, che fotografa lo stato delle 5 aree dell'azienda è il punto di partenza.
Domande frequenti
Gli adeguati assetti sono obbligatori anche per le piccole imprese?
Sì, ma in modo proporzionato. L’articolo 2086 del codice civile vale per chi opera in forma societaria, e l’obbligo è tarato su natura e dimensioni: una microimpresa non deve costruire la stessa macchina di una media azienda. Per l’imprenditore individuale la legge chiede misure idonee a rilevare tempestivamente la crisi, non assetti formali.
Basta il bilancio annuale preparato dal commercialista?
No. Il bilancio annuale arriva troppo tardi per rilevare tempestivamente la crisi, che è il cuore dell’obbligo. L’articolo 3 del Codice della crisi chiede di verificare la sostenibilità dei debiti e la continuità aziendale sui dodici mesi successivi. Serve almeno un report trimestrale e un budget di cassa a 12 mesi.
Cosa rischio se non mi adeguo?
Non esiste una sanzione fissa, ma se l’impresa entra in crisi e si scopre che gli assetti non erano adeguati, gli amministratori possono essere chiamati a rispondere dei danni. Il giudice valuta le scelte secondo la business judgment rule: il punto non è avere un documento in più, ma poter dimostrare di aver monitorato davvero.
Devo comprare un software di controllo di gestione?
Non necessariamente. Per una piccola impresa un foglio di calcolo ben costruito, con dati contabili aggiornati, può bastare per il report trimestrale e il budget di cassa. Il software diventa utile quando cresce la complessità: più linee di ricavo, più centri di costo, più persone che alimentano i dati.
Da quando è scattato l’obbligo?
Il secondo comma dell’articolo 2086 è stato introdotto dal d.lgs. 14/2019 ed è in vigore dal 16 marzo 2019. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, che rafforza l’obbligo con l’articolo 3 e i segnali di allerta, è pienamente in vigore dal 15 luglio 2022.
Chi controlla che gli assetti siano adeguati?
Prima di tutto chi amministra, che li istituisce e li presidia. Dove esiste, il collegio sindacale o il sindaco unico vigila sull’adeguatezza e la segnala. Nelle società più piccole che non hanno l’organo di controllo, la verifica resta in capo agli amministratori, che ne rispondono.