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Home » Numeri e Controllo di Gestione » Costi fissi e costi variabili: come separarli senza sbagliare

Numeri e Controllo di Gestione

Costi fissi e costi variabili: come separarli senza sbagliare

23/09/2026

In due righe

  • Un costo fisso lo paghi anche se l'azienda sta ferma; un variabile sale e scende con i volumi.
  • La discriminante non è la voce di spesa, ma il legame con i volumi: energia e stipendi possono essere entrambe le cose.
  • Prima di calcolare prezzi o punto di pareggio, separa ogni voce col test delle tre domande.
  • Classificare male gli stipendi degli operai sposta il punto di pareggio di migliaia di euro.

Un costo fisso resta uguale anche se produci o vendi di più: lo paghi pure se l'azienda sta ferma. Un costo variabile sale e scende con i volumi: a vendite zero tende a zero. La differenza non sta nella voce in sé, ma nel legame con i volumi. Per questo una stessa spesa, come l'energia o gli stipendi, può essere fissa in un'azienda e variabile in un'altra. Separarli bene è il prerequisito per calcolare il margine di contribuzione, cioè quanto ogni vendita lascia per coprire i fissi, e il punto di pareggio, il volume a cui i ricavi coprono tutti i costi.

In questa pagina

  1. Che differenza c'è tra costi fissi e costi variabili?
  2. Il test delle tre domande per classificare qualsiasi costo
  3. I casi ambigui delle PMI: energia, stipendi di produzione, manutenzioni
  4. Cosa succede se sbagli la classificazione
  5. Esempio lavorato: un'officina con sei dipendenti
  6. Da dove parti domani mattina
  7. Domande frequenti

Che differenza c'è tra costi fissi e costi variabili?

Un costo fisso è una spesa che non cambia al variare dei volumi prodotti o venduti: affitto, assicurazioni, stipendi amministrativi. Lo paghi anche se a febbraio non vendi niente.

Un costo variabile è una spesa che cresce o cala in proporzione ai volumi: materie prime, trasporti, straordinari. A vendite zero tende a zero.

Il criterio che separa le due categorie non è la voce di spesa, ma il legame con i volumi. La stessa bolletta può essere fissa o variabile a seconda di come usi l'energia.

Il conto economico civilistico, quello previsto dall'articolo 2425 del Codice civile, non aiuta in questo lavoro. Classifica i costi per natura: materie prime, servizi, godimento di beni di terzi, personale, ammortamenti. Non separa ciò che resta fermo da ciò che segue le vendite. La separazione tra fissi e variabili è un passaggio di contabilità gestionale, cioè del calcolo che serve a decidere, non del bilancio civilistico. E tocca a chi governa l'azienda farlo voce per voce.

Il test delle tre domande per classificare qualsiasi costo

Prendi una voce alla volta e rispondi a tre domande.

  1. La pagheresti anche con vendite a zero? Se sì, è fissa. Se no, va verso variabile.
  2. Raddoppierebbe se raddoppiassero i volumi? Se sì, è variabile. Se non cambia, è fissa.
  3. Cambia col passare del tempo o col numero di ordini? Se segue il tempo, è fissa; se segue gli ordini, è variabile.

Le domande vanno applicate a ogni riga, non al totale. Non saltare le voci che sembrano ovvie: spesso sono quelle che nascondono l'errore.

I casi ambigui delle PMI: energia, stipendi di produzione, manutenzioni

L'energia non è un costo unico. Lo stesso gas è variabile in un ristorante, dove i fornelli seguono i piatti cucinati, e fisso in un ufficio, dove il riscaldamento resta acceso a prescindere dalle vendite.

Per una PMI italiana la bolletta è anche una voce pesante. Confartigianato ha calcolato che nel 2026 le piccole imprese pagano l'energia elettrica 25,99 centesimi per kWh, il 17,9% in più della media europea (22,04). Il prelievo fiscale in bolletta è superiore del 47,4% alla media Ue. Sbagliare la classificazione su una voce così pesante distorce tutti i conti.

Alcune voci sono miste. Un costo misto è una spesa con una quota fissa e una variabile, come un contratto di manutenzione con canone annuale più interventi a consumo. Non va lasciato intero: si separa la quota fissa dalla quota variabile.

Voce di costo Come si comporta Classificazione Errore da evitare
Energia elettrica: illuminazione di ufficio o negozio Non cambia con i volumi Fisso Metterla tra i variabili perché la bolletta oscilla
Energia elettrica: forza motrice dei macchinari Cresce con la produzione Variabile Considerarla fissa e perdere il legame con i volumi
Stipendi di impiegati e amministrativi Non cambiano coi volumi Fisso Ignorarli perché non sono costi di produzione
Stipendi degli operai a tempo indeterminato Nel breve li paghi anche se produci meno Fisso Crederli variabili perché producono
Straordinari, premi di produzione, personale a chiamata Variano coi volumi Variabile Trattarli come fissi e sottostimare il costo marginale
Manutenzione programmata (contratto annuale) Non varia coi volumi Fisso Confonderla con la manutenzione a consumo
Riparazioni e manutenzione ordinaria a consumo Varia con l'uso dei macchinari Variabile Classificarla fissa perché è imprevedibile
Carburante e trasporti per le consegne Variano coi volumi venduti Variabile Trattarli come costo fisso

Cosa succede se sbagli la classificazione

Classificare male una voce falsa i numeri che servono a decidere.

Il margine di contribuzione, cioè quanto ogni vendita lascia per coprire i fissi, dipende dalla quota variabile. Se un costo fisso finisce tra i variabili, il margine si abbassa. Se un costo variabile finisce tra i fissi, il margine si gonfia.

Ne consegue che anche il punto di pareggio esce sbagliato. Puoi credere di andare in pari prima di quanto accada davvero, o peggio, puoi fissare un prezzo minimo che non copre i costi.

I dati Istat sui conti economici delle imprese 2023 lo mostrano: il costo del lavoro è salito del 5,5%, i costi per beni sono scesi del 12,1% e i costi per servizi sono cresciuti del 6,1%. Dentro lo stesso conto economico, le voci si muovono in direzioni opposte. Se le tratti come un blocco unico, perdi il segnale.

Non classificare un costo in base al nome della voce. Gli stipendi degli operai a tempo indeterminato non sono variabili solo perché producono: nel breve sono fissi, perché li paghi anche se produci meno. Metterli tra i variabili sposta il punto di pareggio di migliaia di euro, come vediamo adesso.

Il passo successivo

I numeri servono a decidere, non a consuntivare. A Da Caos a Impresa, tre giorni a Bologna, si lavora sui tuoi.

Guarda Da Caos a Impresa

Esempio lavorato: un'officina con sei dipendenti

Facciamo un conto su un'azienda tipo. Un'officina meccanica con sei addetti: quattro operai a tempo indeterminato, un'impiegata amministrativa e il titolare. Fatturato annuo: 800.000 euro.

Prima separiamo i costi fissi:

  • Affitto: 30.000
  • Operai a tempo indeterminato: 120.000
  • Impiegata: 32.000
  • Compenso titolare: 60.000
  • Ammortamenti: 18.000
  • Assicurazioni: 5.000
  • Licenze e canoni: 4.000

Totale costi fissi: 269.000 euro.

Poi i costi variabili:

  • Materie prime e ricambi: 180.000
  • Energia per forza motrice: 24.000
  • Trasporti: 14.000
  • Straordinari e premi: 16.000

Totale costi variabili: 234.000 euro.

Il margine di contribuzione complessivo è 800.000 meno 234.000, cioè 566.000 euro: il 70,75% del fatturato. Il punto di pareggio si calcola dividendo i costi fissi per la percentuale di margine: 269.000 diviso 0,7075, circa 380.000 euro di fatturato. Sotto quella soglia l'officina perde, sopra inizia a guadagnare.

Ora spostiamo per errore i 120.000 euro degli operai tra i costi variabili, come se seguissero i volumi. I costi fissi scendono a 149.000 euro, il margine scende a 446.000 euro (55,75%) e il punto di pareggio scende a circa 267.000 euro. Il titolare crede di andare in pari molto prima. In realtà ha nascosto 120.000 euro di costi fissi dentro una voce che sembra seguire le vendite. Se il fatturato scende, quegli stipendi restano e il margine reale non basta.

Da dove parti domani mattina

Tre mosse, nell'ordine.

  1. Estrai il conto economico dell'ultimo anno, dal gestionale o dal commercialista.
  2. Applica il test delle tre domande a ogni voce e assegna F per fisso o V per variabile.
  3. Riguarda le tre voci ambigue: energia, stipendi di produzione, manutenzioni. Separa le quote miste.

Il passo più piccolo è il primo: tira fuori il conto economico e classifica una voce per volta. Se vuoi una fotografia completa delle cinque aree aziendali, puoi fare un'analisi delle cinque aree aziendali.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra costi fissi e costi variabili?

Un costo fisso resta uguale anche se produci o vendi di più, e lo paghi pure se l’azienda sta ferma: affitto, stipendi degli impiegati, assicurazioni. Un costo variabile sale e scende con i volumi: materie prime, trasporti, straordinari. Il criterio non è la voce in sé, ma il legame con i volumi: per questo una stessa spesa, come l’energia, può essere fissa o variabile a seconda dell’uso.

L’energia elettrica è un costo fisso o variabile?

Dipende dall’uso. L’energia per illuminare un ufficio o un negozio è fissa: la paghi anche se non vendi. Quella per far girare un macchinario è variabile: cresce con la produzione. In una PMI conviene separare le due quote leggendo i contatori o stimando l’assorbimento dei macchinari, invece di mettere l’intera bolletta tra i fissi o tra i variabili.

Gli stipendi sono costi fissi o variabili?

Gli stipendi di impiegati e amministrativi sono fissi. Quelli degli operai a tempo indeterminato, nel breve, sono fissi anche loro: li paghi anche se produci meno. Sono variabili solo gli straordinari, i premi di produzione e il personale a chiamata. Chi li classifica tutti come variabili solo perché producono sovrastima il costo di ogni unità venduta.

Perché è importante separare costi fissi e variabili?

Perché senza questa separazione non puoi calcolare né il margine di contribuzione né il punto di pareggio: non sai quanto devi vendere per coprire i costi e se un prezzo è davvero conveniente. Classificare male una voce, come l’energia o gli stipendi, distorce il break-even e può portarti a vendere sotto costo senza accorgertene.

Cosa sono i costi misti o semivariabili?

Sono costi che contengono una quota fissa e una variabile. Esempio tipico: un contratto di manutenzione con canone annuale più interventi a consumo, oppure una bolletta con quota fissa e quota a consumo. Non li classificare a metà: separa la parte fissa dalla parte variabile e assegna ciascuna alla sua categoria.

Come calcolo il punto di pareggio partendo dai costi fissi e variabili?

La formula è: costi fissi totali diviso (prezzo di vendita unitario meno costo variabile unitario). Il risultato è il numero di unità da vendere per andare in pari. Prima ti serve la separazione corretta tra fissi e variabili: se una voce è nel posto sbagliato, anche il punto di pareggio esce sbagliato.

Fonti

  1. Confartigianato, Mpi pagano energia 3,7 miliardi in più della media Ue
  2. Istat, Conti economici delle imprese e dei gruppi d’impresa, anno 2023
  3. Articolo 2425 del Codice civile, contenuto del conto economico

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