In due righe
- Il controllo di gestione non è contabilità: è una routine mensile su cinque numeri.
- Si parte da cassa e margine lordo, non da quaranta KPI.
- Non serve un software: serve un metodo e una persona che lo applichi con costanza.
- Non è obbligatorio per legge, ma l'art. 2086 c.c. impone assetti adeguati e un modo per rilevare la crisi per tempo.
Il controllo di gestione è il sistema con cui una PMI misura margine, costi e cassa per decidere con i numeri invece che a intuito. Non serve un ufficio finanza né un software costoso: bastano cinque numeri letti una volta al mese, sempre gli stessi, e una persona che se ne occupa per poche ore. Si parte dalla cassa e dal margine lordo, non dalla dashboard con quaranta indicatori. Le quattro domande che decidono tutto: cosa misurare, ogni quanto, con quali strumenti e chi lo fa.
Che cos'è il controllo di gestione (e perché non è la contabilità)
Il controllo di gestione è l'insieme di strumenti e processi con cui un'azienda misura margini, costi e cassa per decidere con i numeri invece che a intuito.
Non è la contabilità. La contabilità guarda indietro e serve il fisco e il bilancio; il controllo guarda avanti e serve chi decide. La contabilità si chiude una volta all'anno, quando il bilancio è pronto. Il controllo si chiude ogni mese, quando le decisioni sono ancora da prendere.
Per una PMI la differenza è pratica. Il bilancio che arriva a giugno dell'anno dopo ti dice com'è andato l'anno scorso. Il controllo mensile ti dice se puoi permetterti un nuovo fornitore, se un cliente sta erodendo il margine o se la cassa regge i prossimi novanta giorni. Non servono quaranta indicatori: servono i cinque giusti, letti con costanza.
È obbligatorio? Cosa dice davvero l'art. 2086 c.c.
Non esiste un obbligo formale che si chiami "controllo di gestione". Ma il comma 2 dell'art. 2086 del codice civile, come integrato dal D.Lgs. 14/2019 (Codice della crisi d'impresa), impone all'imprenditore in forma societaria o collettiva di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi. Gli assetti adeguati sono la struttura di procedure e controlli che serve a capire per tempo se l'azienda sta andando in crisi.
Tradotto in pratica: non puoi non avere un modo per leggere margine e cassa. Un controllo di gestione minimo è la prova che quegli assetti esistono e funzionano. Non è un adempimento burocratico: è lo strumento che ti evita di accorgerti troppo tardi che un cliente o una linea stanno perdendo soldi.
Il testo dell'articolo è sulla Gazzetta Ufficiale. Non serve un avvocato per capirlo: la formula "adeguati alla natura e alle dimensioni" significa che una PMI da dieci persone non deve costruire l'ufficio finanza di una multinazionale. Deve costruire una routine mensile e documentarla.
Cosa misuro: i cinque numeri che bastano (e i quaranta che puoi ignorare)
Parti da cinque numeri, non da quaranta. Ognuno risponde a una domanda e ha una cadenza precisa. Li trovi nella tabella qui sotto.
Prima due definizioni secche. Il margine lordo è ciò che resta dei ricavi dopo aver tolto i costi diretti di produzione o di vendita. I costi fissi sono le uscite che restano uguali ogni mese, come affitto, stipendi e rate, indipendentemente da quanto vendi. Il punto di pareggio è il fatturato minimo sotto il quale l'azienda lavora in perdita, perché non copre i costi fissi. L'EBITDA è il risultato operativo lordo, cioè quanto produce la gestione caratteristica prima di ammortamenti, interessi e tasse. Il flusso di cassa è la differenza tra incassi e pagamenti in un periodo, ed è la misura della liquidità reale dell'azienda.
| Numero |
Domanda a cui risponde |
Ogni quanto |
Se peggiora |
| Margine lordo |
Sto guadagnando su ciò che vendo? |
Mensile |
Individua quale linea o cliente erode il margine |
| Costi fissi mensili |
Quanto devo coprire ogni mese? |
Una volta l'anno, check trimestrale |
Trova le voci salite senza motivo |
| Punto di pareggio |
Sotto quale fatturato perdo? |
Trimestrale |
Rivedi prezzi o costi fissi |
| EBITDA |
L'azienda produce ricchezza o la brucia? |
Mensile |
Scendi a margine e costi per capire dove |
| Cassa (flusso) |
Ho liquidità per i prossimi 90 giorni? |
Settimanale |
Anticipa incassi, ritarda uscite non urgenti |
Questi cinque numeri bastano per i primi dodici mesi. Gli altri KPI che riempiono le dashboard, concentrazione clienti, ROI, rotazione magazzino, arrivano dopo, quando la base è solida e la raccolta dati è affidabile. Misurarli all'inizio non aggiunge decisioni: aggiunge rumore e aumenta la probabilità che smetti tutto al terzo mese.
Non partire da quaranta indicatori. Non è una scorciatoia, è il contrario: più numeri misuri, meno tempo ti resta per decidere.
Ogni quanto: il ritmo settimanale, mensile, trimestrale
Il ritmo non è annuale, è settimanale, mensile e trimestrale.
La cassa si guarda ogni settimana: cinque minuti per segnare saldo, incassi previsti e pagamenti in scadenza nei trenta giorni successivi. I cinque numeri si chiudono ogni mese, in due ore di lavoro con il foglio già impostato. Gli approfondimenti, punto di pareggio e scostamenti per cliente o linea, si fanno ogni trimestre. Il budget si prepara una volta l'anno, a ottobre, per l'anno successivo.
Perché mensile è lo standard. Una PMI non ha bisogno di un controllo giornaliero, ma non può aspettare il bilancio di giugno. A giugno le decisioni dell'anno sono già prese. Il bilancio è la fotografia a posteriori; il controllo mensile è il cruscotto mentre guidi.
Con quali strumenti: dal foglio di calcolo al gestionale (senza comprare niente)
Parti da un foglio di calcolo, Excel o Google Sheets, che hai già. Non ti serve un software per impostare i cinque numeri: ti serve una struttura con le formule giuste. Il passaggio a un gestionale, TeamSystem o Zucchetti, ha senso solo quando la raccolta manuale supera le tre-quattro ore al mese o quando hai più sedi o linee di prodotto da consolidare.
Prima di comprare, controlla i moduli del gestionale che già paghi: molte PMI hanno un software con sezioni di analisi mai aperte. Lo strumento serve il metodo, mai il contrario. Power BI e le dashboard avanzate sono per chi ha già dati puliti e una routine stabile.
Non confondere il controllo di gestione con un cruscotto di marketing: il secondo misura l'acquisizione di clienti, il primo misura se l'azienda guadagna. Se vuoi vedere come Delera affronta le metriche di marketing, puoi dare un'occhiata alla Marketing KPI Dashboard. Ma qui parliamo di margine, costi e cassa.
Il passo successivo
I numeri servono a decidere, non a consuntivare. A Da Caos a Impresa, tre giorni a Bologna, si lavora sui tuoi.
Guarda Da Caos a Impresa
Chi lo fa: il ruolo che manca nelle PMI da dieci persone
Secondo il Censimento permanente Istat 2023, le imprese con almeno 3 addetti sono 1.021.618: le microimprese (3-9 addetti) sono il 78,9%, le piccole (10-49) il 18,5%, le medie (50-249) il 2,2%. Nella maggior parte delle PMI non esiste un controller: i numeri li legge chi decide. E va bene, purché qualcuno se ne occupi davvero e con un ritmo fisso.
Le opzioni reali:
- Il titolare: due-tre ore al mese. Funziona fino a dieci dipendenti, ma ha un limite: se il titolare salta due mesi, il controllo muore.
- Un responsabile amministrativo interno part-time: la soluzione più stabile sopra i dieci addetti. Costa, ma libera il titolare e tiene la routine.
- Un consulente esterno a chiamata: giusto per impostare il metodo, formare le persone e rivedere i numeri una volta al trimestre. Non per fare le chiusure mensili al posto tuo.
- Un controller part-time: solo sopra i 20-30 addetti, quando il volume di dati giustifica il costo.
Il commercialista da solo non basta: fa la contabilità, non il controllo. Alcuni studi offrono anche il controllo, ma va chiesto esplicitamente: non darlo per scontato.
Se in azienda usi un CRM per gestire i contatti, non confonderlo con il controllo di gestione. Il CRM serve alle vendite, non a calcolare il margine. Delera ha il suo CRM per il marketing guidato, ma qui serve un foglio o un gestionale.
Da dove parti: la sequenza in trenta giorni
La sequenza in trenta giorni, con un filtro di due ore a settimana:
- Settimana 1: mappa i costi fissi mensili. Affitto, stipendi, rate, utenze, assicurazioni. Scrivi ogni voce accanto al suo importo.
- Settimana 2: calcola il margine lordo dell'ultimo trimestre per linea di prodotto o servizio. Ricavi meno costi diretti, diviso per i ricavi.
- Settimana 3: costruisci il primo consuntivo di cassa. Incassi e pagamenti delle ultime quattro settimane, e previsione dei prossimi novanta giorni.
- Settimana 4: tieni la prima riunione mensile con i numeri davanti. Non serve una sala riunioni: bastano trenta minuti, tu e il foglio.
Se vuoi capire da dove parte la tua azienda su tutte e cinque le aree, puoi fare il PMI Speed Test, che analizza numeri, management, marketing, HR e automazioni. Non sostituisce il controllo di gestione, ma ti dice dove stai andando.
Un esempio lavorato: officina da 800.000 euro e sei dipendenti
Facciamo un conto su un'azienda tipo: un'officina meccanica con sei dipendenti, 800.000 euro di fatturato annuo e 28.000 euro di costi fissi mensili. Sono numeri ipotetici, da rifare con i tuoi.
Dopo due mesi di routine, il titolare scopre tre cose. Una lavorazione che vale il 25% del fatturato ha un margine lordo del 12%, contro il 35% della media dell'officina. Il conto è rapido: su 200.000 euro di fatturato, quella lavorazione lascia 24.000 euro di margine lordo. Se avesse il margine medio, ne lascerebbe 70.000. La differenza, 46.000 euro, è margine che l'officina sta regalando.
Scopre anche che incassa in media a 65 giorni, cioè il DSO (days sales outstanding) è 65. Con costi fissi da 28.000 euro al mese, vuol dire che l'officina anticipa quasi due mesi di spese prima di incassare.
Le decisioni che prende: rivede il prezzo della lavorazione in perdita, oppure smette di proporla, oppure rinegozia con il fornitore. Sul credito, chiede acconti o riduce i tempi di pagamento ai clienti. Non decide per intuito: decide su margine e cassa calcolati.
Questo è il valore del controllo di gestione: non un software, ma due ore al mese che trasformano un sospetto in un dato.
Gli errori da evitare (e cosa non comprare)
Errori da evitare, e cosa non comprare.
- Non partire dal software. Automatizzi un metodo che non hai ancora.
- Non misurare quaranta KPI. Il rumore uccide la routine: dopo tre mesi smetti.
- Non delegare tutto al commercialista. La contabilità non è controllo e il bilancio arriva tardi.
- Non congelare il budget a dicembre. Il budget si fa a ottobre, guardando avanti.
- Non comprare una dashboard avanzata prima di aver letto i cinque numeri per tre mesi. Il rischio di abbandono è altissimo, e il costo non si recupera.
- Non comprare nemmeno un cruscotto di marketing al posto del controllo di gestione: misura un'altra cosa.
Il passo più piccolo che puoi fare domani mattina è aprire un foglio di calcolo e scrivere i costi fissi mensili, voce per voce. Non serve altro per iniziare. I quattro numeri restanti arrivano nelle tre settimane successive, nella sequenza descritta sopra. In trenta giorni hai la prima chiusura mensile. Da lì, continui.
Domande frequenti
Il controllo di gestione serve anche a una ditta con tre dipendenti?
Sì, e anzi è lì che rende di più. Una grande impresa può assorbire un errore di previsione; una ditta piccola no, perché ha margini stretti e poche riserve. Bastano gli stessi cinque numeri, letti una volta al mese in un foglio di calcolo: margine, costi fissi, pareggio, EBITDA e cassa. Più sei piccolo, meno puoi permetterti di decidere a intuito.
Quanto costa impostare il controllo di gestione?
Dipende dal punto di partenza. Con un foglio di calcolo e due ore al mese puoi iniziare a costo zero. Se ti fai aiutare da un consulente per impostare il metodo e la prima reportistica, si va da poche centinaia a qualche migliaio di euro. La voce più costosa non è il denaro, è il tempo mensile: circa due-tre ore, sempre le stesse.
Lo può fare il commercialista?
Di norma no. Il commercialista fa la contabilità, che guarda al passato e serve il fisco e il bilancio. Il controllo di gestione guarda avanti e serve chi decide, con cadenza mensile. Alcuni studi offrono anche questo servizio, ma va chiesto esplicitamente: non darlo per scontato e non confondere il bilancio di giugno con il controllo mensile.
Quale software devo comprare per iniziare?
Nessuno. Si parte con Excel o Google Sheets, che hai già e che bastano finché la raccolta dei dati non supera le tre-quattro ore al mese. Solo a quel punto valuti un gestionale con modulo di controllo, sfruttando prima i moduli che magari già paghi e non usi. Lo strumento serve il metodo, non il contrario.
Quanto tempo richiede ogni mese?
Circa due-tre ore, se la struttura è impostata bene: cinque minuti a settimana per la cassa, due ore al mese per la chiusura dei cinque numeri e una riunione di un’ora per decidere. Il problema non è il tempo, è la costanza. Un’ora al mese con i dati davanti vale più di due giorni di analisi a fine anno, quando è tardi.
Il controllo di gestione è obbligatorio per legge?
Non come tale. Ma l’art. 2086 del codice civile impone all’imprenditore in forma societaria assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati, anche per rilevare tempestivamente la crisi. In pratica, un sistema minimo di controllo di gestione è lo strumento con cui si dimostra di avere quegli assetti. La sua assenza può esporre l’amministratore a responsabilità.