In due righe
- Il commercialista fa contabilità fiscale: registra il passato e calcola le imposte.
- Il controllo di gestione misura i risultati per decidere in anticipo, ed è un altro mestiere.
- La responsabilità degli assetti è tua, per legge, dal 2019.
- I tre numeri da costruire dentro l'azienda sono margine di contribuzione, break-even e cassa a 13 settimane.
No, il commercialista non fa il controllo di gestione. Fa contabilità fiscale: registra i fatti accaduti, calcola le imposte, chiude il bilancio. Il controllo di gestione è un altro mestiere: serve a decidere in anticipo, non a dichiarare a posteriori. Non è colpa sua: è un compito diverso, con tempi e strumenti diversi, e per legge la responsabilità degli assetti è tua. Chiedergli il controllo di gestione è come chiedere al medico di base un'ecografia: qualcuno la sa fare, ma non è la prestazione di base.
Perché il commercialista non fa il controllo di gestione: due mestieri diversi
Il controllo di gestione è il sistema che misura i risultati dell'azienda con continuità e li confronta con gli obiettivi, per decidere prima che sia troppo tardi. La contabilità fiscale è la registrazione dei fatti già accaduti per calcolare imposte e adempiere agli obblighi di legge.
Non sono gradazioni dello stesso lavoro: sono due lavori con tempi diversi. La contabilità fiscale guarda indietro, il controllo di gestione guarda avanti. La prima produce numeri ufficiali, la seconda produce numeri per decidere.
La Fondazione Nazionale di Ricerca dei Commercialisti, nel documento n.12, indica quattro strumenti del controllo di gestione: contabilità analitica, budget, reporting e break-even analysis. Questo conferma che è una disciplina distinta dalla contabilità fiscale.
Perché i numeri del commercialista arrivano quando ormai è tardi
Il bilancio si approva entro 120 giorni dalla chiusura dell'esercizio, termine che lo statuto può estendere fino a 180 giorni (art. 2364 del codice civile). Significa che i numeri ufficiali arrivano 4-6 mesi dopo i fatti. Se a dicembre scopri che l'anno è andato male, le decisioni da prendere erano a marzo o a giugno. Guidare con numeri vecchi di sei mesi è come guidare guardando solo lo specchietto retrovisore.
La responsabilità degli assetti è tua, non sua
L'art. 2086 del codice civile, introdotto dal D.Lgs. 14/2019, mette in capo all'imprenditore il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato, anche per rilevare tempestivamente la crisi. Non è un optional, e non è delegabile al commercialista. Lui ti aiuta a tenere la contabilità e a rispettare le scadenze, ma l'obbligo di avere assetti adeguati resta tuo. Il controllo di gestione è lo strumento che ti permette di dimostrare che questi assetti ci sono.
Cosa chiedere davvero al commercialista, senza chiedergli l'impossibile
Ecco le richieste legittime, quelle che il commercialista sa fare e che spesso non gli vengono chieste:
- Simulazioni fiscali su assunzioni, investimenti e distribuzione degli utili. Il commercialista sa calcolare l'impatto fiscale prima che tu decida.
- Un bilancio riclassificato leggibile, non il solo deposito civilistico. Chiedi conto economico e stato patrimoniale riclassificati, con indici essenziali.
- Segnalazione di scostamenti anomali tra un anno e l'altro: se i costi per materiali salgono di tre punti, vuoi saperlo.
- Il calendario delle scadenze fiscali di cassa: quando escono imposte e contributi, così non ti trovi scoperto.
Non chiedergli invece il margine per prodotto o la previsione di cassa: non ha i dati per costruirli in tempo. Se lo chiedi, otterrai un report fatto a posteriori, magari accurato ma inutile per decidere.
I 3 numeri che nessuno può costruire al posto tuo
Il primo numero è il margine di contribuzione per prodotto o commessa. Il margine di contribuzione è la differenza tra ricavi e costi variabili di un prodotto o servizio, cioè quanto contribuisce a coprire i costi fissi. Costruirlo è semplice: per ogni prodotto o commessa, sottrai dai ricavi i costi variabili (materiali diretti, manodopera diretta, provvigioni). Quello che resta è il margine di contribuzione.
Facciamo un conto su un'azienda tipo. Mettiamo un'impresa che installa impianti elettrici, otto persone, 1,2 milioni di fatturato. Il commercialista chiude il bilancio a maggio e dice: utile di 60.000 euro. Ma quale commessa li ha prodotti? La media non te lo dice. Il cliente A rende il 35% di margine di contribuzione, il cliente B perde il 10%: la media li nasconde. Il margine per commessa si costruisce dentro l'azienda, non in studio.
Il secondo numero è il break-even mensile. Il break-even point è il fatturato al quale i ricavi coprono esattamente tutti i costi: sotto perdi, sopra guadagni. La formula: costi fissi diviso margine di contribuzione medio. Mettiamo costi fissi di 25.000 euro al mese e un margine di contribuzione medio del 40%. Il break-even è 25.000 diviso 0,40, cioè 62.500 euro di fatturato mensile. Sotto questa soglia bruci cassa, sopra inizi a guadagnare. Il commercialista non ha questo numero in tempo reale perché non ha il margine né i costi fissi aggiornati.
Il terzo numero è la cassa prevista sulle prossime 13 settimane. Si costruisce così: parti dal saldo di cassa di oggi, somma gli incassi previsti nelle prossime 13 settimane e sottrai i pagamenti previsti nelle stesse settimane. Non serve un software: va bene un foglio di calcolo con una colonna per settimana. L'obiettivo è vedere in anticipo le settimane in cui la cassa scende sotto zero, non sapere con precisione quanto guadagnerai.
Se vuoi un punto di partenza per capire da dove parte la tua azienda, il PMI Speed Test aiuta a fotografare le cinque aree aziendali. Ma i tre numeri qui sopra li costruisci tu, con i tuoi dati.
Il passo successivo
I numeri servono a decidere, non a consuntivare. A Da Caos a Impresa, tre giorni a Bologna, si lavora sui tuoi.
Guarda Da Caos a Impresa
Chi fa cosa: la tabella del confine
| Attività |
Commercialista |
Controllo di gestione |
| Calcolo imposte e scadenze |
Sì, è il suo lavoro |
No |
| Bilancio civilistico e deposito |
Sì |
Lo legge, non lo costruisce |
| Analisi di bilancio con indici |
A volte, su richiesta |
Sì, sistematica |
| Margine di contribuzione per prodotto o commessa |
No, serve la contabilità analitica |
Sì, è il cuore |
| Budget e previsione di cassa |
No |
Sì |
| Report mensile per decidere |
No |
Sì |
| Simulazioni fiscali su scelte (assumere, investire) |
Sì, se glielo chiedi |
No |
La tabella riassume il confine: il commercialista tiene la contabilità e paga le imposte, il controllo di gestione misura la marginalità e la cassa. Chiedere all'uno il lavoro dell'altro è la causa della confusione.
Il passo più piccolo per domani mattina: prendi le tre commesse o i tre prodotti che ti sembrano più importanti e calcola il margine di contribuzione di ciascuno. Ti servono ricavi e costi variabili. Se non sai quali sono i costi variabili, parti dal materiale diretto e dalla manodopera diretta. Fai il conto su carta, non serve un software. Il numero che esce ti dice già dove guadagni e dove perdi, ed è un numero che il commercialista non può darti.
Domande frequenti
Il commercialista fa il controllo di gestione?
Di norma no. Fa contabilità fiscale: registra i fatti accaduti, calcola imposte e adempimenti, chiude il bilancio. Il controllo di gestione è un servizio diverso, che misura i risultati per tempo e li confronta con gli obiettivi. Alcuni commercialisti lo offrono come attività aggiuntiva, ma va contrattato e pagato a parte, e non è la prestazione base dello studio.
Il controllo di gestione è obbligatorio per legge?
L’art. 2086 del codice civile obbliga l’imprenditore a istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato, anche per rilevare per tempo la crisi. Non è il controllo di gestione in senso tecnico, ma senza misurazioni periodiche è difficile dimostrare di avere assetti adeguati. L’obbligo è dell’imprenditore, non del commercialista.
Posso chiedere al mio commercialista di fare anche il controllo di gestione?
Sì, se ha le competenze e la disponibilità. Ma è un servizio aggiuntivo: richiede contabilità analitica, budget e report periodici, che non rientrano nella tenuta della contabilità fiscale. Prima di chiederglielo, definisci cosa ti serve davvero: margine per prodotto, break-even, previsione di cassa. Altrimenti rischi di pagare un report che non userai.
Da dove parto se non ho un controller?
Dai tre numeri che nessuno può costruire al posto tuo: il margine di contribuzione per prodotto o servizio, il break-even mensile e la cassa prevista sulle prossime 13 settimane. Parti dal margine: senza sapere quanto guadagni su ogni cosa venduta, ogni altra analisi è decorazione. Il resto viene dopo.
Il commercialista si offende se gli dico che non fa controllo di gestione?
No, se lo presenti come divisione di compiti e non come accusa. Il suo lavoro è tenerti in regola e farti pagare il giusto: è già tanto, e lo fa con scadenze che non aspettano. Chiedergli simulazioni fiscali e un bilancio riclassificato leggibile è il modo giusto di usarlo. Il resto è un’altra funzione, da costruire dentro o con un consulente.