In due righe
- Il numero giusto dipende dal momento dell'azienda: non esiste un indicatore buono per tutti.
- Tre situazioni: cassa corta, carico saturo, margine che scende. Ognuna ha il suo numero.
- Un numero letto ogni giorno batte una dashboard con quindici KPI mai aperti.
- Non usare il saldo del conto corrente da solo: è retrospettivo, non ti avvisa in tempo.
Il numero giusto non è sempre lo stesso: dipende dal momento dell'azienda. Se la cassa è corta, il numero è il saldo di cassa previsto a 30 giorni. Se il lavoro è saturo ma il conto non cresce, è il margine per ora lavorata. Se il margine scende, è la percentuale di margine lordo. Prima di aprire una dashboard con quindici KPI, individua in quale delle tre situazioni sei e guarda quel numero ogni giorno.
Perché non esiste un numero solo, ma ne esistono tre
Il problema non è avere i dati. Secondo Istat, nel 2025 il 42,7% delle imprese con almeno 10 addetti fa analisi dei dati, e tra le PMI siamo al 41,9%. Il problema è sapere quale numero guardare la mattina.
Un numero letto davvero ogni giorno batte quindici KPI mai aperti. La maggior parte delle dashboard aziendali finisce abbandonata perché chiede troppa attenzione. Il numero unico invece entra in testa, diventa un'abitudine e ti avvisa quando qualcosa devia.
Non è pigrizia. È il principio del segnale minimo: un solo indicatore, scelto bene, coglie il problema prima che diventi grande. Gli altri numeri restano a disposizione quando serve approfondire.
Come capire in quale delle tre situazioni sei
Tre domande in ordine. La prima risposta sì indica il numero del giorno.
- Fatichi a pagare stipendi o fornitori alla scadenza? Allora sei nella cassa corta.
- Hai il lavoro pieno ma il conto in banca non cresce? Allora sei nel carico saturo.
- Il fatturato è stabile o cresce ma resta poco margine? Allora sei nel margine che scende.
Se rispondi sì alla prima, parti dalla cassa. Se la cassa è sotto controllo ma il carico è pieno e il conto non sale, guardi il margine per ora. Se il margine cala, guardi la percentuale di margine lordo.
La sequenza è voluta. La cassa è il problema che uccide per primo. Poi viene l'efficienza delle ore. Poi la redditività.
Se la cassa è corta, guarda il saldo di cassa a 30 giorni
Il saldo di cassa a 30 giorni è la cassa di oggi più gli incassi attesi meno le uscite certe del mese. È un numero prospettico, non retrospettivo: guarda avanti, non indietro.
Il saldo del conto corrente ti dice cosa è già successo. Il saldo a 30 giorni ti dice se tra un mese avrai i soldi per pagare stipendi, F24 e fornitori. In Italia i pagamenti sono lenti: secondo l'Osservatorio pagamenti Cerved del 2025, le piccole imprese pagano in media a 56,85 giorni e le micro a 50,20, con giorni di ritardo ancora alti quasi ovunque. Con questi tempi, il preavviso di trenta giorni fa la differenza tra chiudere una fattura in tempo e scoprire il buco quando è tardi.
Facciamo un conto su un'azienda tipo. Mettiamo un'azienda da 900.000 euro di fatturato con 12 dipendenti. In banca ha 45.000 euro. Gli incassi attesi nel mese sono 70.000. Le uscite certe sono 113.000: stipendi per 48.000, F24 per 22.000, fornitori per 35.000, leasing per 8.000.
Il calcolo è: 45.000 + 70.000 – 113.000 = +2.000 euro.
Basta un ritardo su una fattura da 10.000 e il saldo diventa negativo. Questo numero, aggiornato ogni mattina, ti dice esattamente quando devi chiamare il cliente che non paga o rimandare un'uscita.
Se il carico è saturo, guarda il margine per ora lavorata
Quando sei pieno non puoi crescere di volume: puoi solo alzare il valore di ogni ora. Il margine per ora lavorata è il margine di contribuzione diviso le ore dedicate ai clienti.
Il margine di contribuzione è ciò che resta del fatturato dopo aver tolto i soli costi diretti: materie prime, lavoro diretto, provvigioni. Le ore dedicate ai clienti sono le ore realmente lavorate per i clienti, non quelle passate in azienda tra riunioni e riordino.
Facciamo il conto su un'officina tipo. Sei tecnici, 130.000 euro di fatturato mensile, costi diretti per 82.000. Il margine di contribuzione è 48.000 euro. Su 1.500 ore dedicate ai clienti, il margine per ora è 32 euro.
Ora confronta questo numero con il prezzo che il mercato paga per quel servizio. Se il mercato paga 45 euro l'ora, la tua officina vende 32 euro per ogni ora di capacità. Portare il prezzo a 40 aggiungerebbe 12.000 euro al mese senza lavorare un'ora in più.
Questo è il punto: a carico saturo, il margine per ora ti dice se stai riempiendo l'agenda con ore che non rendono.
Il passo successivo
I numeri servono a decidere, non a consuntivare. A Da Caos a Impresa, tre giorni a Bologna, si lavora sui tuoi.
Guarda Da Caos a Impresa
Se il margine scende, guarda la percentuale di margine lordo
Il margine lordo è il fatturato meno i costi diretti di produzione o di vendita, espresso in percentuale sul fatturato. La formula è: (fatturato – costi diretti) / fatturato.
Va guardato a fine settimana o a fine mese e confrontato con il periodo precedente. Non è un numero da controllare ogni mattina, ma è il numero che ti dice se stai vendendo di più guadagnando di meno.
Facciamo un conto su un'azienda tipo. Fatturato da 600.000 euro. Nel primo trimestre i costi diretti sono 390.000, quindi il margine lordo è del 35%. Nel trimestre successivo i costi diretti salgono a 450.000, e il margine scende al 25%. Il fatturato è rimasto identico, ma sono spariti 60.000 euro di margine.
Se guardi solo il fatturato non vedi nulla. Se guardi la percentuale di margine lordo, due periodi di fila in calo sono il segnale per fermarti e capire: sono saliti i costi? Hai scontato troppo? Stai vendendo i prodotti sbagliati?
E nei giorni senza emergenza? Il numero di sicurezza resta la cassa a 30 giorni
Se non sei in nessuna delle tre situazioni, tieni la cassa a 30 giorni come abitudine fissa. È il numero che avvisa per primo quando la situazione sta cambiando.
Non serve finta precisione. Non devi costruire un modello finanziario. Ti servono tre cifre: il saldo di oggi, gli incassi che aspetti, le uscite certe del mese. Le trovi nell'home banking e nelle fatture emesse.
La cassa a 30 giorni è come l'olio del motore: lo controlli sempre, anche quando tutto sembra andare bene. Se devia, sai che la situazione sta cambiando e passi a uno degli altri due numeri.
Quale numero guardare: la griglia in una pagina
La griglia riassume le tre situazioni, il sintomo, il numero, la formula e la soglia d'allarme.
| Situazione |
Sintomo |
Numero del giorno |
Come si calcola |
Soglia d'allarme |
| Cassa corta |
Fatichi a pagare stipendi o fornitori alla scadenza |
Saldo di cassa a 30 giorni |
Cassa oggi + incassi attesi – uscite certe del mese |
Saldo previsto negativo o sotto una mensilità di uscite |
| Carico saturo |
Ordini pieni ma il conto in banca non cresce |
Margine per ora lavorata |
Margine di contribuzione / ore dedicate ai clienti |
Sotto il prezzo che paga il mercato per quel servizio |
| Margine che scende |
Fatturato stabile o in crescita ma resta poco |
Percentuale di margine lordo |
(Fatturato – costi diretti) / fatturato |
In calo per due periodi di fila |
Due cose da non fare.
Primo: non usare il saldo del conto corrente come numero unico. È retrospettivo, non prospettico. Non ti avvisa prima che il problema arrivi.
Secondo: non cambiare numero ogni settimana senza motivo. Il valore sta nella costanza. Se cambi indicatori in base all'umore, non costruisci l'abitudine e non noti le deviazioni.
Il numero del giorno non sostituisce il controllo di gestione. È il segnale che ti dice quando fermarti e approfondire. Lo cambi solo quando cambia la situazione dell'azienda, seguendo la griglia.
Se non sai da dove partire, il primo passo è capire in quale delle cinque aree aziendali sta il problema. Il PMI Speed Test ti aiuta a fotografare la situazione prima di scegliere il numero.
Ma puoi anche partire da solo, domani mattina, con la cassa a 30 giorni. Servono tre cifre e mezz'ora.
Domande frequenti
Posso davvero gestire l’azienda con un solo numero al giorno?
Un numero solo, letto davvero, batte una dashboard con quindici indicatori che nessuno apre. Il numero del giorno non sostituisce il controllo di gestione: è il segnale che ti dice quando fermarti e approfondire. Lo cambi solo quando cambia la situazione dell’azienda, e torna sempre a uno dei tre della griglia.
Ogni quanto va aggiornato il numero del giorno?
La cassa a 30 giorni si aggiorna ogni mattina, perché incassi e uscite si muovono di continuo. Il margine per ora e la percentuale di margine lordo si calcolano a fine settimana o a fine mese, quando hai i dati delle commesse. L’importante non è la frequenza: è guardare sempre lo stesso numero, così noti subito quando devia.
Come faccio a capire in quale delle tre situazioni mi trovo?
Tre domande in ordine. Fatichi a pagare stipendi o fornitori alla scadenza? Sei nella cassa corta. Hai il lavoro pieno ma il conto in banca non cresce? Sei nel carico saturo. Il fatturato è stabile o sale ma resta poco margine? Sei nel margine che scende. La prima risposta sì indica il numero da guardare.
Il saldo del conto corrente non basta come numero?
No, perché è retrospettivo: racconta cosa è già successo, non cosa succederà fra trenta giorni. Il saldo di cassa a 30 giorni somma incassi attesi e toglie uscite certe, e ti dà il preavviso per intervenire prima di restare a secco. In Italia, con pagamenti medi oltre i cinquanta giorni, quel preavviso fa la differenza.
Se la mia azienda è piccola e non ho questi dati, da dove parto?
Parti dalla cassa a 30 giorni: servono solo tre cifre, il saldo di oggi, gli incassi che aspetti e le uscite certe del mese. Le trovi nell’home banking e nelle fatture emesse. È il numero che puoi costruire domattina senza nessun software, e per una PMI piccola è quello che salva più spesso.