In due righe
- Il punto di pareggio si calcola con tre numeri: costi fissi del mese, margine di contribuzione medio, fatturato di pareggio
- La formula per le aziende multiprodotto è: costi fissi ÷ margine di contribuzione in percentuale
- Con 35.000 euro di costi fissi e margine del 35%, il pareggio è 100.000 euro al mese
- Il pareggio è un pavimento, non il prezzo di vendita
Per calcolare il punto di pareggio servono tre numeri: i costi fissi del mese, il margine di contribuzione medio e il loro rapporto. La formula è: fatturato di pareggio = costi fissi ÷ margine di contribuzione in percentuale. Se spendi 35.000 euro al mese e su ogni euro di fatturato te ne restano 35 centesimi, devi fatturare 100.000 euro al mese per chiudere a zero. Sotto quella cifra stai finanziando l'azienda di tasca tua. Attenzione: il pareggio è una soglia, non un obiettivo, e da solo non dice quale prezzo praticare.
Quali sono i tre numeri del punto di pareggio
Il punto di pareggio (break even point) è il fatturato in cui ricavi totali e costi totali si equivalgono, con utile pari a zero. Per calcolarlo non serve un controllo di gestione complesso. Bastano tre numeri che ogni azienda con una contabilità minima sa tirare fuori.
I costi fissi del mese sono i costi che non cambiano al variare delle vendite nel breve periodo: affitto, stipendi, leasing, assicurazioni, software. I costi variabili sono i costi che crescono con ogni vendita, come materie prime e subappalti. Il margine di contribuzione medio è la quota di ogni euro di fatturato che resta dopo aver pagato i costi variabili. In percentuale, dice quanto di ogni euro incassato è disponibile per coprire i costi fissi. Il fatturato di pareggio è il ricavo minimo da generare per coprire tutti i costi e chiudere a zero.
Questi tre numeri si tengono insieme in una formula sola. Non serve il costo di ogni singolo prodotto, non serve un budget per commessa, non serve un gestionale evoluto. Se conosci i costi fissi del mese e il margine medio, hai già la soglia.
La formula è: fatturato di pareggio = costi fissi ÷ margine di contribuzione in percentuale. È la versione che funziona per chi vende più prodotti, ed è quella che interessa alla maggioranza delle PMI.
La formula per unità BEP = CF/(PV-CVU), dove PV è il prezzo di vendita e CVU il costo variabile unitario, vale solo quando esiste un solo prodotto o un solo servizio. Appena l'azienda vende due cose con margini diversi, quella formula non basta più. La versione percentuale, invece, usa il margine medio sul fatturato totale e regge anche con un listino di cento voci.
La Treccani riporta la formula equivalente RT* = CF/(1-v/p), dove v/p è l'incidenza dei costi variabili sul prezzo. In pratica 1-v/p è il margine di contribuzione percentuale. Con 35.000 euro di costi fissi e margine del 35%, il conto è 35.000 ÷ 0,35 = 100.000 euro.
| Voce |
Come la trovi |
Esempio |
| Costi fissi del mese |
Somma delle spese che non cambiano con le vendite: stipendi, affitto, leasing, assicurazioni, software |
35.000 euro |
| Margine di contribuzione medio |
(fatturato – costi variabili) ÷ fatturato |
35% |
| Fatturato di pareggio |
Costi fissi ÷ margine di contribuzione in percentuale |
35.000 ÷ 0,35 = 100.000 euro al mese |
Un conto fatto su un'azienda impiantistica
Facciamo un conto su un'azienda tipo. Prendiamo un'impresa impiantistica con dieci persone. I costi fissi mensili sono 35.000 euro: 25.000 di stipendi, 4.000 di affitto, 3.000 di leasing mezzi, 3.000 tra assicurazioni, software e utenze. I materiali e i subappalti assorbono il 65% del fatturato, quindi il margine di contribuzione medio è il 35%.
Il fatturato di pareggio è 35.000 ÷ 0,35 = 100.000 euro al mese, cioè 1,2 milioni l'anno. Se questa azienda fattura 1,4 milioni l'anno, il margine di sicurezza è circa il 14%: (1,4 milioni – 1,2 milioni) ÷ 1,4 milioni. Sotto 1,2 milioni perde, sopra inizia a guadagnare.
Questi numeri sono ipotesi trasparenti, ma il metodo è lo stesso che puoi applicare ai tuoi. La fatica è raccogliere i due dati giusti: costi fissi reali e margine medio reale.
Come si calcola il margine di contribuzione medio
Per un'azienda multiprodotto il procedimento è in quattro passi:
- Somma tutti i ricavi del periodo che ti interessa, per esempio un mese o un trimestre.
- Somma tutti i costi variabili: materie prime, subappalti, provvigioni, trasporti, lavorazioni esterne.
- Sottrai i costi variabili dai ricavi: ottieni il margine di contribuzione totale in euro.
- Dividi il margine per il fatturato totale e moltiplica per cento: è il margine di contribuzione medio percentuale.
L'errore più frequente è classificare male i costi. Lo stipendio di un operaio è un costo fisso: non sparisce se in un mese non entra una commessa. Il subappalto è variabile: se non vendi, non lo sostieni. Un errore qui sposta tutto il pareggio, e non di poco.
Non mischiare costi fissi e variabili con il criterio del "mi sembra". Usa il criterio della domanda: questo costo esiste anche se questo mese non fatturo niente? Se sì, è fisso. Se no, è variabile.
Il passo successivo
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Perché il punto di pareggio non basta a decidere i prezzi
Il pareggio dice il pavimento del prezzo, non il prezzo giusto. La stessa Treccani elenca i limiti del modello: i costi fissi non sono sempre lisci, ma salgono a gradini quando assumi una persona o apri una nuova sede; i costi variabili non sono sempre proporzionali al fatturato; il prezzo influenza la domanda, cosa che la formula ignora; scorte e stagionalità non entrano nel conto.
In pratica il pareggio ti dice quanto devi fatturare per non perdere, non quale prezzo praticare. Un prezzo deve coprire i costi, certo, ma deve anche riflettere il valore percepito dal cliente e i prezzi del mercato. Se alzi i prezzi per avvicinarti al pareggio e perdi clienti, il pareggio si allontana. Se li abbassi troppo, non lo raggiungi mai.
Quindi non usare il punto di pareggio come unica bussola per listini e offerte. Usalo come soglia operativa: sotto stai perdendo, sopra stai guadagnando. La decisione di prezzo è un altro lavoro.
Cosa controllare ogni mese: il margine di sicurezza
Il punto di pareggio è utile solo se lo confronti con il fatturato reale, mese per mese. Il margine di sicurezza è la distanza tra il fatturato attuale e il punto di pareggio. Si calcola così: (fatturato attuale – fatturato di pareggio) ÷ fatturato attuale.
Se l'azienda impiantistica dell'esempio fattura 1,4 milioni e il pareggio è 1,2 milioni, il margine di sicurezza è il 14%. Sotto il 10% la situazione è fragile: bastano due mesi fiacchi per finire sotto la soglia.
I numeri dicono che non è una questione teorica. Secondo Istat, l'81,9% delle imprese nate nel 2016 era ancora attivo a fine 2017, ma il tasso di natalità era del 7,2% e quello di mortalità del 7,1%. A cinque anni dalla nascita, il tasso di sopravvivenza è del 47,2% (Istat, Noi Italia). Più della metà delle imprese non arriva al quinto anno. Chi tiene sotto controllo i tre numeri del pareggio si accorge prima quando la soglia si sta avvicinando.
Ogni mese, quindi, tre controlli: fatturato del mese contro fatturato di pareggio; margine di sicurezza in percentuale; ricalcolo dei tre numeri quando cambiano i costi fissi, per esempio dopo una nuova assunzione o un trasloco.
Per capire dove stai messo su tutte le aree, non solo sui numeri, c'è il PMI Speed Test: l'analisi delle 5 aree aziendali. Ma il primo passo è più semplice: tira fuori i costi fissi di questo mese e un margine medio. Bastano quelli.
Domani mattina puoi fare una cosa sola: apri il foglio di calcolo, somma i costi fissi del mese e stima il margine di contribuzione medio. Dividi il primo per il secondo. È il tuo fatturato di pareggio. Se il fatturato di questo mese è sotto quella cifra, hai già trovato il problema da risolvere.
Domande frequenti
Come si calcola il punto di pareggio in euro?
Dividi i costi fissi del periodo per il margine di contribuzione in percentuale. Con 35.000 euro di costi fissi mensili e un margine del 35%, il fatturato di pareggio è 35.000 ÷ 0,35 = 100.000 euro al mese. Sotto questa cifra l’azienda perde, sopra inizia a guadagnare.
Qual è la differenza tra costi fissi e costi variabili?
I costi fissi non cambiano al variare delle vendite nel breve periodo: affitto, stipendi, leasing, assicurazioni. I costi variabili crescono con ogni vendita: materie prime, subappalti, provvigioni, trasporti. Separarli bene è il primo passo per un calcolo affidabile.
Il punto di pareggio si calcola al mese o all’anno?
Entrambi, ma il mese serve di più per il controllo operativo. I costi fissi mensili danno una soglia da verificare ogni 30 giorni; l’anno serve per la pianificazione e per la stagionalità. Basta usare numeri coerenti: costi mensili danno un pareggio mensile, costi annuali uno annuale.
Come faccio se vendo più prodotti con margini diversi?
Usi il margine di contribuzione medio sul mix di vendita: sommi i margini di tutti i prodotti e li dividi per il fatturato totale. È il modo più semplice per un’azienda multiprodotto e ti evita di calcolare un punto di pareggio per ogni singolo prodotto.
Il punto di pareggio è la stessa cosa del prezzo di vendita?
No. Il pareggio ti dice il fatturato minimo per non perdere, non il prezzo giusto. Un prezzo deve coprire i costi ma anche riflettere il valore percepito dal cliente e i prezzi del mercato. Il pareggio è il pavimento, non la decisione di prezzo.