In due righe
- La composizione negoziata della crisi è una procedura volontaria e riservata per trattare con i creditori e provare a risanare l'impresa prima della liquidazione giudiziale.
- L'imprenditore conserva la gestione ordinaria e straordinaria: l'esperto affianca, non sostituisce.
- L'istanza si presenta sulla piattaforma delle Camere di commercio e costa 268 euro tra diritti di segreteria e imposta di bollo.
- Chiude con esito favorevole circa una pratica su cinque; la durata media è di 224 giorni, 325 per gli esiti favorevoli.
La composizione negoziata della crisi è una procedura volontaria e riservata prevista dal Codice della crisi d'impresa (D.Lgs. 14/2019). Un imprenditore in difficoltà chiede la nomina di un esperto indipendente che lo aiuta a trattare con i creditori per risanare l'azienda prima della liquidazione giudiziale. Si attiva sulla piattaforma telematica delle Camere di commercio, costa 268 euro tra diritti e bollo, dura fino a 180 giorni più eventuali 180 di proroga, e l'imprenditore conserva la gestione. Non è una garanzia: chiude con successo circa un caso su cinque.
Cos'è la composizione negoziata della crisi
La composizione negoziata è la procedura volontaria e riservata con cui un imprenditore in difficoltà si fa affiancare da un esperto indipendente per trattare con i creditori e provare a risanare l'azienda prima della liquidazione giudiziale. Non è una procedura concorsuale: l'azienda non passa nelle mani di un curatore e l'imprenditore resta al suo posto.
L'esperto indipendente è il professionista terzo, nominato da una commissione della Camera di commercio, che agevola le trattative senza sostituirsi all'imprenditore e senza gestire l'impresa al suo posto. Il presupposto è lo squilibrio patrimoniale o economico-finanziario, cioè la condizione in cui l'impresa non è ancora insolvente ma la crisi o l'insolvenza è probabile.
La liquidazione giudiziale è la procedura che nel Codice della crisi ha sostituito il fallimento: è l'esito che la composizione negoziata cerca di evitare.
Possono accedervi anche le imprese sotto-soglia, le micro imprese con attivo fino a 300.000 euro, ricavi fino a 200.000 e debiti fino a 500.000. Queste seguono un percorso semplificato con nomina diretta dell'esperto da parte della Camera di commercio.
Quando conviene attivarla (e quando è troppo tardi)
La composizione negoziata non serve quando l'impresa ha smesso di pagare e la cassa è vuota. Serve prima, quando i numeri mostrano una crisi seria ma reversibile.
Facciamo un conto su un'azienda tipo. Mettiamo un'azienda metalmeccanica con 15 dipendenti, 2,5 milioni di fatturato e debiti verso banche e fornitori per 600.000 euro. Il margine operativo è ancora positivo ma la cassa cala da otto mesi. In questa situazione le prospettive concrete di continuità esistono e i creditori hanno ancora motivo di ascoltare: la composizione negoziata può funzionare.
Se la stessa azienda avesse la cassa a zero da sei mesi e due procedure esecutive già avviate, lo strumento arriverebbe troppo tardi. I numeri dell'esempio sono ipotesi dichiarate: servono a mostrare come si ragiona, non sono una rilevazione.
Le imprese che accedono alla composizione sono in sofferenza in media da 17,6 mesi, contro i 44,7 di quelle in liquidazione giudiziale: intervenire prima aumenta le probabilità. Il dato Unioncamere non promette nulla: chiude con esito favorevole circa una pratica su cinque.
Da controllare prima di decidere:
- la cassa residua copre almeno i prossimi quattro o cinque mesi di operatività?
- esiste una domanda reale per i prodotti o servizi nei prossimi due anni?
- i creditori principali sono disponibili a discutere, oppure hanno già avviato azioni esecutive?
Non avviare la procedura se l'insolvenza è irreversibile, se la cassa è esaurita o se le esecuzioni sono già in fase avanzata: in quei casi l'esperto non ha più margine di trattativa.
Se i conti non sono ancora in crisi ma vuoi capire dove stai andando, un'analisi della salute aziendale nelle cinque aree chiave può aiutarti a vedere i segnali per tempo.
L'istanza si presenta sulla piattaforma telematica delle Camere di commercio. Prima di scrivere la domanda conviene fare il test pratico di autodiagnosi, che dà un indicatore di perseguibilità del risanamento ed è riservato.
La sequenza è questa:
- Fai il test pratico sulla piattaforma per capire se esistono le condizioni minime per il risanamento.
- Entra nell'area riservata con SPID e compila l'istanza telematica.
- Allega i bilanci degli ultimi tre esercizi, un piano finanziario a sei mesi, l'elenco dei creditori e i certificati dei debiti.
- Firma digitalmente e invia.
La piattaforma assegna l'istanza alla Camera di commercio competente. L'esperto deve accettare l'incarico entro due giorni lavorativi.
Quanto dura davvero: i tempi reali della procedura
La norma fissa l'incarico dell'esperto a un massimo di 180 giorni, prorogabili di altri 180. Nel 64 per cento delle procedure le imprese chiedono la proroga, e questo sposta i tempi reali ben oltre la previsione.
I dati dell'Osservatorio Unioncamere sulla crisi d'impresa, rilevati a novembre 2024, mostrano le differenze.
| Fase |
Previsione della norma |
Dato reale (Unioncamere) |
| Incarico dell'esperto |
Fino a 180 giorni, prorogabili di altri 180 |
224 giorni in media, 64% usa la proroga |
| Chiusura con esito favorevole |
Entro i termini dell'incarico |
325 giorni in media |
| Chiusura con esito sfavorevole |
Entro i termini dell'incarico |
200 giorni in media |
| Misure protettive |
30-120 giorni, massimo 240 con proroga |
Richieste dal 76% delle imprese |
| Concordato preventivo (per confronto) |
Fase giudiziale |
Circa 520 giorni per chiudere con successo |
Il confronto con il concordato preventivo spiega perché lo strumento interessa: la fase giudiziale del concordato dura circa 520 giorni per chiudere con successo. La composizione negoziata, anche con la proroga, resta più rapida.
Il passo successivo
I numeri servono a decidere, non a consuntivare. A Da Caos a Impresa, tre giorni a Bologna, si lavora sui tuoi.
Guarda Da Caos a Impresa
Quanto costa: 268 euro di diritti più il compenso dell'esperto
Attivare la procedura costa 268 euro: 252 euro di diritti di segreteria e 16 euro di imposta di bollo. Non è gratis, ma il costo d'ingresso è contenuto rispetto a una procedura concorsuale.
A questi si aggiunge il compenso dell'esperto indipendente, che resta a carico dell'imprenditore. Il Codice della crisi lo calcola in percentuale sull'attivo secondo scaglioni. Le percentuali degli scaglioni non sono qui riportate: valgono le regole dell'art. 25-ter del Codice e vanno verificate con il professionista prima di presentare l'istanza.
I costi di segreteria sono indicati dalla Camera di Commercio di Bologna.
Se l'impresa non ha cassa per coprire nemmeno i 268 euro, il problema non è il costo della procedura: è la liquidità. In quel caso conviene fermarsi e capire prima se esistono margini per continuare.
Misure protettive e premiali: cosa bloccano e cosa scontano
Le misure protettive sono lo strumento con cui, su richiesta dell'imprenditore, si bloccano le azioni esecutive e cautelari dei creditori durante le trattative. Durano non meno di 30 e non più di 120 giorni, prorogabili fino a un massimo di 240. Nei fatti le richiede il 76 per cento delle imprese che accedono alla procedura.
Le misure premiali sono i vantaggi fiscali previsti per chi accede alla composizione negoziata: riduzione degli interessi e delle sanzioni sui debiti tributari e possibilità di rateizzare. Per i tributi non ancora iscritti a ruolo, l'Agenzia delle Entrate concede la rateizzazione fino a 72 rate mensili. Per i debiti già affidati alla riscossione le regole differiscono e in caso di grave difficoltà si può arrivare a 120 rate.
Non confondere i due piani temporali: la durata dell'incarico dell'esperto è un conto, la durata delle misure protettive è un altro. Le misure protettive possono scadere prima della chiusura delle trattative.
Gli esiti possibili: dal risanamento al concordato semplificato
Le trattative possono chiudersi in tre modi principali.
Il primo è il contratto con i creditori, che prevede la continuità aziendale per almeno due anni. Il secondo è l'accordo con effetti di piano attestato, quando la soluzione ha una forma più strutturata. Il terzo è il concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio, se le trattative non portano a un accordo ma si sono svolte secondo correttezza e buona fede.
Il concordato semplificato va presentato entro 60 giorni dalla chiusura delle trattative e non prevede il voto dei creditori. Non è un successo pieno, ma consente di chiudere in modo ordinato senza passare subito dalla liquidazione giudiziale.
Se le trattative falliscono per cause oggettive e non per mala fede, l'imprenditore mantiene aperte le altre strade di regolazione della crisi.
Perché non va fatta da soli
La composizione negoziata non è una pratica da compilare e inviare come una domanda amministrativa. Ha scadenze rigide, atti di straordinaria amministrazione che richiedono l'autorizzazione del tribunale e passaggi in cui un errore diventa irreversibile.
Non affidarti a un software o a una procedura fai-da-te. Qui servono un commercialista o un avvocato esperti in crisi d'impresa, con precedenti procedure negoziate seguite per intero.
Al primo incontro chiedi:
- Quante composizioni negoziate ha seguito e con quali esiti.
- Quali scenari vede per la tua azienda dopo aver letto i bilanci degli ultimi tre anni.
- Quali documenti mancano e chi li prepara entro quale data.
- In quali tempi realistici può presentare l'istanza.
Se il professionista promette l'esito o non chiede di vedere i numeri prima di rispondere, rivolgiti altrove. La composizione negoziata non deve vendere certezze.
Prendi i bilanci degli ultimi tre esercizi e il piano finanziario a sei mesi. Se il piano non esiste, chiedi al commercialista di prepararlo con te. Poi fai il test pratico sulla piattaforma delle Camere di commercio: in venti minuti saprai se la composizione negoziata è una strada aperta o chiusa.
Domande frequenti
Cos’è la composizione negoziata della crisi?
È una procedura volontaria e riservata, regolata dal Codice della crisi d’impresa, in cui un esperto indipendente aiuta l’imprenditore a trattare con i creditori per risanare l’azienda prima della liquidazione giudiziale. L’imprenditore conserva la gestione ordinaria e straordinaria e può interromperla in ogni momento. Non è una procedura concorsuale.
Chi può accedere alla composizione negoziata?
L’imprenditore commerciale o agricolo che si trova in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che rendono probabile la crisi o l’insolvenza, quando il risanamento è ragionevolmente perseguibile. Possono accedervi anche le micro imprese sotto-soglia, con un percorso semplificato.
Quanto dura la composizione negoziata?
L’incarico dell’esperto dura fino a 180 giorni dall’accettazione, prorogabili di altri 180 quando le parti lo richiedono e l’esperto acconsente: massimo 360 giorni. Nei fatti, secondo i dati Unioncamere, le procedure concluse durano in media 224 giorni, 325 per quelle con esito favorevole.
Quanto costa attivare la composizione negoziata?
L’istanza costa 268 euro tra diritti di segreteria (252 euro) e imposta di bollo (16 euro). A questo si aggiunge il compenso dell’esperto, a carico dell’imprenditore, calcolato in percentuale sull’attivo dell’impresa secondo gli scaglioni previsti dal Codice.
L’imprenditore perde la gestione dell’azienda?
No. Conserva la gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa per tutta la durata delle trattative. L’esperto non si sostituisce all’imprenditore: lo affianca e vigila sulla correttezza e buona fede delle parti. Per gli atti di straordinaria amministrazione occorre informare l’esperto e in vari casi l’autorizzazione del tribunale.
Cosa succede se le trattative falliscono?
Se le trattative non portano a una soluzione ma si sono svolte secondo correttezza e buona fede, l’imprenditore può presentare entro 60 giorni una proposta di concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio, senza voto dei creditori. In alternativa valuta gli altri strumenti di regolazione della crisi.