In due righe
- La scorta minima è il livello di giacenza che fa scattare l'ordine: non è la quantità da ordinare.
- Si calcola con consumo medio giornaliero × lead time + scorta di sicurezza.
- I due numeri si misurano sui dati reali: scarichi di 90 giorni e ordini ricevuti davvero, non sulle promesse.
- La scorta di sicurezza va scelta con una griglia per prodotto, non uguale per tutti.
La scorta minima di magazzino si calcola moltiplicando il consumo medio giornaliero di un articolo per i giorni di consegna del fornitore (il lead time) e aggiungendo la scorta di sicurezza. In formula: scorta minima = (consumo medio giornaliero × lead time) + scorta di sicurezza. Quando la giacenza scende a quel livello è il momento di riordinare: la merce in arrivo copre il consumo durante l'attesa e il margine copre i ritardi. Così non fermi la produzione né perdi vendite, senza riempire il magazzino di scorte inutili.
Scorta minima, punto di riordino e scorta di sicurezza: chi fa cosa
La scorta minima è la giacenza sotto la quale un articolo non deve scendere: raggiungerla vuol dire che è ora di riordinare. Il punto di riordino è il livello di giacenza che fa scattare l'ordine al fornitore; per la scorta minima i due concetti coincidono. La scorta di sicurezza è la quantità in più, oltre al consumo atteso, che assorbe ritardi del fornitore e picchi di domanda.
Su molti siti e gestionali li trovi mischiati. La scorta minima è il punto di riordino. La scorta di sicurezza è solo una parte di quel livello, quella che copre gli imprevisti. Se il fornitore fosse puntualissimo e la domanda perfettamente costante, la scorta di sicurezza sarebbe zero, ma la scorta minima resterebbe il consumo del lead time. Prima di toccare le formule serve una base di dati di magazzino pulita: il controllo di gestione in una PMI è il punto da cui partire se quei dati non li hai.
Facciamo un conto su un'azienda tipo: un'impresa che monta impianti idraulici e usa un raccordo da 1 pollice. Negli ultimi 90 giorni ha scaricato 450 pezzi, quindi il consumo medio giornaliero è 5 pezzi (450 diviso 90). Il fornitore, negli ultimi 6 ordini, ha consegnato in 10, 13, 11, 15, 12 e 11 giorni: in media 12 giorni lavorativi. L'azienda decide di tenere una scorta di sicurezza di 7 giorni, cioè 35 pezzi.
La scorta minima è (5 × 12) + 35 = 95 pezzi. Quando la giacenza tocca 95 pezzi parte l'ordine: i 60 pezzi consumati durante l'attesa più i 35 di margine coprono fino alla consegna. Questa è la formula del reorder point: ROP = consumo medio nel lead time + scorta di sicurezza (Wikipedia).
Come misurare il consumo medio giornaliero dai tuoi dati
Il consumo medio giornaliero è la quantità di un articolo che esce dal magazzino in media ogni giorno, calcolata su un periodo storico. Il numero giusto non si indovina e non si prende dalle fatture: si prende dagli scarichi di magazzino.
Per misurarlo:
- Prendi gli scarichi dell'articolo degli ultimi 90 giorni.
- Somma le quantità uscite.
- Dividi per 90.
Se negli ultimi 90 giorni c'è stata una promozione che ha svuotato il magazzino, togli quel picco prima di dividere o ricalcola su un periodo senza promozioni. Se il prodotto è stagionale, usa 90 giorni dello stesso periodo dell'anno scorso, non i 30 giorni appena passati. Il consumo su un solo mese inganna: un ordine grosso o una settimana di promozione lo distorcono. Se il gestionale non ti dà gli scarichi, parti dall'indice di rotazione del magazzino, che ti dà il quadro di quanto girano le scorte prima di scendere al singolo codice.
Come misurare il lead time reale del fornitore
Il lead time è il tempo che passa tra l'ordine al fornitore e l'arrivo della merce in magazzino, misurato in giorni. Quello dichiarato dal fornitore non conta: contano gli ultimi ordini reali.
Per misurarlo:
- Prendi gli ultimi sei ordini di quel codice o di codici simili.
- Per ciascuno calcola la differenza tra data ordine e data arrivo, in giorni lavorativi.
- Usa la media delle ultime consegne oppure il valore peggiore se il fornitore oscilla.
Se il fornitore è irregolare, non fidarti della media: prendi il tempo più lungo degli ultimi sei ordini o aggiungi un margine alla media. E usa sempre la stessa unità di misura. Il consumo è giornaliero, il lead time va calcolato in giorni lavorativi, non in giorni di calendario. Mescolare le due unità è uno degli errori che gonfiano il calcolo.
Quanti giorni di scorta di sicurezza mettere: la griglia per scegliere
La scorta di sicurezza non va scelta a sentimento né uguale per tutti i codici. Per una PMI senza ufficio logistica basta una griglia in giorni, da applicare per tipo di prodotto.
La formula statistica esiste: scorta di sicurezza = Z × radice quadrata del lead time × deviazione standard della domanda (voce Scorte di sicurezza, Wikipedia). Serve se hai serie storiche pulite e sai calcolare la deviazione standard. In caso contrario, la griglia qui sotto è più che sufficiente.
| Tipo di prodotto |
Esempi |
Giorni di margine |
Perché |
| Critico per la produzione |
materie prime senza le quali fermi le macchine |
10-15 |
un fermo produzione costa più della scorta |
| Alta rotazione, alto margine |
i prodotti più venduti |
7-10 |
perdere la vendita è peggio del costo di tenere scorta |
| Alta rotazione, basso margine |
prodotti facili da riapprovvigionare |
3-5 |
la scorta costa, ma non vuoi restare senza |
| Bassa rotazione |
prodotti venduti di rado |
0-2 |
valuta il riordino su ordine se il lead time lo consente |
| Fornitore irregolare |
consegne spesso in ritardo |
+5 giorni |
il margine copre i ritardi, non la domanda |
Se il fornitore è irregolare, aggiungi 5 giorni ai valori della griglia. Rivedi il margine quando cambia il fornitore o la stagione: un margine fissato a gennaio non vale per il picco di novembre.
Il passo successivo
I numeri servono a decidere, non a consuntivare. A Da Caos a Impresa, tre giorni a Bologna, si lavora sui tuoi.
Guarda Da Caos a Impresa
Quando riordinare e quanto ordinare non sono la stessa cosa
La scorta minima dice quando emettere l'ordine. Non dice quanto ordinare. Sono due decisioni separate, e mescolarle è il modo più rapido per gonfiare il magazzino.
Torniamo al raccordo. Con un margine di 7 giorni la scorta minima è 95 pezzi. Se il titolare, per stare più tranquillo, mette 15 giorni di margine, la scorta minima diventa (5 × 12) + (5 × 15) = 135 pezzi. Sono 40 pezzi in più sempre a scaffale. A 8 euro al pezzo sono 320 euro immobilizzati su un solo codice, che al 25% annuo di mantenimento costano 80 euro l'anno.
Il costo di mantenimento delle scorte si stima tra il 20% e il 30% annuo del valore delle scorte (Logistica Efficiente, 16 settembre 2025). Su un magazzino intero questo conto si moltiplica: se vuoi vedere l'effetto su tutti i codici, è il calcolo di quanto costa il magazzino fermo. Quanto ordinare lo decidi a parte, per esempio la quantità che copre un mese, tenendo conto dell'ordine minimo del fornitore. Il lotto economico (EOQ) è un modello utile, ma non ti serve per iniziare.
Cosa non fare quando imposti la scorta minima
Gli errori più frequenti sono questi:
- Non usare lo stesso margine per tutti i prodotti. Un prodotto critico per la produzione merita più giorni di un ricambio venduto di rado.
- Non calcolare il consumo su un solo mese. Una promozione o una commessa grossa distorcono il numero e ti fanno riordinare troppo presto o troppo tardi.
- Non fidarti del lead time dichiarato dal fornitore. Misura gli ultimi ordini reali: il ritardo medio è quasi sempre peggiore della promessa.
- Non confondere la scorta minima con la quantità da ordinare. La prima dice quando, la seconda quanto.
- Non fermarti se non hai un WMS. Un foglio di calcolo, anche Excel, con gli scarichi è sufficiente per partire: il metodo viene prima dello strumento.
Quando i codici diventano troppi per un foglio di calcolo, automatizzare il riordino in magazzino diventa una scelta di buon senso, non un lusso.
Il passo più piccolo, domani mattina: scegli un solo codice, quello che ti crea più danni se manca. Prendi gli scarichi degli ultimi 90 giorni, misura il lead time sugli ultimi sei ordini reali e calcola la scorta minima con la formula. Poi confronta il risultato con la giacenza attuale. Se è sotto la scorta minima, ordini oggi. Se è sopra, sai di avere margine per non riempire il magazzino.
Domande frequenti
Come si calcola la scorta minima di magazzino?
Moltiplicando il consumo medio giornaliero dell’articolo per i giorni di consegna del fornitore (lead time) e aggiungendo la scorta di sicurezza. Se consumi 5 pezzi al giorno e il fornitore consegna in 12 giorni, ti servono 60 pezzi per l’attesa; aggiungi il margine per gli imprevisti, per esempio 35 pezzi, e la scorta minima è 95.
Che differenza c’è tra scorta minima e scorta di sicurezza?
La scorta di sicurezza è solo una parte della scorta minima: è il margine che copre ritardi del fornitore e picchi di domanda. La scorta minima è il livello complessivo al quale riordinare, dato dal consumo durante il lead time più quella scorta di sicurezza.
Ogni quanto va aggiornata la scorta minima?
Quando cambiano i consumi o il fornitore, e comunque all’inizio di ogni stagione. Il consumo su un solo mese inganna: ricalcola su almeno 90 giorni di scarichi e rivedi il lead time misurato sugli ultimi ordini reali, non su quello dichiarato.
Devo calcolare la scorta minima per tutti i prodotti?
No. Parti dai prodotti critici per la produzione e dai più venduti ad alto margine, quelli dove una rottura di stock costa di più. Per la coda dei prodotti a bassa rotazione usa una regola semplice o gestisci su ordine quando il lead time lo permette.
Scorta minima e quantità da ordinare sono la stessa cosa?
No. La scorta minima dice quando riordinare, la quantità da ordinare dice quanto. Raggiunto il livello minimo emetti l’ordine, ma il lotto lo decidi a parte: per esempio la quantità che copre un mese, tenendo conto dell’ordine minimo del fornitore.
Come calcolo il lead time se il fornitore non è affidabile?
Misura la differenza tra la data dell’ordine e la data di arrivo sugli ultimi sei ordini reali e usa il valore peggiore o la media più un margine. Se oscilla molto, aumenta i giorni di scorta di sicurezza invece di fidarti della promessa del fornitore.