In due righe
- Il bilancio depositato dice com'è andata; quello riclassificato dice dove intervenire.
- Parti dall'ultima riga del conto economico e risali al margine operativo lordo (MOL).
- Nello stato patrimoniale guarda prima patrimonio netto, debiti verso banche e cassa.
- Non calcolare indici: in dieci minuti si leggono poche righe, ma in ordine.
Per leggere un bilancio riclassificato in dieci minuti parti dall'ultima riga del conto economico, l'utile o la perdita, e risali fino al margine operativo lordo (MOL): è il numero che dice se l'attività genera reddito prima di banche, ammortamenti e tasse. Poi apri lo stato patrimoniale e guardi tre voci in quest'ordine: patrimonio netto, debiti verso banche, cassa. Magazzino, crediti e immobilizzazioni li guardi solo se una di queste tre ti allarma. Non ti serve il bilancio depositato: ti serve quello riclassificato.
Cosa vuol dire leggere un bilancio riclassificato (e perché non quello depositato)
Il bilancio riclassificato è la rielaborazione del bilancio d'esercizio che raggruppa le voci per logica gestionale, liquidità ed esigibilità, invece che per lo schema civilistico. Non è un documento diverso: usa gli stessi numeri del bilancio depositato, ma li rimonta in modo che una persona che deve decidere possa leggerli.
Il bilancio depositato segue lo schema obbligatorio degli articoli 2424 e 2425 del codice civile, pensato per fini giuridici e fiscali. Il conto economico civilistico elenca costi e ricavi ma non mostra i margini intermedi. Lo stato patrimoniale civilistico elenca le voci per natura, non per grado di liquidità. Il riclassificato riorganizza le stesse voci per rispondere a due domande: come genera reddito l'azienda e come si finanzia.
Bastano i due prospetti: il conto economico, che è il film dell'esercizio, e lo stato patrimoniale, che è la fotografia a una certa data di ciò che l'azienda possiede e di come lo finanzia. La nota integrativa serve a chi vuole approfondire i criteri di valutazione; per la lettura rapida non serve. La Camera di Commercio di Torino, nella sua guida alla riclassificazione, riorganizza lo stato patrimoniale per attività correnti e immobilizzate.
Da dove parti: l'ultima riga del conto economico, non il fatturato
La prima riga da guardare non è il fatturato. È l'utile o la perdita. Poi risali. Il motivo è semplice: un fatturato che cresce può nascondere un margine che crolla. Se parti dal ricavo, rischi di illuderti. Se parti dall'utile, vedi subito se c'è un problema e dove si è formato.
Il percorso, in cinque passi, è questo:
- Leggi l'utile o la perdita.
- Risali fino al margine operativo lordo (MOL), togliendo imposte, oneri finanziari e ammortamenti.
- Confronta il MOL con il costo del personale e i costi esterni.
- Apri lo stato patrimoniale e guarda patrimonio netto, debiti verso banche e cassa.
- Solo se qualcosa ti allarma, controlla magazzino e crediti.
Non partire dal fatturato, anche se è la voce che conosci meglio. Non fermarti all'utile: un utile positivo può venire da una voce straordinaria, mentre un MOL negativo racconta un'attività che non sta in piedi.
Le prime tre righe: quanto vendi, quanto paghi fuori, quanto crei
Prendiamo un'azienda tipo per fare il conto davanti a te. Mettiamo un'azienda metalmeccanica con 12 dipendenti e 1,8 milioni di euro di fatturato. I numeri sono ipotesi, non dati reali: servono a mostrare il percorso, poi li sostituisci con i tuoi.
| Voce del conto economico |
Importo (euro) |
| Ricavi |
1.800.000 |
| Costi esterni |
720.000 |
| Valore aggiunto |
1.080.000 |
I costi esterni sono ciò che paghi fuori per produrre: materie prime, servizi, godimento di beni di terzi. Il valore aggiunto è la differenza tra il valore della produzione e questi costi. È ciò che resta per pagare persone, impianti, banche e tasse. In questa azienda tipo, il valore aggiunto è 1.080.000 euro. Se i costi esterni incidono su oltre due terzi dei ricavi, il margine di manovra si restringe.
Il margine operativo lordo: il numero che dice se l'attività sta in piedi
Dal valore aggiunto si toglie il costo del personale e si arriva al margine operativo lordo (MOL). Il MOL è il reddito che resta dopo aver tolto dai ricavi i costi operativi monetari, prima di ammortamenti, oneri finanziari e imposte. In inglese lo chiamano EBITDA. Se poi togli gli ammortamenti ottieni il reddito operativo, noto come EBIT.
È il numero da guardare per primo perché misura se l'attività genera reddito con quello che fa ogni giorno, senza ancora pesare banche, tasse e investimenti già fatti.
Nel nostro conto:
| Voce |
Importo (euro) |
| Valore aggiunto |
1.080.000 |
| Costo del personale |
620.000 |
| Margine operativo lordo (MOL) |
460.000 |
Un MOL di 460.000 euro su 1,8 milioni di ricavi è il 25,6 per cento. È un margine sano per una metalmeccanica. Ma il MOL non basta: ora devi vedere cosa resta dopo ammortamenti, banche e tasse.
Ammortamenti, banche e tasse: come arrivi all'utile vero
Dal MOL si scende. Gli ammortamenti rappresentano la quota di costo dei beni strumentali già comprati, che il conto economico distribuisce negli anni. Gli oneri finanziari sono il costo dei debiti. Le imposte sono il prezzo dell'utile.
Nel nostro esempio:
| Voce |
Importo (euro) |
| Margine operativo lordo (MOL) |
460.000 |
| Ammortamenti |
130.000 |
| Reddito operativo |
330.000 |
| Oneri finanziari |
90.000 |
| Utile ante imposte |
240.000 |
| Imposte |
70.000 |
| Utile netto |
170.000 |
Qui la domanda chiave è: quanta parte del MOL se ne va in oneri finanziari? In questo caso 90.000 su 460.000, cioè circa il 20 per cento. È una quota accettabile. Se supera la metà del MOL, l'azienda lavora soprattutto per le banche.
Controlla anche che l'utile venga dall'attività. Se il MOL è negativo e l'utile è positivo, probabilmente il risultato è arrivato da una voce straordinaria: una plusvalenza, un rimborso, un contributo. Quell'utile non si ripete l'anno dopo.
Il passo successivo
I numeri servono a decidere, non a consuntivare. A Da Caos a Impresa, tre giorni a Bologna, si lavora sui tuoi.
Guarda Da Caos a Impresa
Stato patrimoniale: guarda prima i debiti, poi la cassa
Lo stato patrimoniale è la fotografia, a una certa data, di ciò che l'azienda possiede (attivo) e di come lo finanzia (passivo e patrimonio netto). Nel bilancio riclassificato le voci sono ordinate per liquidità ed esigibilità. Nell'attivo, la cassa sta in alto; nel passivo, i debiti a breve stanno in alto.
L'errore più comune è leggere la cassa da sola. Non farlo. La cassa va letta contro i debiti a breve, perché la liquidità serve prima di tutto a pagare ciò che scade entro dodici mesi. Nel nostro esempio:
| Voce |
Importo (euro) |
| Cassa |
50.000 |
| Crediti verso clienti |
320.000 |
| Magazzino |
240.000 |
| Debiti verso banche (di cui a breve 150.000) |
600.000 |
| Debiti verso fornitori |
260.000 |
Circolante, cioè cassa più crediti più magazzino: 610.000 euro. Debiti a breve, cioè banche a breve più fornitori più altri debiti: 630.000 euro. Il circolante è appena sotto i debiti a breve. Non è un dramma automatico, ma è il segnale che il denaro è bloccato in magazzino e crediti, e la liquidità è finanziata da banche e fornitori. Questo insieme di cassa, crediti e magazzino, al netto dei debiti a breve, è il capitale circolante netto. Va letto insieme alla cassa, non da solo.
Patrimonio netto e debiti verso banche: quanto è davvero tua l'azienda
Il patrimonio netto è la parte di attivo che resta ai soci dopo aver pagato tutti i debiti. È la risposta alla domanda: quanto è davvero mia l'azienda? Se il patrimonio netto è in calo da tre anni o è negativo, i soci stanno perdendo valore e l'azienda vive di debiti.
I debiti verso banche si leggono insieme alla posizione finanziaria netta (PFN). La PFN è la differenza tra debiti finanziari e liquidità: misura quanto l'azienda dipende dalle banche. La formula la spiega in modo chiaro Assolombarda nella sua guida alla riclassificazione: debiti finanziari meno liquidità. Nel nostro esempio la PFN è 600.000 di debiti verso banche meno 50.000 di cassa, cioè 550.000 euro. Se la PFN cresce più in fretta del MOL, l'azienda sta usando il debito per coprire un'attività che non genera abbastanza.
Non calcolare indici come ROE o ROI: sono il passaggio successivo. Qui si legge e si fanno domande. Servono solo due segnali: patrimonio netto che cala e PFN che sale. Se non vedi questi due, magazzino e crediti puoi guardarli con più calma.
La mappa dei dieci minuti: le domande da farti riga per riga
Questa è la scheda da tenere accanto al bilancio. Non serve capire tutto: serve solo capire quali risposte sono buone e quali no.
| Riga del bilancio |
La domanda da farti |
Il segnale d'allarme |
| Ricavi (CE, A1) |
Quanto ho venduto davvero? |
Ricavi fermi o in calo mentre i costi salgono |
| Costi esterni (CE, B6+B7+B8) |
Quanto pago fuori per produrre? |
Incidono su oltre due terzi dei ricavi |
| Valore aggiunto |
Quanto valore creo con le mie risorse? |
Non copre il costo del personale |
| Costo del personale (CE, B9) |
Quanto mi costano le persone? |
Cresce più in fretta dei ricavi |
| MOL |
Quanto genera l'attività prima di banche e tasse? |
Negativo o troppo basso per pagare le rate |
| Oneri finanziari (CE, C17) |
Quanto pago le banche? |
Mangiano più della metà del MOL |
| Utile o perdita (CE, 21) |
Guadagno davvero? |
Utile positivo solo grazie a una voce straordinaria |
| Patrimonio netto (SP, passivo A) |
Quanto è mia l'azienda? |
In calo da tre anni o negativo |
| Debiti verso banche (SP, passivo D4) |
Quanto devo alle banche? |
PFN che cresce più del MOL |
| Cassa (SP, attivo C IV) |
Ho liquidità? |
Cassa che scende mentre i debiti salgono |
| Crediti e magazzino (SP, C II e C I) |
Dove è bloccato il denaro? |
Crescono più in fretta dei ricavi |
Se dopo questa lettura vuoi allargare lo sguardo alle altre aree dell'azienda, il PMI Speed Test analizza le cinque aree aziendali. Ma il passo più piccolo, domani mattina, è più semplice: chiedi al commercialista il bilancio riclassificato, apri il conto economico, leggi l'ultima riga e risali fino al MOL. Poi guarda il patrimonio netto e i debiti verso banche. Se il MOL è positivo e la cassa regge i debiti a breve, l'azienda è in piedi. Se una delle due risposte è no, hai trovato da dove cominciare.
Domande frequenti
Cos’è un bilancio riclassificato?
È la rielaborazione del bilancio d’esercizio in cui le voci dello stato patrimoniale e del conto economico vengono raggruppate secondo logiche gestionali, liquidità ed esigibilità, e aree di gestione, invece che secondo lo schema del codice civile. Serve a capire come l’azienda genera reddito e come si finanzia, cosa che il bilancio depositato non mostra a colpo d’occhio.
Che differenza c’è tra bilancio civilistico e riclassificato?
Il bilancio civilistico segue lo schema obbligatorio degli articoli 2424 e 2425 del codice civile, costruito per fini giuridici e fiscali. Quello riclassificato riorganizza le stesse voci per rispondere a domande gestionali: quanto guadagna la gestione operativa, quanto debito c’è, dove è bloccata la liquidità.
Qual è la prima cosa da guardare in un bilancio riclassificato?
L’ultima riga del conto economico, utile o perdita, poi risali fino al margine operativo lordo. Se il MOL è positivo ma l’utile è negativo, il problema sta negli oneri finanziari o negli ammortamenti; se il MOL è negativo, il problema è nell’attività stessa.
Cosa significa patrimonio netto negativo?
Significa che le perdite accumulate hanno eroso il capitale: per i soci l’azienda vale meno di zero e vive di debiti. È uno dei segnali più gravi, perché riduce la fiducia di banche e fornitori e va affrontato subito.
Il bilancio riclassificato lo preparo io o il commercialista?
Lo prepara di solito il commercialista o un software che rielabora i dati contabili. Il tuo compito non è costruirlo ma leggerlo: bastano dieci minuti se sai quali righe guardare e in che ordine.
Ogni quanto va letto il bilancio riclassificato?
Almeno una volta l’anno alla chiusura del bilancio, ma l’ideale è una versione infrannuale ogni trimestre. Guardarlo solo quando depositi il bilancio significa scoprire i problemi con sei mesi di ritardo.