In due righe
- Un'ora di fermo produzione costa il margine di contribuzione che quell'ora avrebbe generato, non il fatturato.
- Il conto si fa in tre numeri: margine orario, ore di stop, costi diretti di ripristino.
- Il personale fermo di norma non si somma: è già nei costi fissi che il margine copre.
- Il dato utile è il tuo, calcolato sui numeri della tua linea, non le medie dei grandi impianti.
Un'ora di fermo produzione costa, come minimo, il margine di contribuzione che l'ora avrebbe generato: fatturato meno i soli costi variabili, diviso per le ore produttive. A questo si sommano i costi diretti del ripristino, gli scarti e gli eventuali straordinari per recuperare. Il fatturato orario sopravvaluta il danno, perché i costi variabili si fermano insieme alla macchina; la sola fattura del tecnico lo sottovaluta. Il calcolo corretto parte dal margine orario.
Il conto di solito è sbagliato, in entrambe le direzioni
Chi conta solo la fattura del tecnico vede una parte piccola del danno. Chi usa il fatturato orario lo gonfia, perché i costi variabili si fermano insieme alla macchina. Il numero giusto sta nel mezzo, e per trovarlo serve un controllo di gestione che separi ciò che varia con la produzione da ciò che resta fermo.
Il margine di contribuzione è ciò che resta del fatturato dopo aver tolto i soli costi variabili, la cifra che copre i costi fissi e genera l'utile. È il primo numero da calcolare, perché misura il danno di un fermo meglio di qualsiasi media.
Il primo numero: il margine di contribuzione orario
La formula è semplice: fatturato annuo meno costi variabili, diviso per le ore produttive annue della linea. Da questi tre numeri esce il margine orario. Se la linea non produce, non consuma materie prime, energia variabile o lavorazioni esterne: i costi variabili si fermano con la macchina.
Per ricavare i tre numeri parti dal conto economico. Il fatturato lo hai già. I costi variabili sono materie prime, energia legata alla produzione, lavorazioni esterne, provvigioni. Le ore produttive sono le ore in cui la linea produce davvero, non le ore di presenza. Qui il calcolo del margine di contribuzione è spiegato per intero.
Cosa entra nel conto (e cosa no)
Le voci da mettere nel conto sono sei. Per ognuna c'è un modo di calcolo e un errore da evitare.
| Voce |
Come si calcola |
Errore da evitare |
| Mancato margine di contribuzione |
margine orario per ore di fermo |
usare il fatturato orario: i costi variabili si fermano insieme alla macchina |
| Costi diretti di ripristino |
ricambi più tecnico più spedizione |
fermarsi qui: è solo una parte del conto |
| Scarti e rilavorazioni |
pezzi rovinati per costo unitario |
dimenticarli: il guasto rovina il pezzo in lavorazione |
| Straordinari di recupero |
ore extra per costo orario maggiorato |
farli senza contarli nel conto del fermo |
| Personale fermo |
di norma non si somma, è già nei costi fissi |
sommarlo al margine: doppio conteggio |
| Penali e ritardi |
solo se contrattuali e stimate |
inventare un numero per il danno reputazionale |
Non compilare il conto con la sola fattura del tecnico. E non usare il fatturato orario: i costi variabili si fermano insieme alla macchina. Se resti sul fatturato, sovrastimi il danno e finisci per giustificare investimenti sbagliati.
Il personale fermo: perché di norma non si somma
Lo stipendio degli operatori è già nei costi fissi che il margine avrebbe coperto. Sommarlo al margine perso significa contare due volte la stessa cosa. Si sommano solo due voci: gli straordinari pagati per recuperare la produzione e il lavoro fatturabile che avresti potuto fare altrove e non hai fatto.
Per capire quanto pesa un'ora di un operatore fermo, serve il costo pieno del dipendente, non lo stipendio netto. Qui c'è il calcolo di quanto costa davvero un dipendente. Ma nel conto del fermo, di norma, quel costo non va aggiunto: è già coperto dal margine.
Facciamo il conto su un'azienda tipo
Mettiamo una metalmeccanica da otto persone e 1.200.000 euro di fatturato. I numeri seguenti sono ipotesi dichiarate per mostrare il metodo: sostituisci i tuoi.
Fatturato annuo: 1.200.000 euro. Costi variabili: 600.000 euro. Ore produttive annue della linea: 1.500. Margine di contribuzione orario: (1.200.000 meno 600.000) diviso 1.500, uguale 400 euro l'ora.
Su questa linea si guasta un tornio CNC. Il fermo dura sei ore. Il conto è questo: mancato margine 2.400 euro, ripristino 900 euro, scarti 350 euro, straordinari 300 euro. Totale: 3.950 euro.
Le letture sbagliate, messe a confronto, aiutano a capire il metodo. La sola fattura del tecnico dice 900 euro e sottostima il danno di oltre quattro volte. Il fatturato orario, 800 euro per sei ore, direbbe 4.800 euro e lo sovrastima. Il numero corretto è 3.950 euro.
Se in un anno capitano sei fermi di questo tipo, il costo annuo è circa 23.700 euro. Un intervento da 10.000 euro che dimezza i fermi si ripaga in meno di un anno. Non serve crederci sulla fiducia: è un confronto tra due numeri che puoi rifare con i tuoi.
Il passo successivo
I numeri servono a decidere, non a consuntivare. A Da Caos a Impresa, tre giorni a Bologna, si lavora sui tuoi.
Guarda Da Caos a Impresa
Il costo di un fermo produzione programmato o guasto: cambia tutto
Il fermo programmato, come manutenzione o cambio formato, è previsto, sta in budget e non interrompe le consegne. Il fermo non programmato, o downtime, è l'interruzione non prevista della produzione causata da guasto, anomalia o mancanza di materiali. È questo il fermo da misurare, perché arriva senza preavviso, blocca la linea e impone il recupero.
Il costo di un fermo produzione programmato non va quindi sommato al conto del guasto: è già dentro il budget della manutenzione. Il calcolo che conta è sul fermo non programmato.
I numeri delle grandi aziende non sono i tuoi
Il costo orario aziendale è il costo pieno di un'ora di attività, inclusi i costi fissi come personale, ammortamenti e affitti. Quando un fornitore ti dice che un fermo costa 116.000 euro l'ora, parla di questo numero per impianti grandi, non della tua PMI. Il calcolo del costo orario aziendale serve, ma va fatto sui tuoi numeri.
La ricerca commissionata da ABB nel 2023 parla di 116.000 euro l'ora di fermo per i grandi impianti, con un range tra 74.000 e 178.000 dollari l'ora. Oneserve stima che i guasti macchina costino in media 31.000 sterline l'anno per azienda del Regno Unito, pari al 3% dei giorni lavorativi. Aberdeen Group dice che l'80% delle aziende non sa calcolare il proprio costo orario di fermo.
Questi numeri servono a dare la scala, non a decidere per te. Il dato utile è il tuo, calcolato sui numeri della tua linea.
Quando conviene spendere per prevenire
Confronta il costo annuo dei fermi non programmati con il costo dell'intervento che li riduce. Se un investimento di 10.000 euro elimina metà dei fermi e il risparmio supera il costo in meno di un anno, l'investimento si ripaga da solo. Qui il metodo per calcolare il ritorno di un investimento.
L'articolo 71 del d.lgs. 81/2008 obbliga comunque a manutenzione, controlli e verifiche periodiche delle attrezzature, e il registro degli interventi va conservato per almeno tre anni. La manutenzione predittiva, cioè l'uso di dati e sensori per prevedere un guasto prima che si verifichi, serve solo se il fermo della linea è un costo alto. Prima di investire in sensori, misura l'OEE: l'indice di efficacia complessiva di una macchina, pari al prodotto di disponibilità, rendimento e qualità. Se è basso, parte del problema sta nei microfermi, non solo nei guasti. Un approccio come la Total Productive Maintenance, l'insieme di pratiche per ridurre i fermi non programmati con manutenzione autonoma e pianificata, lavora proprio su questo.
Da dove parti domani
Parti da un registro semplice, non da un software. Ti servono tre colonne e due mesi di dati.
- Data e durata del fermo.
- Causa, scritta in una riga.
- Margine orario della linea ferma.
Dopo due mesi, somma le ore per causa e moltiplica per il margine orario. Scopri quali fermi sono sistematici e quanto valgono davvero. Non aspettare di avere dati perfetti: due mesi di registro valgono più di una media nazionale.
Domande frequenti
Quanto costa un’ora di fermo produzione per una PMI?
Non esiste un valore unico: dipende dal margine di contribuzione orario della tua linea. In una metalmeccanica da otto persone può valere da 150 a 400 euro l’ora. Il numero lo ricavi dividendo fatturato meno costi variabili per le ore produttive annue, poi sommi i costi di ripristino.
Come calcolo il margine di contribuzione orario?
Prendi il fatturato annuo, togli i soli costi variabili (materie prime, energia, lavorazioni esterne, provvigioni) e dividi per le ore produttive della linea. Se il risultato è 400 euro l’ora, ogni ora di fermo ti costa almeno 400 euro di margine non generato.
Devo sommare anche il costo del personale fermo?
Di norma no. Lo stipendio degli operatori è già dentro i costi fissi che il margine avrebbe coperto: sommarli al margine è un doppio conteggio. Si aggiungono solo gli straordinari pagati per recuperare la produzione persa o il lavoro fatturabile che non hai potuto fare altrove.
Un fermo programmato costa quanto un guasto?
No. Il fermo programmato (manutenzione, cambio formato) è previsto, sta in budget e non interrompe le consegne. Il guasto non programmato è quello che costa davvero: arriva senza preavviso, blocca la linea e spesso impone straordinari e ritardi. Il calcolo va fatto sul secondo.
Quanto posso spendere per prevenire un fermo?
Confronta il costo annuo dei fermi non programmati con il costo dell’intervento che li riduce. Se un investimento di 10.000 euro elimina metà dei fermi e ti fa risparmiare 12.000 euro l’anno, si ripaga in meno di un anno. Sotto questa soglia conviene; sopra, no.