In due righe
- Non servono trenta indici di bilancio: ne bastano sei.
- Sono gli stessi che la banca guarda nel rating e che il Codice della crisi d'impresa impone di monitorare.
- Ognuno porta a una decisione concreta, non a un numero da archiviare.
Per una PMI non servono trenta indici di bilancio: ne bastano sei, e sono quelli che una banca guarda davvero quando valuta il rating e quelli che il Codice della crisi d'impresa impone di monitorare. Sono l'EBITDA margin, il rapporto PFN/EBITDA, il DSCR, l'indice di liquidità, il grado di patrimonializzazione e i tempi medi di incasso. Ognuno risponde a una domanda sola e porta a una decisione concreta. Tutto il resto, per un'azienda tra 5 e 50 dipendenti, è rumore.
I sei indici di bilancio in una tabella
Prima di entrare nei conti, la mappa. I sei indici, la formula, la soglia di riferimento e la decisione che cambia.
| Indice |
Formula |
Soglia di riferimento |
La decisione che cambia |
| EBITDA margin |
EBITDA / Ricavi x 100 |
Confronta col tuo settore; sotto l'8% fragile |
Alzare i prezzi o tagliare i costi |
| PFN/EBITDA |
Posizione finanziaria netta / EBITDA |
Sotto 3 sano, 4 critico |
Ripagare o rinegoziare il debito prima di investire |
| DSCR |
Flussi di cassa operativi / Rate (capitale e interessi) |
Sopra 1,2; sotto 1 è crisi |
Verificare la copertura delle rate prima di chiedere credito |
| Indice di liquidità |
Attivo a breve / Passivo a breve |
Sopra 1, ideale 1,5 |
Allungare i pagamenti o spostare il debito a medio termine |
| Indipendenza finanziaria |
Patrimonio netto / Totale attivo |
Almeno 25-30%; sotto 10% fragile |
Ricapitalizzare o trattenere utili prima di nuovo credito |
| Tempi medi di incasso (DSO) |
Crediti clienti / Ricavi x 365 |
Confronta col tuo storico |
Stringere le condizioni di pagamento o attivare i solleciti |
EBITDA margin: quanto ti resta di ogni euro che fatturi
L'EBITDA (margine operativo lordo, o MOL) è il risultato della gestione operativa al lordo di ammortamenti, svalutazioni, interessi e imposte. Si calcola così: EBITDA diviso ricavi, per cento.
Facciamo un conto su un'azienda tipo: una metalmeccanica da 2 milioni di fatturato e nove dipendenti. Se l'EBITDA è 200.000 euro, il margine è del 10%.
Sotto l'8% in quasi tutti i settori la struttura è fragile: non regge uno shock sui prezzi o sui costi. In quel caso si interviene sui prezzi o sui costi prima di qualunque altra cosa.
L'EBITDA non è cassa: non dice quanto incassi davvero. Va letto insieme ai tempi medi di incasso, che trovi più avanti.
PFN/EBITDA: in quanti anni ripagheresti il debito
La posizione finanziaria netta è la differenza tra i debiti finanziari e la liquidità disponibile. Il rapporto PFN su EBITDA misura quanti anni servirebbero per ripagare il debito netto usando tutto il margine operativo.
Nell'azienda tipo: debiti finanziari 800.000 euro, liquidità 100.000, quindi PFN 700.000. Diviso 200.000 di EBITDA fa 3,5 anni.
La guida di Assolombarda sull'analisi per indici indica che questo rapporto non dovrebbe superare i 4 anni; sotto 3 è sano.
Se stai sopra 3 o 4, prima di investire o assumere ripaga o rinegozia il debito. Non confondere la PFN con i debiti totali: dentro la PFN la liquidità si sottrae.
DSCR: riuscirai a pagare le rate nei prossimi 6 mesi
Il DSCR (debt service coverage ratio) è il rapporto tra i flussi di cassa disponibili e le rate di capitale e interessi in scadenza nel periodo considerato. È l'unico dei sei che si calcola in ottica previsionale, su 6-12 mesi, con un budget di tesoreria o un rendiconto finanziario OIC 10.
Se nei prossimi sei mesi generi 120.000 euro di cassa operativa e hai 100.000 euro di rate in scadenza, il DSCR è 1,2.
Il Codice della crisi d'impresa (D.Lgs. 14/2019) e il documento CNDCEC, consultabile su FISCOeTASSE, considerano il DSCR a sei mesi un indice di allerta: sotto 1 si è in presunzione di crisi. Business-Plan.it riporta la soglia bancaria di comfort a 1,20-1,30.
Prima di chiedere nuovo credito, verifica che il DSCR resti sopra 1,2: sotto quella soglia la banca fa fatica a fidarsi.
Indice di liquidità: puoi pagare i fornitori domani
L'indice di liquidità è il rapporto tra l'attivo a breve termine e il passivo a breve termine. Risponde alla domanda più semplice: riesci a coprire i debiti in scadenza entro l'anno con quello che incassi o trasformi in cassa nello stesso periodo.
Nell'azienda tipo: attivo a breve 600.000 euro, passivo a breve 500.000, indice 1,2.
Sopra 1 è il minimo; intorno a 1,5 è la soglia comoda. Se scende sotto 1, stai finanziando con debito a breve qualcosa che non si incassa subito. In quel caso allunga i pagamenti ai fornitori o sposta il debito a medio termine.
Il passo successivo
I numeri servono a decidere, non a consuntivare. A Da Caos a Impresa, tre giorni a Bologna, si lavora sui tuoi.
Guarda Da Caos a Impresa
Patrimonializzazione: quanto è solida l'azienda agli occhi della banca
L'indipendenza finanziaria è il peso del patrimonio netto sul totale delle fonti di finanziamento dell'azienda. È uno dei primi numeri che la banca vede nel rating.
Nell'azienda tipo: patrimonio netto 400.000 euro su totale attivo 1.800.000, pari al 22%.
Almeno il 25-30% è un segnale solido; sotto il 10% è fragile. Se stai sotto il 20%, ricapitalizza o trattieni gli utili prima di chiedere nuovo credito.
Attenzione: non va confuso con l'indice CNDCEC di adeguatezza patrimoniale, che usa patrimonio netto su debiti totali e ha soglie molto più basse.
Tempi medi di incasso: quanto passa tra fattura e incasso
I tempi medi di incasso (DSO, days sales outstanding) sono il numero medio di giorni che intercorrono tra la fattura e l'incasso. Si calcola così: crediti verso clienti diviso ricavi, moltiplicato per 365.
Nell'azienda tipo: crediti clienti 400.000 su ricavi 2.000.000, per 365, fa 73 giorni.
Se il DSO cresce anno su anno, stai finanziando i tuoi clienti con la tua cassa. Stringi le condizioni di pagamento o attiva i solleciti. È il numero che si muove prima degli altri quando qualcosa si rompe.
Gli indici che puoi ignorare (e perché)
Non calcolare indici solo perché compaiono negli elenchi. Per una PMI tra 5 e 50 dipendenti questi cinque sono rumore, con il motivo.
- ROA: mescola gestione operativa e finanziaria, non aggiunge niente all'EBITDA margin.
- ROE: fuorviante quando l'azienda è molto indebitata, perché la leva lo gonfia senza che il business sia più sano.
- Quick ratio o acid test: ridondante se il magazzino non è una voce dominante.
- Indici di struttura primario e secondario: richiedono riclassificazioni tecniche e hanno valore decisionale quasi nullo.
- Rotazione del magazzino: conta solo se le scorte sono rilevanti.
Come leggere gli indici: trend e confronto, non numeri isolati
Un numero da solo non dice niente. Conta il trend su tre anni e il confronto con il settore. Un DSO che sale da 60 a 73 giorni in due anni è un segnale, anche se 73 giorni da soli non dicono nulla.
Calcola i sei indici una volta, partendo dall'ultimo bilancio. Aggiorna il DSCR almeno ogni trimestre e mensilmente liquidità e incassi, perché sono i primi a muoversi.
Per una fotografia delle cinque aree aziendali, misura le cinque aree della tua azienda con il PMI Speed Test. Parti da lì: non serve altro.
Domande frequenti
Quali sono gli indici di bilancio più importanti per una PMI?
Ne bastano sei: EBITDA margin, PFN/EBITDA, DSCR, indice di liquidità, grado di patrimonializzazione e tempi medi di incasso. Sono gli stessi che una banca osserva nel rating e che il Codice della crisi d’impresa impone di monitorare. Ognuno risponde a una domanda precisa: quanto guadagni su ciò che vendi, quanto debito hai, se pagherai le rate, se copri i debiti a breve, quanto è solida l’azienda e quanto velocemente incassi.
Che differenza c’è tra EBITDA e utile netto?
L’EBITDA è il risultato della gestione operativa prima di ammortamenti, svalutazioni, interessi e imposte. L’utile netto arriva dopo queste voci. Per giudicare se il business di base guadagna, l’EBITDA è più utile perché non dipende da scelte fiscali o finanziarie. Ma attenzione: l’EBITDA non è cassa, perché non tiene conto di quanto restano aperti i crediti o di quanto investi.
Cos’è il DSCR e perché è obbligatorio?
Il DSCR è il rapporto tra i flussi di cassa disponibili e le rate di capitale e interessi in scadenza nel periodo. Il Codice della crisi d’impresa (D.Lgs. 14/2019) lo indica come indice di allerta: se a sei mesi è sotto 1, c’è una ragionevole presunzione di crisi. Si calcola in ottica previsionale, con un budget di tesoreria o un rendiconto finanziario, non sui dati storici del bilancio.
Quali indici di bilancio guardano le banche per il rating?
Le banche guardano soprattutto la capacità di ripagare il debito: il rapporto PFN/EBITDA, il DSCR, il peso degli oneri finanziari sui ricavi, il grado di patrimonializzazione e la liquidità a breve. Non serve calcolarne trenta: bastano i sei di questo articolo, letti in serie nel tempo. È la coerenza del trend che conta più del singolo valore.
ROE e ROA servono davvero a una PMI?
Quasi mai. Il ROE è fuorviante quando l’azienda è molto indebitata: la leva lo gonfia senza che il business sia più sano. Il ROA mescola gestione operativa e finanziaria e aggiunge poco all’EBITDA margin. Per una PMI tra 5 e 50 dipendenti, questi due indici si possono ignorare senza perdere informazioni utili.
Ogni quanto vanno calcolati gli indici di bilancio?
Una volta l’anno, al momento del bilancio, non basta: a fine anno il danno è già fatto. Il DSCR andrebbe aggiornato almeno ogni trimestre, e l’indice di liquidità e i tempi di incasso ogni mese, perché sono i primi a muoversi quando qualcosa si rompe. Gli indici annuali servono per il quadro d’insieme, non per governare la cassa.