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Home » Numeri e Controllo di Gestione » DSCR: come si calcola l’indice che dice se pagherai le rate

Numeri e Controllo di Gestione

DSCR: come si calcola l’indice che dice se pagherai le rate

24/09/2026

In due righe

  • La formula: (EBITDA – imposte) / (quota capitale + interessi)
  • Il Codice della crisi guarda 6 mesi prospettici; la banca, per i finanziamenti a medio termine, guarda di norma 12 mesi
  • Sotto 1 la cassa non copre le rate: scatta la presunzione di crisi
  • Il comfort della banca di solito è tra 1,20 e 1,30

Il DSCR si calcola dividendo la cassa che l'impresa genera in un periodo per le rate di capitale e interessi in scadenza nello stesso periodo. In pratica: prendi l'EBITDA, togli le imposte e dividi il risultato per la somma di quote capitale e oneri finanziari che devi pagare. Sopra 1 generi cassa sufficiente a pagare le rate; sotto 1, no. Il Codice della crisi d'impresa chiede il calcolo su 6 mesi prospettici; le banche, per i finanziamenti a medio termine, guardano di norma 12 mesi.

In questa pagina

  1. Che cos'è il DSCR e perché la banca te lo chiede
  2. Come si calcola il DSCR in tre numeri
  3. Facciamo il conto: l'indice di un'officina da 1,5 milioni
  4. I due approcci del CNDCEC (e quale conviene a una PMI)
  5. Come leggere il risultato: le soglie che contano
  6. Gli errori che fanno fallire il calcolo
  7. Domande frequenti

Che cos'è il DSCR e perché la banca te lo chiede

Il DSCR, Debt Service Coverage Ratio, è il rapporto tra i flussi di cassa che l'impresa genera in un periodo e le rate di capitale e interessi che deve pagare nello stesso periodo. In parole povere misura se l'azienda, con la cassa che produce, riesce a onorare il debito senza fermarsi.

La banca te lo chiede perché non le interessa solo il fatturato o l'utile: le interessa la cassa. Un'azienda può avere utile ma non avere cassa per pagare le rate, se i clienti pagano tardi o se ha investito tutto in magazzino. L'indice risponde a una domanda sola: con la cassa che genererai, riuscirai a onorare i debiti finanziari in scadenza? Per questo il calcolo è prospettico e non storico.

È nato nel linguaggio bancario, poi è entrato nel diritto della crisi. L'articolo 13 del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (D.Lgs. 14/2019) lo inserisce tra gli indici da guardare, insieme al patrimonio netto negativo. Quando il valore è sotto 1, scatta una presunzione di crisi che va gestita. In presenza di segnali di crisi, gli organi di controllo e l'OCRI, l'organismo che riceve le segnalazioni, possono chiedere questo indicatore. Le linee guida EBA sul credito, recepite da Banca d'Italia, hanno reso il rapporto uno strumento centrale nel monitoraggio dei finanziamenti.

Come si calcola il DSCR in tre numeri

Il conto parte da tre cifre. Prima prendi l'EBITDA, cioè il margine operativo lordo, l'utile prima di interessi, imposte, ammortamenti e svalutazioni. Poi togli le imposte: ottieni una cifra vicina alla cassa generata dalla gestione caratteristica. Infine somma tutte le rate in scadenza nel periodo: quote capitale dei mutui, canoni di leasing, rateizzazioni e interessi. Dividi il primo numero per il secondo.

Nella versione semplificata che usano le banche:

(EBITDA - imposte) / (quota capitale + oneri finanziari)

Il numeratore è il flusso di cassa operativo, cioè la cassa generata dalla gestione caratteristica al netto delle imposte. Il denominatore è il servizio del debito, cioè l'insieme delle quote capitale e degli oneri finanziari in scadenza. Attenzione: la banca di solito non considera il circolante né gli investimenti. Questo non significa che non contino, ma che il conto bancario parte da una versione ridotta. Se i clienti pagano con ritardo o il magazzino cresce, la cassa effettiva può essere più bassa di quella indicata dall'EBITDA meno imposte.

Facciamo il conto: l'indice di un'officina da 1,5 milioni

Mettiamo un'officina metalmeccanica con 8 dipendenti e 1,5 milioni di fatturato. I numeri che seguono sono ipotesi dichiarate, servono solo a mostrare il meccanismo.

L'EBITDA atteso è 180.000 euro, le imposte 30.000. Restano 150.000 euro di autofinanziamento. Nello stesso periodo le rate in scadenza sono 120.000 euro: 90.000 di quota capitale del mutuo, 20.000 di leasing e 10.000 di interessi. Dividiamo 150.000 per 120.000 e otteniamo 1,25. La cassa attesa copre le rate con un margine del 25%. Non è un margine enorme: se i tassi salgono o un cliente paga tardi, cambia tutto.

Ora facciamo una prova di sensibilità. Se il fatturato scende e l'EBITDA cala a 120.000, con imposte invariate il numeratore diventa 90.000. Dividendo 90.000 per 120.000 il valore scende a 0,75: sotto la soglia di 1, scatta la presunzione di crisi. Lo stesso debito diventa insostenibile per un calo di margine non impossibile.

Rifai il conto con i tuoi numeri: la logica non cambia, cambiano le cifre.

I due approcci del CNDCEC (e quale conviene a una PMI)

Il documento del CNDCEC del 20 ottobre 2019 descrive due modi per costruire il calcolo prospettico. Il primo parte dal budget di tesoreria, che è la previsione delle entrate e delle uscite di cassa dei mesi successivi. Il secondo parte dal rendiconto finanziario prospettico conforme all'OIC 10, che classifica i flussi secondo l'OIC 9.

Voce Approccio 1: budget di tesoreria Approccio 2: rendiconto OIC 10
Numeratore Liquidità iniziale + entrate dei 6 mesi, meno le uscite dei 6 mesi (escluso il rimborso dei debiti) Flussi di cassa operativi e di investimento + liquidità iniziale + linee di credito disponibili
Denominatore Uscite per rimborso delle quote capitale dei debiti finanziari, inclusi i leasing Capitale e interessi su debiti finanziari + debiti tributari e contributivi non correnti + debiti commerciali scaduti
Cosa richiede Un budget di tesoreria affidabile a 6 mesi Un rendiconto finanziario prospettico conforme OIC 10
Quando usarlo Imprese piccole con previsioni di cassa semplici Imprese che già redigono il rendiconto finanziario o con debiti operativi arretrati

Per una PMI senza rendiconto finanziario strutturato, il primo approccio è più accessibile. Il secondo è quello che le banche trovano più credibile, ma richiede un impianto contabile che non tutte le piccole imprese hanno già. Se il tuo commercialista redige già il rendiconto finanziario annuale, partire da lì costa meno fatica.

Il passo successivo

I numeri servono a decidere, non a consuntivare. A Da Caos a Impresa, tre giorni a Bologna, si lavora sui tuoi.

Guarda Da Caos a Impresa

Come leggere il risultato: le soglie che contano

Il valore va letto per fasce. Sotto 1 la cassa attesa non copre le rate: scatta la presunzione di crisi. Uguale a 1 copre esattamente il servizio del debito, senza margine per imprevisti. Tra 1 e 1,20 c'è la zona grigia: la banca valuta il profilo di rischio e può chiedere più garanzie o una durata diversa. Da 1,20 a 1,30 in su, per la prassi bancaria, c'è comfort.

Un punto da tenere fermo: la soglia 1 è quella normativa. La fascia da 1,20 a 1,30 è prassi bancaria, non obbligo di legge. Un'azienda con 1,15 non è automaticamente bocciata, ma entra in un percorso di valutazione più duro. Se il progetto è più rischioso, la banca può chiedere anche di più. La prassi bancaria riportata da Confindustria Emilia indica un comfort di norma tra 1,20 e 1,30.

Il valore non va letto come un voto isolato, ma insieme ad altri indici del Codice: patrimonio netto, sostenibilità dei debiti fiscali, ritardi nei pagamenti.

Gli errori che fanno fallire il calcolo

  • Non usare l'utile al posto della cassa. L'utile contiene partite non monetarie come ammortamenti e accantonamenti. Se parti dall'utile, sopravvaluti o sottovaluti la capacità di pagare.
  • Non dimenticare leasing e rateizzazioni. Il servizio del debito include tutte le rate in scadenza, non solo il mutuo principale.
  • Non usare dati storici al posto di quelli prospettici. Il Codice chiede un calcolo sui flussi attesi, non su quelli già consuntivati.
  • Non confrontare un periodo a 6 mesi con uno a 12. L'orizzonte del Codice della crisi è 6 mesi; la prassi bancaria per i finanziamenti a medio termine di solito usa 12 mesi. Mescolarli produce un numero sbagliato.

Il conto andrebbe rifatto almeno ogni trimestre, ogni volta che cambia il budget di tesoreria o che un ordine importante si sposta. Qui entra il controllo di gestione: se non hai un budget di tesoreria affidabile, il valore calcolato ha la stessa qualità delle tue previsioni. Un calcolo sbagliato è peggio di nessun calcolo, perché ti dà l'illusione di avere la situazione sotto controllo. Il PMI Speed Test, che analizza le cinque aree aziendali compresa quella dei numeri, può aiutarti a capire da dove partire quando il conto non torna.

Il passo più piccolo che puoi fare domani mattina: apri il tuo file di previsioni, somma le rate in scadenza nei prossimi sei mesi e dividi l'EBITDA atteso meno le imposte per quel numero. Se il risultato è sotto 1, fermati e rivedi il piano di rientro prima che sia la banca a chiedertelo.

Domande frequenti

Come si calcola il DSCR in pratica?

Prendi il flusso di cassa operativo del periodo, togli le imposte e dividi il risultato per il servizio del debito, cioè la somma di quota capitale e interessi in scadenza nello stesso periodo. Nella versione semplificata usata dalle banche, al numeratore va l’EBITDA meno le imposte. Se il risultato supera 1, l’azienda genera cassa sufficiente per pagare le rate.

Che valore di DSCR serve perché la banca approvi il finanziamento?

Formalmente basta stare sopra 1, che indica sostenibilità. In pratica le banche chiedono un margine di sicurezza, di norma tra 1,20 e 1,30, che sale se il profilo di rischio è alto. Tra 1 e 1,20 l’esito dipende dal vaglio su durate, garanzie e destinazione delle somme. Sotto 1 il credito è quasi sempre negato.

Il DSCR si calcola sui dati passati o su quelli futuri?

Su quelli futuri. Il Codice della crisi d’impresa richiede un calcolo prospettico di almeno 6 mesi, con un budget di tesoreria o un rendiconto finanziario previsionale. Un DSCR storico ha poca utilità: misura la capacità di pagare le rate in scadenza, quindi servono i flussi attesi, non quelli già consuntivati.

Cosa succede se il DSCR è sotto 1?

Scatta la presunzione dello stato di crisi: l’impresa non genera cassa sufficiente a onorare i debiti in scadenza. Non è una condanna automatica, ma va gestita subito: rivedere i piani di rientro, la struttura del debito e la generazione di cassa, spesso con un piano di risanamento condiviso con banche e consulenti.

Mi serve un commercialista o posso calcolarlo da solo?

Il conto lo puoi impostare da solo con un budget di tesoreria a 6 mesi: entrate e uscite attese, liquidità iniziale e rate in scadenza. La responsabilità del dato e la scelta fra i due approcci CNDCEC spettano però all’organo amministrativo, e il giudizio di affidabilità spetta all’organo di controllo. Per il dialogo con la banca conviene far validare il calcolo.

Fonti

  1. EC News – Il calcolo del DSCR come indice significativo della crisi
  2. Confindustria Emilia – Cos’è DSCR e come calcolarlo
  3. EBA – Guidelines on loan origination and monitoring

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Leggere serve fino a un certo punto. Il PMI Speed Test misura le 5 aree della tua azienda e ti dice su quale intervenire per prima.

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