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Home » Numeri e Controllo di Gestione » Costo del lavoro per commessa: come si calcola senza impazzire

Numeri e Controllo di Gestione

Costo del lavoro per commessa: come si calcola senza impazzire

09/10/2026

In due righe

  • Il costo del lavoro di una commessa è la somma di ore dirette valorizzate al costo orario pieno e della quota di manodopera indiretta.
  • Le ore si rilevano mentre si lavora, non si ricostruiscono a memoria a fine mese.
  • Il costo orario non è lo stipendio netto: include contributi, TFR e oneri.
  • La manodopera indiretta si attribuisce con un coefficiente documentato, non a caso.

Il costo del lavoro di una commessa si calcola moltiplicando le ore realmente lavorate su quella commessa per il costo orario pieno di ogni risorsa, e aggiungendo una quota di manodopera indiretta. La formula è: costo del lavoro = (ore dirette × costo orario pieno) + quota indiretta. Il calcolo regge solo su due condizioni: le ore vanno rilevate mentre si lavora, non ricostruite a memoria, e il costo orario deve essere quello pieno aziendale, non lo stipendio netto. Se manca una delle due, il numero è un'opinione.

In questa pagina

  1. Il costo del lavoro per commessa: la formula in tre passaggi
  2. Da dove viene il costo orario pieno da usare
  3. Come rilevare le ore sulla commessa senza impazzire
  4. Manodopera indiretta: come attribuirla senza inventarla
  5. Esempio lavorato: una commessa da 30.000 euro
  6. Preventivo contro consuntivo: il confronto che dice la verità
  7. I tre errori che falsano il conto
  8. Domande frequenti

Il costo del lavoro per commessa: la formula in tre passaggi

Il costo del lavoro per commessa è la somma del valore delle ore lavorate su una specifica commessa, calcolate al costo orario pieno di ogni risorsa, più la quota di manodopera indiretta attribuita.

Si scompone in tre voci. La prima sono le ore dirette, cioè le ore delle persone che lavorano fisicamente sul lavoro del cliente. La seconda è il costo orario pieno, cioè il costo aziendale annuo di una risorsa diviso per le ore effettivamente produttive dell'anno. La terza è la manodopera indiretta: le ore di chi supporta la commessa senza lavorarci direttamente, come il coordinamento, gli attrezzaggi e le rilavorazioni.

La formula è semplice: (ore dirette × costo orario pieno) + quota indiretta. Semplice da scrivere, meno da riempire. Se manca una delle tre voci il conto è falso anche quando i numeri sembrano precisi.

Voce Come si ottiene Errore che la rende falsa
Ore dirette Rilevate per persona, commessa e fase, mentre si lavora Ricostruirle a memoria a fine lavoro
Costo orario pieno Costo aziendale annuo diviso per le ore produttive (1.600-1.700) Usare lo stipendio netto o la paga lorda nuda
Quota indiretta Coefficiente ore indirette su ore dirette, applicato alla commessa Tirare a caso una percentuale

Attenzione a non confondere il costo del lavoro con il costo del venduto: materiali e servizi esterni stanno in come si calcola il costo del venduto. Chi ha già un sistema di controllo di gestione in azienda può leggere questo calcolo come un tassello specifico. Chi non lo ha, parta da come impostare il controllo di gestione in una PMI.

Da dove viene il costo orario pieno da usare

Il costo orario pieno non è lo stipendio netto e non è nemmeno la paga lorda. È il costo effettivo che l'azienda sostiene per quella persona in un anno, diviso per le ore in cui quella persona può produrre valore per i clienti.

Si parte dal costo aziendale annuo: retribuzione lorda, contributi INPS e INAIL a carico dell'azienda, accantonamento TFR, ferie, permessi, mensilità aggiuntive previste dal CCNL. Il TFR, per esempio, si calcola sommando per ciascun anno una quota pari alla retribuzione annua divisa per 13,5, come prevede l'art. 2120 del Codice Civile. Il dato Istat sul mercato del lavoro mostra quanto pesano queste componenti: nel terzo trimestre 2024 il costo del lavoro per unità di lavoro equivalente è cresciuto del 4,6% su base annua, con i contributi sociali a +5,1%. Il costo non è il lordo: è il lordo più tutti gli oneri che girano attorno.

Poi si divide per le ore produttive annue, di solito fra 1.600 e 1.700 dopo aver tolto ferie, permessi e malattia. Il risultato è il costo orario pieno. Va calcolato una volta l'anno per ogni figura, e poi riusato su ogni commessa. In pratica il costo reale supera la retribuzione lorda di una quota che spesso sta fra il 30 e il 40 per cento, a seconda di contributi, accantonamenti e ore non produttive. Non va recitata come una statistica: è il motivo per cui il lordo nudo non basta mai. Il calcolo completo è in come si calcola il costo orario aziendale, e su quanto costa davvero un dipendente all'azienda trovi il rovesciamento degli oneri nascosti.

Come rilevare le ore sulla commessa senza impazzire

La seconda condizione perché il conto regga è la rilevazione delle ore. Le ore dirette vanno registrate per persona, per commessa e per fase mentre si lavora. Non si ricostruiscono a memoria il venerdì pomeriggio, e tanto meno a fine mese.

Il motivo è semplice: la memoria è ottimistica. Chi ricostruisce a posteriori tende a comprimere i tempi morti, a dimenticare le interruzioni e a spostare le ore sulla commessa sbagliata. Il risultato è una manodopera diretta sottostimata, un margine apparente più alto e un consuntivo che non si può confrontare con il preventivo.

Per non impazzire bastano tre regole. Prima: ogni persona registra le proprie ore, non le fa registrare al capo. Seconda: si registra ogni giorno, con una cadenza che non supera la settimana. Terza: si registra nel punto di lavoro, non in ufficio a fine giornata. Una scheda semplice con commessa, fase e ore basta.

Manodopera indiretta: come attribuirla senza inventarla

La manodopera indiretta è la voce che la maggior parte delle aziende o ignora o spalma a caso. Sono le ore di chi non lavora direttamente sul lavoro del cliente ma lo rende possibile: il capocantiere che coordina, l'attrezzaggio, i tempi di magazzino, le rilavorazioni.

Il criterio più semplice è un coefficiente di ripartizione: si prendono le ore indirette totali annue e si dividono per le ore dirette totali annue. Il risultato è una percentuale da applicare alle ore dirette della commessa. Se in un anno l'azienda ha 2.100 ore indirette e 14.000 ore dirette, il coefficiente è 2.100 diviso 14.000, cioè il 15%. Su una commessa di 110 ore dirette significa attribuire 16,5 ore di lavoro indiretto.

Il coefficiente va calcolato su un anno intero e aggiornato una volta l'anno. Non va inventato commessa per commessa: la quota indiretta deve essere documentabile e stabile. Chi la tira a caso ottiene un numero che sembra un calcolo ma non è.

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Esempio lavorato: una commessa da 30.000 euro

Facciamo un conto su un'azienda tipo, per vedere la formula all'opera. Mettiamo un'azienda di impiantistica con nove dipendenti e una commessa di manutenzione fatturata 30.000 euro. I numeri che seguono sono ipotesi trasparenti: servono a mostrare il metodo, non a descrivere un'azienda reale.

Sulla commessa vengono rilevate 110 ore dirette. Il tecnico A ha lavorato 42 ore a un costo orario pieno di 32 euro: 1.344 euro. Il tecnico B ne ha lavorate 38, sempre a 32 euro: 1.216 euro. Un junior ne ha lavorate 30 a 24 euro: 720 euro. La manodopera diretta vale 3.280 euro.

Per la quota indiretta applichiamo il coefficiente del 15% calcolato prima. Il 15% di 110 ore sono 16,5 ore equivalenti. Le valorizziamo a un costo medio di 30 euro l'ora: 495 euro.

Il costo del lavoro della commessa è quindi 3.280 + 495 = 3.775 euro. A preventivo erano stati stimati 2.800 euro, cioè 100 ore a 28 euro. Lo scostamento è di circa 1.000 euro, e si vede solo perché le ore consuntivate sono state messe accanto a quelle stimate. Le ore sono poche, ma la differenza fra misurare e ricordare sta tutta qui.

Preventivo contro consuntivo: il confronto che dice la verità

Il numero utile non è il costo del lavoro da solo: è la distanza fra le ore stimate a preventivo e le ore consuntivate. Il preventivo è la promessa. Il consuntivo è la rilevazione delle ore e dei costi effettivamente sostenuti. Il confronto fra i due dice se la commessa sta andando come previsto o se sta perdendo.

Uno sforamento visto quando la commessa è ancora aperta si può correggere: si può intervenire sull'organizzazione, sulle priorità, sulle fasi successive. A lavori chiusi resta solo la perdita da registrare. Per questo la cadenza giusta è settimanale nelle attività labour intensive, dove la manodopera è la voce che si muove più in fretta. Aggiornare le ore ogni settimana e metterle accanto al preventivo, voce per voce, è l'unico modo per accorgersi del problema in tempo utile. Se serve il metodo per seguire la commessa mentre è in corso, come controllare la commessa mentre è in corso mostra come fare.

I tre errori che falsano il conto

Il calcolo del costo del lavoro per commessa fallisce quasi sempre per tre errori precisi, tutti evitabili.

  1. Usare lo stipendio netto come costo orario. Il netto esclude contributi, TFR e oneri: il costo reale è più alto. Ogni commessa sembra più redditizia di quanto sia.
  2. Ricostruire le ore a memoria. Le ore ricordate sono quasi sempre ottimistiche e gonfiano il margine. Le ore vanno rilevate mentre si lavora.
  3. Attribuire la manodopera indiretta con una percentuale tirata a caso. Senza un coefficiente documentato, la quota indiretta è un numero inventato che rende inutile tutto il resto.

Chi evita questi tre errori ha un numero affidabile. Chi no, ha un'opinione che sembra un calcolo.

Non serve aspettare il prossimo software o il prossimo consulente. Domani mattina prendi una commessa aperta, tira fuori le ore registrate e mettile accanto alle ore stimate a preventivo. Se le ore registrate non ci sono, parti da lì: decidi chi registra, quando e dove. Il costo del lavoro per commessa comincia da una scheda compilata ogni giorno, non da una formula.

Da leggere anche

  • Controllo di gestione in una PMI: cosa serve davvero e da dove si parte
  • Controllo di gestione per commessa: sapere se il lavoro è in perdita mentre lo fai
  • Costo del venduto: come si calcola e perché cambia tutto
  • Quanto costa un’ora di fermo produzione: come calcolarlo

Domande frequenti

Come si calcola il costo del lavoro di una commessa?

Moltiplicando le ore direttamente lavorate sulla commessa per il costo orario pieno di ogni risorsa e sommando una quota di manodopera indiretta. La formula è: costo del lavoro = (ore dirette × costo orario pieno) + quota indiretta. Il numero è affidabile solo se le ore sono rilevate mentre si lavora e il costo orario è quello pieno aziendale.

Quale costo orario devo usare per la commessa?

Il costo orario pieno: costo aziendale annuo della risorsa diviso per le ore produttive dell’anno, di solito 1.600-1.700 dopo aver tolto ferie, permessi e malattia. Usare lo stipendio netto o la paga lorda nuda sottostima il costo e fa sembrare la commessa più redditizia di quanto sia.

Che cosa si intende per manodopera indiretta in una commessa?

Le ore di chi non lavora direttamente sul lavoro del cliente ma lo rende possibile: il capocantiere che coordina, l’attrezzaggio, i tempi di magazzino, le rilavorazioni. Non si attribuiscono a caso: si ripartiscono con un criterio documentato, di solito in proporzione alle ore dirette della commessa sul totale delle ore dirette.

Posso usare lo stipendio netto per calcolare il costo della commessa?

No. Il netto esclude contributi a carico dell’azienda, TFR, ferie e oneri accessori: il costo reale supera la retribuzione lorda di una quota fra il 30 e il 40 per cento. Calcolare le ore al netto significa sottostimare il costo in modo sistematico e scoprire la perdita solo a consuntivo.

Ogni quanto va calcolato il costo del lavoro della commessa?

Non solo a fine lavoro. Nelle attività labour intensive conviene aggiornare le ore ogni settimana e confrontarle con il preventivo: così lo sforamento si vede quando la commessa è ancora aperta e si può correggere, invece di registrare la perdita a lavori chiusi.

La formula vale anche per il titolare che lavora in azienda?

Sì, ed è l’errore più diffuso: il tempo del titolare non è gratis. Va valorizzato a un costo orario pieno anche se non c’è una busta paga, altrimenti le commesse che assorbono più tempo del titolare appaiono più redditizie di quanto siano.

Fonti

  1. Art. 2120 del Codice Civile, testo integrale (Brocardi)
  2. Istat, comunicato stampa Il mercato del lavoro, III trimestre 2024

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