In due righe
- La legge ti chiede di monitorare quattro segnali, non una lista di indici.
- I sette indici CNDCEC non sono mai stati obbligatori, ma restano il cruscotto più utile.
- Il controllo che conta di più è la sostenibilità del debito a dodici mesi.
- Un segnale che scatta non è una sanzione: è il momento di intervenire.
Quando si ragiona sugli indicatori della crisi d'impresa, la prima cosa da separare è l'obbligo di legge dalla buona pratica. La legge non impone una lista di indici di bilancio da tenere sotto controllo: impone di avere assetti organizzativi e contabili che intercettino quattro segnali, tutti legati ai ritardi di pagamento, e di verificare la sostenibilità dei debiti sui dodici mesi successivi. I sette indici del CNDCEC non sono mai entrati in vigore come obbligo, ma restano lo standard più concreto per leggere la salute finanziaria dell'azienda.
Che cosa devi monitorare per legge: i quattro indicatori della crisi d'impresa dell'art. 3
La crisi d'impresa è lo stato del debitore che rende probabile l'insolvenza e si manifesta con flussi di cassa prospettici insufficienti a coprire le obbligazioni nei dodici mesi successivi.
L'articolo 3 del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (D.Lgs. 14/2019) chiede di intercettare quattro segnali. Tutti riguardano pagamenti che non sono stati fatti nei tempi dovuti.
- Stipendi: retribuzioni scadute da almeno 30 giorni per un importo superiore alla metà del monte stipendi mensile.
- Fornitori: debiti scaduti da almeno 90 giorni per un importo superiore ai debiti non scaduti.
- Banche: esposizioni scadute da più di 60 giorni oppure che superano l'affidamento concesso per almeno il 5% delle esposizioni.
- Creditori pubblici qualificati: debiti verso INPS, INAIL, Agenzia delle Entrate e Agenzia Entrate-Riscossione superiori alle soglie fissate dall'art. 25-novies.
Le soglie dei creditori pubblici vanno conosciute con precisione, perché non sono uguali per tutti. Per l'INPS, se hai dipendenti, scatta il segnale quando superi sia il 30% dei contributi dovuti nell'anno precedente sia 15.000 euro: devono verificarsi entrambe le condizioni. Senza dipendenti, la soglia è 5.000 euro. Per l'INAIL la soglia è 5.000 euro. Per l'Agenzia delle Entrate il segnale scatta con debiti scaduti superiori a 5.000 euro, oppure al 10% del volume d'affari, comunque non inferiori a 20.000 euro. Per l'Agenzia Entrate-Riscossione la soglia dipende dalla forma giuridica: 100.000 euro per le imprese individuali, 200.000 per le società di persone, 500.000 per le altre società.
Questi segnali sono indicatori di precrisi, non prova di insolvenza. Al superamento di una soglia non scatta alcuna sanzione automatica. Servono ad accendere una luce prima che la situazione diventi irrecuperabile.
I sette indici CNDCEC: cosa sono e perché non sono un obbligo
Nel 2019 il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) pubblicò un documento con sette indici per intercettare la crisi. Il documento è del 20 ottobre 2019, ma non venne mai formalizzato come decreto ministeriale. Il decreto 83/2022 ha poi abrogato il sistema di allerta che usava quegli indici come grilletto.
Oggi i sette indici non sono un obbligo. Restano però il cruscotto più diffuso e più solido per leggere la salute finanziaria di un'azienda. Nessuno ti obbliga a calcolarli, ma se li tieni sotto controllo vedi i problemi prima che qualcuno li veda per te.
I sette indici, uno per uno, con le soglie
La tabella riporta i sette indici, come si calcolano e quando suona l'allerta. Le soglie dei cinque indici settoriali variano per codice ATECO: i valori indicati sono intervalli, non soglie universali.
| Indice |
Come si calcola |
Quando suona l'allerta |
| Patrimonio netto |
Valore del patrimonio netto a bilancio |
Negativo o sotto il minimo legale |
| DSCR previsionale |
Flussi di cassa / servizio del debito (6 mesi) |
Inferiore a 1 |
| Sostenibilità oneri finanziari |
Oneri finanziari / ricavi |
Oltre la soglia di settore (1,5%-3,8%) |
| Adeguatezza patrimoniale |
Patrimonio netto / debiti totali |
Sotto la soglia di settore (2,3%-9,4%) |
| Ritorno liquido dell'attivo |
Cash flow / totale attivo |
Sotto la soglia di settore (0,3%-1,9%) |
| Liquidità |
Attivo a breve / passivo a breve |
Sotto la soglia di settore (69,8%-108%) |
| Indebitamento previdenziale e tributario |
Debiti previdenziali e tributari / attivo |
Oltre la soglia di settore (2,9%-14,6%) |
I primi due indici, patrimonio netto e DSCR, sono i controlli preliminari. Se uno dei due supera la soglia, non serve calcolare gli altri per capire che c'è un problema.
Da dove partire: patrimonio netto e DSCR, con un esempio
Il DSCR (Debt Service Coverage Ratio) è il rapporto tra i flussi di cassa che l'azienda genera e il servizio del debito, cioè rate e interessi, nello stesso periodo. Si calcola dividendo i flussi disponibili per i pagamenti dovuti. Se il risultato è sotto 1, i flussi non bastano a onorare i debiti.
Facciamo un conto su un'azienda tipo, per capire il meccanismo. Mettiamo un'officina con 2 milioni di fatturato e 9 dipendenti. Il flusso di cassa operativo mensile è di 40.000 euro. Le rate di mutuo e leasing costano 35.000 euro al mese. Il DSCR è 40.000 diviso 35.000, quindi 1,14: i flussi coprono le rate e lasciano un margine. Ora ipotizziamo che le rate salgano a 45.000 euro. Il DSCR scende a 0,89: sotto 1, i flussi non bastano. Il segnale è scattato.
Il patrimonio netto è il valore contabile di ciò che resta ai soci dopo aver pagato tutti i debiti. Se è negativo o sotto il minimo legale previsto per la forma giuridica, è un allarme strutturale, non congiunturale.
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La regola dei dodici mesi: il controllo prospettico che la legge ti chiede
L'articolo 3 del CCII impone di verificare la sostenibilità dei debiti almeno per i dodici mesi successivi. Il DSCR del CNDCEC era calcolato su 6 mesi: è una differenza da non confondere. Oggi il controllo legale è a 12 mesi.
Per costruire la previsione di cassa a dodici mesi puoi seguire cinque passi.
- Elenca ogni mese le entrate attese, partendo da incassi già certi, come ordini e contratti.
- Elenca ogni mese le uscite per fornitori, stipendi, contributi, imposte e rate.
- Somma per ogni mese il saldo tra entrate e uscite.
- Individua i mesi in cui il saldo è negativo e verifica se le scorte di cassa coprono i buchi.
- Confronta la cassa disponibile con i debiti in scadenza nei dodici mesi.
Questo è un calcolo, non una previsione perfetta. Ma ti dice subito se i prossimi dodici mesi reggono.
Quando un segnale scatta: cosa fare, e con che cadenza
Nessuna sanzione automatica. I segnali servono ad attivare l'imprenditore prima che la situazione diventi irrecuperabile.
La legge non fissa una cadenza, ma chiede un monitoraggio costante che si appoggia sui bilanci infrannuali. Per cassa e scadenze, il controllo andrebbe fatto ogni mese o al massimo ogni trimestre. Per l'informativa societaria, almeno ogni sei mesi.
Se un segnale scatta, le strade sono tre: ricapitalizzare per riportare il patrimonio netto sopra il minimo; ristrutturare il debito negoziando con banche e fornitori; o accedere alla composizione negoziata della crisi, un percorso volontario e riservato con l'aiuto di un esperto.
Non ignorare un segnale solo perché nessuno ti sanziona. I quattro segnali dell'art. 3 sono fatti per accendersi prima che i creditori si presentino alla porta: se scattano e non fai nulla, il tempo si accorcia. A volte il segnale nasconde un problema più ampio, di organizzazione o di margini. In quel caso, l'analisi delle cinque aree aziendali aiuta a vedere cosa c'è sotto.
Il passo più piccolo che puoi fare domani mattina è questo: apri il foglio delle scadenze e segna, per ognuno dei quattro segnali, se la tua azienda è sopra o sotto la soglia. Se anche uno solo scatta, guarda subito il DSCR a dodici mesi. Non serve una consulenza per cominciare: servono i numeri che hai già in contabilità.
Domande frequenti
Quali sono gli indicatori della crisi d’impresa obbligatori per legge?
La legge non impone una lista di indici di bilancio: impone di avere assetti organizzativi, amministrativi e contabili che intercettino quattro segnali legati ai ritardi di pagamento: stipendi scaduti da 30 giorni oltre la metà del monte mensile, fornitori scaduti da 90 giorni per più dei non scaduti, banche scadute da 60 giorni, e le soglie dei creditori pubblici qualificati. In più devi verificare la sostenibilità dei debiti sui dodici mesi successivi.
I sette indici del CNDCEC sono ancora obbligatori?
No. Il documento con i sette indici fu pubblicato nell’ottobre 2019 ma non venne mai formalizzato, e il decreto 83/2022 ha abrogato il sistema di allerta che li usava come grilletto. Restano però il riferimento più solido per leggere la salute finanziaria dell’azienda: conviene calcolarli come cruscotto, non come adempimento.
Che cos’è il DSCR e come si calcola?
Il DSCR (Debt Service Coverage Ratio) è il rapporto tra i flussi di cassa che l’azienda genera e il servizio del debito, cioè rate e interessi, nello stesso periodo. Si calcola dividendo i flussi disponibili per i pagamenti dovuti. Se il risultato è sotto 1, i flussi non bastano a onorare i debiti: è il segnale più importante da intercettare.
Ogni quanto devo controllare questi indicatori?
La legge non fissa una cadenza, ma chiede un monitoraggio costante che si appoggia sui bilanci infrannuali: almeno ogni sei mesi per l’informativa societaria, ogni mese o trimestre per cassa e scadenze. I segnali dell’art. 3, in particolare, si verificano con frequenza mensile, perché si tratta di ritardi di pagamento.
Vale anche per una ditta individuale?
Sì, ma con una differenza: l’imprenditore individuale deve adottare misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi, mentre la società deve istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato. La sostanza è la stessa: monitorare i quattro segnali e la sostenibilità del debito a dodici mesi.
Cosa succede se un indicatore è sopra la soglia?
Non scatta nessuna sanzione automatica: i segnali servono ad attivare l’imprenditore prima che la situazione si comprometta. L’azione corretta è intervenire senza indugio: ricapitalizzare se il patrimonio netto è negativo, ristrutturare il debito, o accedere alla composizione negoziata della crisi quando il risanamento è ragionevolmente perseguibile.