In due righe
- Con margine di contribuzione del 30% e aumento del 10%, puoi perdere fino al 25% dei clienti e restare in pari.
- Più basso è il margine, più clienti puoi permetterti di perdere: chi ha margini sottili è chi ha più da guadagnare.
- Piccoli aumenti frequenti (3-7%) battono il rincaro unico.
- Niente scuse né giustificazioni sui costi: avvisa, dichiara il valore, offri il rinnovo al vecchio prezzo.
Alzare i prezzi senza perdere nemmeno un cliente non è quasi mai possibile, e non deve essere l'obiettivo. Quello che conta è non perdere più clienti di quanti il margine può assorbire. Con un margine di contribuzione del 30%, cioè 30 centesimi di margine per ogni euro di ricavo dopo i costi variabili, un aumento del 10% ti permette di perdere fino al 25% dei clienti restando con lo stesso margine totale. Se ne perdi meno, guadagni. Il calcolo viene prima della comunicazione.
Quanti clienti puoi permetterti di perdere: il conto da fare prima di toccare il listino
Prima di alzare i prezzi senza perdere clienti, bisogna accettare che qualche cliente lo perdi. L'obiettivo non è zero perdite: è non perdere più clienti di quanti il margine può assorbire.
La formula del pareggio è una frazione: x = p / (m + p). p è l'aumento percentuale espresso in decimali, quindi un 10% diventa 0,10. m è il margine di contribuzione espresso in decimali, quindi un 30% diventa 0,30. x è la percentuale di clienti che puoi perdere restando in pari, espressa come frazione di uno: 0,25 significa 25%.
Il margine di contribuzione è la parte di ogni euro di ricavo che resta dopo aver pagato i costi variabili: materie prime, provvigioni, lavoro diretto. I costi fissi non entrano nel calcolo.
Facciamo un conto su un'azienda tipo. Mettiamo un'azienda da un milione di euro di fatturato, 200 clienti, margine di contribuzione del 30%. Il margine totale è 300.000 euro: 1.500 euro per cliente.
Con un aumento del 10%: x = 0,10 / (0,30 + 0,10) = 0,25, cioè il 25%. Il 25% di 200 clienti sono 50 clienti. Puoi perderne 50 e restare in pari.
Ecco perché. Dopo l'aumento, il prezzo medio passa da 5.000 a 5.500 euro. I costi variabili restano 3.500 per cliente. Il margine per cliente passa da 1.500 a 2.000 euro. Se restano 150 clienti, il margine totale è 150 per 2.000 = 300.000: pari. Se ne perdi solo 20, restano 180 clienti: 180 per 2.000 = 360.000, cioè 60.000 di margine in più.
La tabella: quanti clienti puoi perdere, margine per margine
La formula vale per qualsiasi margine e qualsiasi aumento. Qui sotto trovi le percentuali già calcolate. Non devi rifare i conti a mano: leggi il tuo margine, scegli l'aumento che stai valutando, e trovi quanti clienti puoi permetterti di perdere.
| Margine di contribuzione |
Aumento del 5% |
Aumento del 10% |
Aumento del 15% |
| 10% |
33% |
50% |
60% |
| 20% |
20% |
33% |
43% |
| 30% |
14% |
25% |
33% |
| 40% |
11% |
20% |
27% |
| 50% |
9% |
17% |
23% |
La lettura chiave è controintuitiva. Più basso è il margine, più clienti puoi permetterti di perdere. Con un margine del 10%, un aumento del 10% ti lascia perdere la metà dei clienti e restare in pari. Con un margine del 50%, ne puoi perdere solo il 17%. Il motivo: l'aumento pesa di più su chi oggi guadagna poco per cliente. Prendi un margine del 15%: con un aumento del 10% il margine per cliente passa da 15 a 25 su 100 di prezzo, cioè aumenta di due terzi. Chi ha margini sottili è proprio chi ha più da guadagnare dall'aumento.
Quando conviene alzare i prezzi (e quando no)
Alzare conviene quando i segnali sono questi: il margine si sta erodendo, hai una coda di lavoro che non riesci a smaltire, i costi sono saliti, la domanda supera la capacità produttiva. In questi casi non alzare significa regalare margine.
I numeri Istat dicono che nella media 2025 i prezzi al consumo, misurati dall'indice NIC (l'indice nazionale per l'intera collettività), sono cresciuti dell'1,5%. I prezzi alla produzione dell'industria sono cresciuti dell'1,8%, con il mercato interno a +2,7%. Rispetto al 2021, i prezzi alla produzione sono saliti del 23,7%. Se il tuo listino non si è mosso mentre questi aumentavano, stai lavorando di più per mantenere lo stesso margine.
Quando non alzare: se vendi solo sul prezzo e non hai nessuna differenziazione, un aumento ti espone a chi costa meno. Oppure se sei già il più caro del tuo mercato senza un motivo riconoscibile. In quel caso prima costruisci il motivo, poi alzi.
Prima di toccare il listino, fai il punto sulle cinque aree dell'azienda per capire se il prezzo è davvero il punto debole.
Di quanto alzare: piccoli aumenti frequenti battono il rincaro unico
La regola pratica per la maggior parte delle PMI è un aumento tra il 3% e il 7% per volta, ripetuto con cadenza regolare. Sotto l'inflazione media il listino si svaluta in termini reali: il FOI, l'indice Istat usato per aggiornare affitti, canoni e molti contratti, nella media 2025 è cresciuto dell'1,4%. Se aumenti meno dell'1,4% all'anno, stai in pratica abbassando i prezzi reali.
Un rincaro unico oltre il 10% è quasi sempre peggio. Attiva l'ancoraggio al prezzo vecchio: il cliente ricorda il numero che pagava prima e legge il nuovo come una perdita troppo grande. Con aumenti piccoli e regolari, il nuovo prezzo diventa il punto di riferimento in fretta.
La sequenza giusta: parti dai clienti nuovi, che non hanno un prezzo precedente a cui ancorarsi. Poi estendi ai clienti esistenti con preavviso. Non tenere due listini per sempre: prima o poi si incontrano, e chi paga di più si sente truffato.
Il passo successivo
I numeri servono a decidere, non a consuntivare. A Da Caos a Impresa, tre giorni a Bologna, si lavora sui tuoi.
Guarda Da Caos a Impresa
Come lo dici ai clienti: una comunicazione che non chiede scusa
La comunicazione segue una regola sola: non chiedere scusa. Le scuse trasformano un aumento in una colpa. E non dire "i costi sono aumentati": il cliente non paga i tuoi costi, paga il valore che riceve.
I passi in ordine:
- Avvisa con anticipo. Per i clienti con contratto annuale, 30-60 giorni prima del rinnovo. Per i servizi a canone, 30 giorni prima dell'entrata in vigore.
- Dichiara il valore in una riga. Non un elenco di funzionalità: una frase che dice cosa il cliente continua a ottenere o una cosa che ora funziona meglio.
- Annuncia la data e l'importo con precisione. Vuoi una frase del tipo "Dal 1° settembre il canone passa al nuovo importo", non "adegueremo i prezzi".
- Offri una via d'uscita temporanea: chi rinnova prima di una certa data resta al vecchio prezzo per il prossimo anno. Sposta l'attenzione dal rincaro alla scadenza.
Un modello di messaggio, su un canone da 200 euro: "Dal 1° settembre il canone passa a 215 euro. Continuerai ad avere assistenza entro un giorno lavorativo. Se rinnovi entro il 15 agosto, il prossimo anno paghi ancora 200."
Prima di mandare qualsiasi comunicazione, parla con la tua rete vendita. I commerciali devono credere al nuovo prezzo prima dei clienti. Se un commerciale pensa che il prezzo sia ingiusto, lo trasmette anche senza dirlo.
Gli errori che fanno perdere più clienti dell'aumento stesso
Gli errori più costosi non sono nel prezzo, sono nella comunicazione. Ecco cosa non fare, con la mossa corretta per ciascuno.
- Non annunciare l'aumento con le scuse. "Mi dispiace, ma ci vediamo costretti…" apre la porta alla trattativa. Invece: presenta l'aumento come una decisione presa, con valore dichiarato.
- Non alzare senza preavviso. Un rincaro scoperto in fattura distrugge la fiducia in un giorno. Invece: avvisa 30-60 giorni prima.
- Non scontare subito dopo l'aumento. Se abbassi alla prima lamentela, il listino perde credibilità e premi chi ha aspettato. Invece: mantieni il prezzo e aggiungi valore al pacchetto.
- Non giustificarti con i costi. "Sono aumentate le materie prime" non è un argomento: il cliente valuta il suo beneficio, non il tuo conto economico. Invece: parla di ciò che il cliente continua a ricevere.
- Non alzare solo sui clienti fedeli e non sui nuovi. I clienti che stanno con te da anni sono i più danneggiati. Invece: parti dai nuovi e porta tutti allo stesso listino.
Il passo di domani mattina
Prendi gli ultimi dodici mesi: ricavi, costi variabili, margine di contribuzione. Applica la formula con un aumento del 5% e uno del 10%. Guarda quanti clienti puoi permetterti di perdere in entrambi i casi. Poi decidi come comunicarlo, con il messaggio pronto. Il listino si aggiorna con un numero in mano, non con la pancia.
Domande frequenti
È possibile alzare i prezzi senza perdere nemmeno un cliente?
Quasi mai, e non deve essere il traguardo. L’obiettivo è non perdere più clienti di quanti il margine assorbe: con margine di contribuzione del 30% e aumento del 10% puoi perdere fino al 25% dei clienti restando in pari. Puntare a zero perdite spinge a prezzi troppo bassi, cioè a regalare margine.
Di quanto posso aumentare i prezzi in una volta sola?
Per la maggior parte delle PMI funziona un aumento tra il 3% e il 7% per volta, ripetuto con cadenza regolare. Sotto l’inflazione media (Istat: +1,5% nel 2025) il listino si svaluta in termini reali. Un rincaro unico oltre il 10% attiva l’ancoraggio al prezzo vecchio e aumenta le disdette.
Come comunico l’aumento ai clienti storici?
Con preavviso, senza scuse e senza ‘i costi sono aumentati’. Spiega cosa il cliente continua a ricevere, annuncia la data di entrata in vigore e offri la possibilità di rinnovare al vecchio prezzo. I tuoi commerciali devono essere i primi convinti del nuovo prezzo, prima dei clienti.
Come calcolo il margine di contribuzione?
Sottrai dai ricavi i costi variabili, cioè quelli che cambiano con il volume venduto: materie prime, provvigioni, lavoro diretto. Poi dividi il risultato per i ricavi. Un margine del 30% significa che ogni euro venduto lascia 30 centesimi dopo i costi variabili. I costi fissi non entrano in questo calcolo.
Devo aumentare i prezzi a tutti i clienti o solo ai nuovi?
Conviene partire dai nuovi clienti, che non hanno un prezzo di riferimento a cui ancorarsi, e poi estendere ai clienti esistenti con preavviso. Alzare solo sui nuovi crea due listini che prima o poi si scoprono. L’eccezione sono i clienti che comprano solo sul prezzo: perderli fa parte del piano.
Cosa faccio se alzo troppo e perdo molti clienti?
Non tornare indietro con sconti: svaluti il listino e premi chi ha aspettato. Meglio correggere con piccoli aggiustamenti al giro successivo o aggiungendo valore al pacchetto. Per questo si parte con aumenti piccoli: l’errore è recuperabile, la reputazione del prezzo no.