In due righe
- Il civilistico ti dice se hai utile; il riclassificato ti dice dove lo fai e dove lo perdi.
- Valore aggiunto, MOL ed EBIT sono tre livelli della stessa diagnosi: ognuno ha una domanda da fare e una mossa se il numero si muove.
- L'utile netto è l'ultima riga ed è spesso la meno utile per decidere.
- L'esempio è un'officina meccanica da 1,8 milioni di fatturato: tutti i numeri sono ipotesi dichiarate.
Un conto economico riclassificato a valore aggiunto si legge dall'alto in basso come una diagnosi. Valore aggiunto: la ricchezza che crei rispetto a ciò che compri. MOL: la cassa operativa che resta dopo il personale. Reddito operativo: il profitto del mestiere dopo gli ammortamenti. Utile: ciò che resta dopo interessi e imposte. Ogni riga risponde a una domanda precisa. Qui le leggi una per una su un'azienda tipo da 1,8 milioni di euro.
Perché il tuo bilancio civilistico non ti dice dove guadagni e dove perdi
Il conto economico civilistico è disciplinato dall'art. 2425 del codice civile. Elenca costi e ricavi per natura e si ferma all'utile. Dice se hai guadagnato, ma non dove.
Riclassificare il conto economico significa riordinare le stesse voci del bilancio civilistico secondo una logica gestionale, per far emergere risultati intermedi. Non è un altro bilancio: è lo stesso bilancio letto come una diagnosi. La struttura a valore aggiunto, quella usata anche dalla Camera di commercio di Torino, parte dai ricavi e arriva all'utile passando per margini che il civilistico non mostra.
È un passaggio che dovrebbe interessare soprattutto le imprese piccole. Secondo Istat, il 95% delle imprese attive ha meno di 10 addetti. In molte di queste aziende il titolare guarda solo l'utile in fondo al bilancio. Così scopre troppo tardi che il margine si è eroso.
L'azienda tipo del nostro esempio: un'officina meccanica con 9 dipendenti
Ecco un conto su un'azienda tipo. Un'officina meccanica con 9 dipendenti: 7 in produzione e 2 in ufficio. Fatturato annuo: 1.800.000 euro. I numeri che seguono sono ipotesi trasparenti, scritte per mostrare come si legge uno schema. Non sono una rilevazione di Delera né di un'altra azienda reale.
| Voce |
Euro |
% sul fatturato |
Cosa ti dice |
| Ricavi delle vendite |
1.800.000 |
100,0% |
Il punto di partenza, non di arrivo |
| Variazione rimanenze |
+20.000 |
1,1% |
Magazzino in crescita, cassa bloccata |
| Valore della produzione |
1.820.000 |
101,1% |
Quanto hai prodotto, non solo venduto |
| Costi esterni |
850.000 |
47,2% |
Quanto compri da fuori |
| Valore aggiunto |
970.000 |
53,9% |
La ricchezza che crei davvero |
| Costo del personale |
630.000 |
35,0% |
La voce più rigida del conto |
| MOL (EBITDA) |
340.000 |
18,9% |
La cassa operativa lorda |
| Ammortamenti e accantonamenti |
90.000 |
5,0% |
Il costo non monetario degli investimenti |
| Reddito operativo (EBIT) |
250.000 |
13,9% |
Il profitto del tuo mestiere |
| Oneri finanziari |
40.000 |
2,2% |
Quanto paghi per indebitarti |
| Reddito ante imposte |
210.000 |
11,7% |
Prima del conto con lo Stato |
| Imposte |
75.000 |
4,2% |
IRES e IRAP |
| Utile netto |
135.000 |
7,5% |
L'ultima riga, la meno utile |
Righe 1-3: ricavi, rimanenze e valore della produzione
La prima riga è il fatturato: 1.800.000 euro. Ma il valore della produzione non coincide con il fatturato né con l'incassato.
Le rimanenze sono i beni prodotti o acquistati ma non ancora venduti a fine esercizio. La loro variazione entra nel valore della produzione. In questo caso le rimanenze crescono di 20.000 euro. Il valore della produzione sale a 1.820.000. Quei 20.000 euro non sono entrati in banca: sono fermi in magazzino.
Non guardare solo il fatturato. Se le rimanenze crescono più dei ricavi, stai producendo più di quanto vendi. È un segnale da controllare prima che diventi cassa ferma.
Righe 4-5: i costi esterni e il valore aggiunto, la riga che ti dice quanto vali
I costi esterni ammontano a 850.000 euro, il 47,2% del fatturato. Sono materie prime, lavorazioni esterne, energia, servizi, godimento di beni di terzi. In una parola: ciò che compri da fuori.
Il valore aggiunto è la differenza tra il valore della produzione e i costi dei beni e servizi acquistati all'esterno. Qui è 1.820.000 meno 850.000, pari a 970.000 euro, il 53,9% del fatturato. Misura la ricchezza che crei con persone, impianti e organizzazione. Se cala, stai girando margine ai fornitori.
Non esiste una soglia universale uguale per tutti i settori. Ma se a parità di fatturato la percentuale scende di due punti in un anno, cerca quale voce esterna è cresciuta: energia, noleggi, lavorazioni date fuori, servizi. Lì sta la risposta.
Il passo successivo
I numeri servono a decidere, non a consuntivare. A Da Caos a Impresa, tre giorni a Bologna, si lavora sui tuoi.
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Righe 6-7: il costo del personale e il MOL, il margine che genera cassa
Il costo del personale è 630.000 euro, il 35,0% del fatturato. È la voce più rigida del conto: non scende da un mese all'altro senza decisioni difficili.
Togli il personale al valore aggiunto e ottieni il MOL, margine operativo lordo, detto anche EBITDA. Il margine operativo lordo è il risultato della gestione operativa prima di ammortamenti, interessi e imposte: indica la cassa generata dall'attività caratteristica. Qui è 970.000 meno 630.000, quindi 340.000 euro, il 18,9% del fatturato.
Banche e fondi lo guardano per primi, ma attenzione: non è cassa in banca. Il MOL è cassa operativa lorda. Non considera se i clienti pagano, né investimenti, interessi e imposte. Non scambiare il MOL per liquidità reale: se i crediti commerciali si gonfiano, puoi avere un MOL positivo e il conto corrente in sofferenza.
Righe 8-9: ammortamenti e reddito operativo, quanto pesano i tuoi investimenti
Gli ammortamenti e accantonamenti pesano 90.000 euro. Gli ammortamenti non sono un pagamento: sono il costo che spalma nel tempo un investimento fatto in passato. Una macchina utensile comprata tre anni fa pesa sul conto economico a quote.
Sottraendo gli ammortamenti al MOL ottieni il reddito operativo, o EBIT. Il reddito operativo è il risultato della gestione caratteristica al netto degli ammortamenti, prima di interessi e imposte. Qui è 340.000 meno 90.000, quindi 250.000 euro, il 13,9% del fatturato.
L'EBIT misura il profitto del tuo mestiere al netto degli investimenti passati. È il numero giusto per confrontare la tua gestione con aziende che hanno impianti diversi dai tuoi. Non trascurare gli ammortamenti perché non sono monetari: prima o poi il macchinario va sostituito, e a quel punto il costo torna cassa.
Righe 10-13: oneri finanziari, imposte e utile netto, l'ultima riga è la meno utile
Gli oneri finanziari sono 40.000 euro, il prezzo del debito. Dipendono da come ti sei finanziato, non da come produci. Il reddito ante imposte scende a 210.000 euro. Le imposte, IRES e IRAP in questo caso, pesano 75.000 euro. Restano 135.000 euro di utile netto, il 7,5% del fatturato.
L'ultima riga è la meno utile per capire il mestiere. Un utile in crescita può nascondere un calo della gestione caratteristica compensato da un'operazione straordinaria. Un utile basso può essere figlio di oneri finanziari altissimi, non di una produzione sbagliata. Non fermarti all'utile: fermati al valore aggiunto, al MOL e all'EBIT.
I tre errori da non fare leggendo un conto economico riclassificato
- Fermarti all'utile netto. Vedi il problema dopo, quando non puoi più intervenire sui costi o sui prezzi.
- Scambiare il MOL per cassa in banca. Non conta se i clienti non pagano.
- Confrontare il tuo margine con settori diversi dal tuo. Un'azienda di servizi ha un conto diverso da un'officina: il confronto utile è con il tuo stesso settore e, meglio ancora, con la tua stessa azienda nel tempo.
Come costruisci il tuo, domani mattina: tre numeri dal commercialista
Non serve ricostruire la contabilità. Servono tre dettagli dal commercialista o dal software gestionale.
- Il dettaglio dei costi esterni per natura: materie prime, servizi, godimento di beni di terzi.
- Il costo del personale distinto: retribuzioni, contributi, TFR, altri costi.
- Gli ammortamenti e gli accantonamenti.
Poi li metti in colonna nello schema qui sopra e calcoli le percentuali sul fatturato. Le prime letture sono già tre: valore aggiunto, MOL, EBIT. Se prima vuoi una lettura più ampia dell'azienda, il PMI Speed Test analizza le 5 aree della tua azienda.
Domani mattina il passo più piccolo è una telefonata al commercialista: chiedi il dettaglio dei costi esterni. Hai già la metà dello schema davanti.
Domande frequenti
Che differenza c’è tra conto economico civilistico e riclassificato?
Il civilistico, disciplinato dall’art. 2425 del codice civile, elenca costi e ricavi per natura in un ordine fissato dalla legge: dice se hai guadagnato, ma non dove. Il riclassificato riordina le stesse voci in forma scalare per far emergere risultati intermedi come valore aggiunto e MOL, che mostrano dove nasce e dove si perde il margine. I numeri non cambiano: cambia l’ordine con cui li leggi.
Come si calcola il valore aggiunto?
Il valore aggiunto è la differenza tra il valore della produzione e i costi esterni, cioè materie prime, servizi e godimento di beni di terzi. Si parte dai ricavi, si aggiungono le variazioni delle rimanenze e si sottraggono gli acquisti da fornitori. Il risultato misura la ricchezza che l’azienda crea con il proprio lavoro e i propri impianti, prima di remunerare personale, banche e Stato.
Qual è la differenza tra MOL (EBITDA) ed EBIT?
Il MOL, o EBITDA, è il margine operativo lordo: valore aggiunto meno costo del personale, senza considerare ammortamenti, interessi e imposte. Indica la cassa che la gestione operativa genera. L’EBIT, o reddito operativo, sottrae al MOL anche ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti: misura il profitto della sola attività caratteristica, al lordo di come ti finanzi e di quanto paghi di tasse.
Perché l’utile netto non basta a capire se l’azienda va bene?
Perché è l’ultima riga di una lunga catena: un utile può nascere da un’operazione straordinaria mentre il mestiere vero perde, oppure essere eroso da oneri finanziari altissimi. Guardando solo l’utile non vedi se il problema sta nei costi esterni, nel personale o nel debito. Il conto economico riclassificato scompone il risultato finale nelle sue cause.
Posso riclassificare il conto economico da solo partendo dal bilancio civilistico?
Sì, lo schema a valore aggiunto è costruito per essere ricavato dal bilancio civilistico: basta raggruppare le voci per natura, come materie prime, servizi, personale e ammortamenti, e scalarle. Non serve la contabilità analitica, a differenza del costo del venduto o del margine di contribuzione. Ti servono però voci pulite: chiedi al commercialista il dettaglio dei costi per natura.
Cosa si intende per margine di contribuzione, e quando conviene usarlo?
È un’altra riclassificazione, che separa i costi in fissi e variabili invece che in esterni e interni. Evidenzia il margine di contribuzione, utile per calcolare il punto di pareggio e decidere se accettare una commessa. Richiede dati interni e non si ricava dal solo bilancio civilistico: per una prima lettura della redditività, parti sempre dallo schema a valore aggiunto.