In due righe
- La redditività per reparto non si misura con un margine: quasi nessun reparto ha ricavi propri.
- Il metodo ha tre passi: costi diretti per reparto, ripartizione degli indiretti con driver, distinzione tra centro di ricavo e centro di costo.
- Il personale è la voce più grossa: 37.100 euro a dipendente l'anno secondo Istat, costo pieno per l'azienda.
- Si leggono tre indicatori: incidenza sul fatturato, trend a 12 mesi, costo per unità prodotta o ora lavorata.
Per capire la redditività per reparto non si calcola un margine come per un prodotto: quasi nessun reparto fattura, quindi non ha ricavi propri. Si misura il suo costo pieno e l'assorbimento di risorse. Il metodo ha tre passi: assegnare a ogni reparto i costi diretti, a partire dal personale (37.100 euro a dipendente l'anno in media, dato Istat); ripartire i costi indiretti con driver oggettivi come metri quadri e persone; distinguere i centri di ricavo, come il commerciale, dai centri di costo, come produzione, amministrazione e logistica.
Perché il reparto non si misura come un prodotto o un cliente
Una linea di prodotto o un cliente hanno ricavi propri, quindi su di loro si calcola un margine: ricavi meno costi diretti. Un reparto come produzione o amministrazione non fattura nulla, ha solo costi. Per questo il primo passaggio non è trovare il reparto redditizio, ma separare i centri di ricavo dai centri di costo.
Centro di ricavo è un reparto che genera ricavi propri, come il commerciale o l'assistenza fatturata, e su cui si può calcolare un margine. Centro di costo è un'unità organizzativa a cui si imputano i costi per misurarne l'assorbimento di risorse.
Se salti questa distinzione, leggi le tabelle al contrario: tratti un centro di costo come se fosse in perdita e un centro di ricavo come se fosse automaticamente sano. Prima di costruire i conti serve una mappa dei reparti, che è anche il punto di partenza del controllo di gestione in una PMI.
Come disegnare la mappa dei reparti in mezza giornata
Prendi un foglio condiviso e costruisci una tabella a cinque colonne: reparto, centro di ricavo o di costo, persone, metri quadri, costi diretti. Elenca le unità reali, non quelle teoriche del gestionale. In un'officina con sei addetti possono essere produzione, commerciale, amministrazione e logistica. In una software house con dieci persone i reparti sono diversi: sviluppo, assistenza, vendite, amministrazione.
Segui quattro regole:
- Assegna ogni persona a un solo reparto.
- Il titolare va assegnato a un reparto o tenuto fuori con una decisione esplicita.
- Se un reparto ha ricavi propri e un responsabile, è centro di ricavo. Altrimenti è centro di costo.
- Annota cosa consuma: persone, metri quadri, macchinari, software.
Su come scegliere chi risponde di ogni reparto c'è un discorso a parte: scegliere un capo reparto non è promuovere il più bravo.
I costi diretti: si parte dal personale
Il personale è quasi sempre la voce più grossa. Secondo Istat, il costo del lavoro per dipendente è in media 37.100 euro l'anno (dato 2021). Non è lo stipendio netto: è il costo pieno per l'azienda, con contributi, TFR e accantonamenti. Nell'industria in senso stretto sale a 46.600 euro, nei servizi scende a 32.600.
Se hai i dati aziendali, usa quelli veri di ogni persona, non la media. Il costo diretto si legge dalla contabilità senza calcoli complessi: retribuzioni, contributi, trasferte, materiali di consumo, manutenzione delle attrezzature specifiche e licenze usate solo da quel reparto.
Non usare il 37.100 euro come se fosse lo stipendio di un operaio: è un costo aziendale medio, non una busta paga. Questo è uno degli errori che falsa i confronti quando si confronta il dato Istat con il netto mensile.
Come ripartire i costi indiretti senza litigare sui centesimi
Affitto, utenze, software trasversale, amministrazione e ammortamenti non sono di un reparto solo: vanno distribuiti. Il criterio si chiama driver di ripartizione, una misura oggettiva e stabile. L'affitto si ripartisce per metri quadri occupati. I software per numero di persone che li usano. Gli ammortamenti per utilizzo dei macchinari.
Usa driver semplici e ripetibili:
- Affitto e utenze: metri quadri.
- Software e licenze: numero di utenti per reparto.
- Ammortamenti: ore di utilizzo del macchinario.
- Amministrazione: tempo dedicato a ogni reparto, stimato una volta all'anno.
Non pretendere precisione assoluta. Il driver è un'approssimazione deliberata: l'importante è che resti lo stesso ogni mese, altrimenti i confronti nel tempo non valgono. Lo stesso principio si applica quando calcoli la redditività per linea di prodotto, con i costi comuni da ribaltare sulle linee.
Il conto della redditività per reparto: un esempio con i numeri
Facciamo il conto su un'azienda manifatturiera tipo da 2,4 milioni di euro di fatturato e 14 persone. I dipendenti assegnati ai reparti sono 13: produzione 8, commerciale 2, amministrazione 1, logistica 2. Il titolare resta fuori dal calcolo per decisione esplicita, così il confronto tra reparti non è falsato dal suo compenso.
I costi diretti sono: produzione 360.000 euro, di cui 320.000 di personale e 40.000 di materiali di consumo e manutenzione; commerciale 130.000, amministrazione 50.000, logistica 88.000. I costi indiretti totali sono 150.000 euro. Affitto e utenze pesano 100.000 e si ripartiscono per metri quadri: 60% produzione, 20% logistica, 10% commerciale, 10% amministrazione. Software e consulenze pesano 50.000 e si ripartiscono per numero di persone: su 13 dipendenti, 8 a produzione, 2 a logistica, 2 a commerciale, 1 a amministrazione.
Il risultato, arrotondato, è nella tabella.
| Reparto |
Costi diretti (€) |
Quota costi indiretti (€) |
Costo pieno (€) |
Incidenza sul fatturato (%) |
| Produzione (8 addetti) |
360.000 |
90.800 |
450.800 |
18,8% |
| Commerciale (2 addetti) |
130.000 |
17.700 |
147.700 |
6,2% |
| Amministrazione (1 addetto) |
50.000 |
13.800 |
63.800 |
2,7% |
| Logistica (2 addetti) |
88.000 |
27.700 |
115.700 |
4,8% |
| Totale |
628.000 |
150.000 |
778.000 |
32,4% |
Il totale dei costi pieni è 778.000, il 32,4% del fatturato. Non è un margine: è il costo delle funzioni interne, da leggere come assorbimento di risorse.
Per la produzione il costo orario è 33,1 euro: 450.800 diviso 13.600 ore, che sono 8 addetti per 1.700 ore annue. Questo numero serve per il confronto con l'esterno.
Il passo successivo
I numeri servono a decidere, non a consuntivare. A Da Caos a Impresa, tre giorni a Bologna, si lavora sui tuoi.
Guarda Da Caos a Impresa
Come leggere il risultato: tre domande, non una classifica
Non chiederti quale reparto perde. Un centro di costo ha solo costi, quindi una classifica tra reparti direbbe poco. Poni tre domande.
- Qual è l'incidenza sul fatturato? Nell'esempio, produzione assorbe il 18,8%, commerciale il 6,2%, amministrazione il 2,7%, logistica il 4,8%. Un reparto che assorbe più del 20% va guardato con attenzione, ma non è una condanna.
- Qual è il trend negli ultimi 12 mesi? Un costo che sale più del fatturato è un segnale; un costo stabile va accettato come fisiologico.
- Qual è il costo per unità prodotta o ora lavorata? Produzione costa 33,1 euro all'ora. Se il prezzo di mercato o il prezzo interno non copre questo costo, il problema è di prezzo, non di reparto.
Per inquadrare lo stato di salute generale, usa il valore aggiunto per addetto. Secondo Istat, nell'Annuario statistico italiano 2024, è in media 52.600 euro per le imprese italiane, con 48.900 euro per le imprese da 10 a 19 addetti. È il fatturato meno i costi esterni, diviso gli addetti: misura quanto valore produce in media ogni persona.
Se il costo pieno cresce e il fatturato anche, non è detto che l'azienda guadagni di più: per capire se la tua azienda guadagna davvero serve il conto economico riclassificato, non solo i costi per reparto.
Quando il reparto "in perdita" non va toccato
Un centro di costo alto non è un problema. In un manifatturiero la produzione è il reparto più costoso ed è il cuore dell'azienda. Prima di tagliare o esternalizzare, confronta il costo per unità con il prezzo di mercato esterno. Se un terzista offre lo stesso pezzo a 28 euro all'ora contro i 33,1 euro dell'interno, il divario va spiegato: qualità, tempi di consegna e controllo contano quanto il prezzo.
Non fare la mossa automatica di tagliare il reparto più costoso. La produzione non è una zavorra solo perché assorbe il 18,8% del fatturato: in un manifatturiero è il motivo per cui l'azienda esiste. Il confronto con l'esterno si chiama make or buy, e serve a capire se produrre dentro o comprare fuori.
Se dopo il conto decidi di esternalizzare, la transizione non è un taglio di costi ma un piano di passaggio: chiudere un reparto aziendale richiede tempi, comunicazione e gestione di clienti e dipendenti.
Parti domattina con un foglio a sei colonne: reparto, centro di ricavo o di costo, persone, metri quadri, costi diretti, driver. Non serve un software, bastano due ore di lavoro. Quando ogni reparto ha il suo costo pieno, la domanda su quale area guadagna davvero smette di essere un'opinione.
Domande frequenti
Che differenza c’è tra redditività per reparto e per linea di prodotto?
La redditività per linea di prodotto misura il margine di ogni prodotto o servizio, che ha ricavi propri. La redditività per reparto guarda l’unità organizzativa: produzione, commerciale, amministrazione. Molti reparti non fatturano nulla, quindi non hanno un margine: si misura il loro costo pieno e l’assorbimento di risorse.
Come si ripartiscono i costi indiretti tra i reparti?
Con driver oggettivi e stabili nel tempo: l’affitto per metri quadri occupati, i software per numero di persone, gli ammortamenti per utilizzo dei macchinari. Non serve precisione assoluta: serve un criterio coerente che si ripete uguale ogni mese, così i confronti nel tempo restano validi.
Quale indicatore uso per un reparto che non fattura?
Tre indicatori: il costo pieno, l’incidenza sul fatturato e il costo per unità di output, come il pezzo prodotto o l’ora lavorata. Nell’esempio dell’articolo la produzione costa 33,1 euro all’ora lavorata. Confronta questo valore con il prezzo di mercato esterno e con il trend dei mesi precedenti.
Quanto costa in media un dipendente all’azienda?
Secondo Istat, il costo del lavoro per dipendente è in media 37.100 euro l’anno per le imprese italiane (dato 2021), con differenze forti: 46.600 euro nell’industria in senso stretto e 32.600 nei servizi. È il costo pieno per l’azienda, non lo stipendio netto in busta paga.
Devo chiudere il reparto che risulta in perdita?
No, non subito. Un reparto di produzione in un manifatturiero è quasi sempre il più costoso ed è il cuore del business. Prima di decidere confronta il suo costo per unità con il prezzo di mercato esterno e verifica il trend: chiudere o esternalizzare è una decisione che va presa solo dopo questo conto.