In due righe
- Il costo della non qualità è la somma di rilavorazioni, scarti e resi, più il fermo produzione che quasi nessuno conta.
- Su un'officina da 2 milioni di fatturato i costi visibili sono circa 25.400 €, l'1,3% dei ricavi.
- I benchmark internazionali stimano il totale tra 15% e 20% dei ricavi: il grosso è nascosto.
- Per misurarlo basta un foglio con tre colonne, da compilare per un mese.
Il costo della non qualità si calcola sommando tre voci: le ore di rilavorazione moltiplicate per il costo orario, il valore dei materiali scartati e i costi di gestione dei resi. Su un'officina tipo da 2 milioni di fatturato il conto visibile arriva spesso all'1-2% dei ricavi, ma è solo la punta: i benchmark internazionali stimano il costo totale tra il 15% e il 20%. Per ridurlo non servono più controlli, serve contare davvero le ore spese a rifare il lavoro già fatto.
Costo della non qualità: cosa significa davvero
Il costo della non qualità (COPQ, Cost of Poor Quality) è tutto ciò che paghi perché un prodotto o un servizio non è stato fatto bene la prima volta. Non è la spesa per prevenire i problemi né quella per controllarli: è la perdita che arriva dopo, quando il difetto è già successo. Va distinto dal costo della qualità (COQ), che comprende prevenzione, controlli e fallimenti secondo il modello PAF (Prevention, Appraisal, Failure). Se il controllo di gestione in una PMI tiene solo i costi di produzione e non registra questi conti, il quadro resta incompleto.
La formula base per il costo della non qualità (CNQ) è: (ore di rilavorazione x costo orario aziendale) + (valore dei materiali scartati) + (costi di gestione dei resi).
Devi aggiungere una quarta voce, che quasi tutti omettono: le ore di fermo produzione dovute ai difetti. Il fermo produzione ha un conto separato in quanto costa un'ora di fermo produzione. Per il costo orario da usare, il riferimento è come si calcola il costo orario aziendale. Il costo orario aziendale è quanto costa un'ora di lavoro dell'azienda, inclusi stipendi, contributi e costi fissi.
Facciamo un conto su un'azienda tipo: un'officina metalmeccanica con 12 addetti, 2.000.000 € di fatturato, costo orario aziendale di 45 € all'ora e costo orario macchina di 80 € all'ora. Sono ipotesi trasparenti: servono a vedere il metodo, poi ognuno sostituisce i suoi numeri.
Le voci che mettiamo a bilancio sono solo quelle visibili: 5 ore alla settimana di rilavorazioni, scarti di materiale all'1% su 800.000 € di materiali acquistati, 1,5 ore alla settimana di fermo per difetti e 10 resi l'anno a 150 € ciascuno.
| Voce |
Quanto (ipotesi) |
Calcolo |
Costo annuo |
| Rilavorazioni interne |
5 ore/settimana |
5 x 45 € x 46 settimane |
10.350 € |
| Scarti di materiale |
1% dei materiali (800.000 €) |
1% x 800.000 € |
8.000 € |
| Fermo produzione per difetti |
1,5 ore/settimana |
1,5 x 80 € x 46 settimane |
5.520 € |
| Resi e logistica di reso |
10 resi/anno |
10 x 150 € |
1.500 € |
| TOTALE CNQ visibile |
|
|
25.370 € (1,3% del fatturato) |
Il totale visibile è circa 25.400 €, l'1,3% del fatturato. Questo è solo il conto che si può leggere nei registri di produzione e in contabilità: i benchmark dicono che la parte nascosta è molto più grande.
La regola 1-10-100: perché un difetto trovato tardi costa cento volte
La regola 1-10-100, ripresa da Qualitiamo, mette in fila i costi relativi di un difetto a seconda di quando lo trovi.
| Fase in cui trovi il difetto |
Costo relativo |
| In prevenzione |
1 |
| Al collaudo finale |
10 |
| Dal cliente |
100 |
Ogni euro speso in prevenzione diventa 10 euro se il difetto è individuato ai test finali e 100 euro se lo scopre il cliente finale. Non è una precisione contabile: è un'indicazione di scala. Il punto è che il costo aumenta di due ordini di grandezza passando dalla prevenzione al cliente. Per questo conviene spendere prima, non dopo.
Il passo successivo
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Quanto è normale pagare: i benchmark e perché non fidarti del tuo intuito
La stima dell'American Society for Quality (ASQ), riportata da ProjectEngineer, indica il costo della qualità tra il 15% e il 20% dei ricavi, con punte fino al 40%. La tabella Quality Digest, sempre riportata da ProjectEngineer, dà un costo della qualità tra il 4,3% e l'8,6% nel settore manifatturiero. Sono ordini di grandezza internazionali, non dati italiani.
Il numero che conta è quello della tua azienda, ma se il tuo conto visibile è sotto il 2% e il benchmark dice 15-20%, è probabile che la differenza sia nei costi nascosti. Per ridurre i costi senza sacrificare la qualità serve prima vedere l'intero perimetro.
Cosa NON fare quando inizi a misurarlo
- Non partire dai costi nascosti, come clienti persi o reputazione: li stimi solo dopo aver chiuso i visibili. Prima servono numeri certi.
- Non fidarti della memoria: senza un registro delle ore di rilavorazione il numero esce sottostimato. Anche la migliore intenzione non sostituisce un conteggio quotidiano.
- Non comprare un gestionale nuovo prima di aver contato a mano per un mese: uno strumento senza metodo produce solo numeri inutili.
Da dove partire: il foglio in tre colonne per domani
- Apri un foglio e crea tre colonne: ore di rilavorazione, materiali scartati, resi.
- Chiedi a chi sta in produzione di segnare ogni giorno le ore spese a rifare o riparare.
- Il magazzino conta o pesa gli scarti. L'amministrazione traccia i resi.
- Dopo un mese, moltiplica le ore per il costo orario e somma il valore degli scarti e dei resi: hai la base per il conto annuale.
Il passo più piccolo: domani mattina, apri un foglio e scrivi in alto tre colonne: ore di rilavorazione, materiali scartati, resi. Poi chiedi a chi lavora in produzione di segnare le ore spese a rifare. In un mese avrai il primo numero vero da confrontare col benchmark.
Domande frequenti
Come si calcola il costo della non qualità?
Somma tre voci: le ore di rilavorazione moltiplicate per il costo orario aziendale, il valore dei materiali scartati e i costi di gestione dei resi, a cui aggiungi le ore di fermo produzione dovute ai difetti. Il totale va poi rapportato al fatturato per ottenere la percentuale. Parti dai costi visibili che trovi in produzione e in contabilità, poi allarga il perimetro ai costi nascosti come il tempo speso a gestire i reclami.
Qual è la differenza tra costo della qualità e costo della non qualità?
Il costo della qualità è la somma di tutto ciò che spendi per la qualità, inclusi prevenzione e controlli. Il costo della non qualità è la parte che paghi perché qualcosa non è stato fatto bene la prima volta: scarti, rilavorazioni, resi, garanzie. Il primo è un investimento che puoi decidere, il secondo è uno spreco che subisci. L’obiettivo non è azzerare il costo della qualità, ma ridurre quello della non qualità.
Quanto incide la non qualità sul fatturato?
I benchmark internazionali, come quelli dell’ASQ, stimano il costo della qualità tra il 15% e il 20% dei ricavi, con punte fino al 40%. Sono ordini di grandezza, non dati italiani. La maggior parte delle PMI vede solo la punta: scarti e rilavorazioni che spesso stanno sotto il 2%. Il divario tra il 2% visibile e il 15-20% totale è fatto di costi nascosti: fermo produzione, straordinari per recuperare, clienti persi, tempo del titolare.
Quali sono i costi nascosti della non qualità?
I principali sono il fermo produzione per i difetti, gli straordinari per recuperare i pezzi scartati, il tempo del management speso a gestire reclami e clienti insoddisfatti, il passaparola negativo e il cliente che non riordina. C’è anche la scorta in più tenuta per compensare i difetti, che immobilizza capitale. La regola pratica è che il costo visibile è spesso una frazione, anche un decimo, di quello totale.
Da dove comincio se non ho un gestionale?
Parti da un foglio con tre colonne: ore di rilavorazione, materiali scartati, resi. Chiedi a chi sta in produzione di segnare ogni giorno le ore spese a rifare o riparare, e al magazzino di contare o pesare gli scarti. In un mese hai la base per il conto annuale. All’inizio non serve precisione assoluta: serve un ordine di grandezza da cui partire e da migliorare mese dopo mese.
Cos’è il tasso di non conformità?
È il rapporto tra le unità difettose e quelle prodotte, espresso in percentuale. Si calcola dividendo il numero di pezzi non conformi per il totale dei pezzi fatti e moltiplicando per cento. È l’indicatore gemello del costo della non qualità: il costo ti dice quanto perdi in euro, il tasso ti dice dove e quanto spesso sbagli. Vanno letti insieme, non separati.