In due righe
- Il margine di sicurezza dice di quanto possono calare i ricavi prima che l'azienda vada in perdita.
- Formula: (fatturato meno fatturato di pareggio) diviso fatturato. Nell'esempio di questo articolo il risultato è il 25%.
- Serve a decidere: nell'esempio, un cliente da 180.000 euro o 60.000 euro di costi fissi in più portano il margine sotto il 13%.
- Non esiste una soglia buona per tutti: conta quanto sono concentrati e stagionali i tuoi ricavi.
Il margine di sicurezza aziendale è la percentuale di fatturato che puoi perdere prima di andare in perdita. Si calcola così: fatturato realizzato meno fatturato di pareggio, diviso fatturato realizzato. Facciamo un conto su un'azienda tipo: con 1.200.000 euro di ricavi e un pareggio a 900.000, il margine è il 25%. Se le vendite scendono di più di un quarto, l'azienda produce perdite. Più il numero è basso, meno spazio hai per errori, clienti persi o nuovi costi fissi.
Che cos'è il margine di sicurezza e come si calcola in tre passi?
Il margine di sicurezza è la differenza, in euro o in percentuale, tra il fatturato realizzato e il fatturato di pareggio. Il fatturato di pareggio è il livello di ricavi che copre esattamente tutti i costi, senza utile né perdita. Il margine assoluto è un importo in euro, quello percentuale lo confronta con i ricavi.
È un indicatore del controllo di gestione in una PMI e guarda avanti: parte dai numeri dell'ultimo bilancio per rispondere a una domanda sul prossimo anno. La formula è la stessa di Confindustria Emilia e delle dispense dell'Università LIUC Cattaneo.
- Separa i costi. I costi fissi sono quelli che sostieni anche se le vendite calano, come affitti, leasing, ammortamenti e stipendi del personale stabile. I costi variabili salgono e scendono con le vendite, come materie prime, lavorazioni esterne, provvigioni e trasporti sulle vendite. Il margine di contribuzione è la differenza tra ricavi e costi variabili, cioè quanto resta per coprire i costi fissi: calcolane la percentuale sui ricavi.
- Trova il pareggio. Fatturato di pareggio = costi fissi diviso margine di contribuzione in percentuale. Il dettaglio sta in come si calcola il punto di pareggio.
- Calcola il margine. (Fatturato meno pareggio) diviso fatturato, per 100.
Non dimenticare le parentesi al terzo passo: «fatturato meno pareggio diviso fatturato» senza parentesi darebbe un risultato sbagliato.
Esempio: qual è il margine di sicurezza di un'azienda da 1.200.000 euro di ricavi?
Facciamo un conto su un'azienda tipo. I numeri sono ipotesi, non rilevazioni.
- Ricavi: 1.200.000 euro.
- Costi variabili: 720.000 (60% dei ricavi).
- Margine di contribuzione: 480.000 (40%).
- Costi fissi: 360.000.
- Reddito operativo: 120.000. Il reddito operativo è ciò che resta dei ricavi dopo i costi variabili e i costi fissi della gestione caratteristica.
Pareggio: 360.000 diviso 0,40 = 900.000. Margine di sicurezza: (1.200.000 meno 900.000) diviso 1.200.000 = 25%. I ricavi possono scendere di 300.000 euro prima che il reddito vada sotto zero.
La logica è quella del caso pubblicato da FISCOeTASSE.com il 28/12/2017: ricavi 1.000.000, pareggio 714.285,71, margine 28,57%. Fai lo stesso con i numeri del tuo ultimo bilancio.
Dove trovi i costi fissi nel conto economico e quanto pesa il personale?
Il margine è affidabile quanto la divisione tra fissi e variabili. Si fa sul conto economico dell'ultimo bilancio, voce per voce:
- Tra i fissi vanno affitti, leasing, ammortamenti, assicurazioni, software in abbonamento e stipendi del personale stabile.
- Tra i variabili vanno materie prime, lavorazioni esterne, provvigioni e trasporti sulle vendite.
- Le voci miste, come l'energia, si dividono: la parte che si muove con le vendite è variabile, il resto è fisso.
Per un controllo di plausibilità sul personale c'è l'Istat. Nel 2022 il costo del lavoro per dipendente era di 26,6 mila euro nelle imprese con 0-9 addetti, 33,7 mila con 10-19 e 38,7 mila con 20-49. Sono medie di classe dimensionale, non il costo della tua azienda, e non includono i titolari. Comprendono anche i contributi sociali e altre quote accessorie, quindi non vanno confrontate con la sola voce «stipendi».
Mettiamo che l'azienda tipo abbia otto dipendenti: 8 per 26.600 fa circa 213.000 euro di costo del lavoro totale. Nei costi fissi entra solo la parte stabile, il resto va tra i variabili se si muove con i volumi. Se il costo del lavoro totale della tua azienda è lontanissimo dalla media della tua classe, rileggi le voci prima di fidarti del pareggio.
Non usare il numero Istat al posto del tuo dato. Serve solo a capire se hai dimenticato qualcosa.
Cosa succede al reddito se il fatturato cala? La leva operativa
La leva operativa è il rapporto tra margine di contribuzione e reddito operativo. Misura di quanto varia in percentuale il reddito per ogni variazione percentuale del fatturato (è la definizione delle dispense LIUC).
Nell'azienda tipo, ipotesi di cui sopra: 480.000 diviso 120.000 fa 4. Un calo del 10% dei ricavi sono 120.000 euro in meno. Il margine di contribuzione perde 48.000 (il 40% di 120.000) e il reddito scende da 120.000 a 72.000, cioè del 40%.
Il margine di sicurezza dice dove l'azienda si rompe, la leva dice quanto fa male prima di arrivarci. Più costi fissi hai, più la leva sale. Fai il conto con le tue voci, non con quelle dell'esempio.
Come usare il margine di sicurezza prima di un investimento o se rischi di perdere un cliente?
Riprendiamo l'azienda tipo, sempre un'ipotesi: ricavi 1.200.000 euro, margine di contribuzione al 40%, costi fissi 360.000, margine di sicurezza al 25%. La tabella cambia una cosa alla volta.
Esempio ipotetico: il margine di sicurezza in quattro scenari (valori in euro)
| Scenario |
Ricavi |
Margine di contribuzione (40%) |
Costi fissi |
Reddito operativo |
Fatturato di pareggio |
Margine di sicurezza |
| Situazione di partenza |
1.200.000 |
480.000 |
360.000 |
120.000 |
900.000 |
25,0% |
| Perdi un cliente da 180.000 (15% dei ricavi) |
1.020.000 |
408.000 |
360.000 |
48.000 |
900.000 |
11,8% |
| Investimento che aggiunge 60.000 di costi fissi annui |
1.200.000 |
480.000 |
420.000 |
60.000 |
1.050.000 |
12,5% |
| Calo del 30% dei ricavi |
840.000 |
336.000 |
360.000 |
-24.000 |
900.000 |
-7,1% (sotto il pareggio) |
- Cliente perso. Il pareggio resta a 900.000, i ricavi scendono a 1.020.000: il margine passa dal 25% all'11,8%, più che dimezzato.
- Investimento. Pareggio 420.000 diviso 0,40 = 1.050.000, margine 12,5%. Per riportarlo al 25% servono ricavi di 1.400.000 (+200.000). Per riportare il reddito a 120.000 ne bastano 1.350.000 (+150.000).
- Calo del 30%. Reddito -24.000 e margine -7,1%: l'azienda è già in perdita.
La regola pratica: prima di dire sì a un costo fisso, ricalcola il margine e chiediti se i ricavi aggiuntivi necessari sono realistici. Se la risposta è no, non partire.
Non giudicare un investimento solo dai ricavi che promette: guarda anche il pareggio che sposta. Per il ritorno vero e proprio c'è il rendimento del capitale investito. Per il rischio cliente, togli dal calcolo il più grande: se il margine diventa negativo, il cuscinetto è troppo basso.
Il passo successivo
I numeri servono a decidere, non a consuntivare. A Da Caos a Impresa, tre giorni a Bologna, si lavora sui tuoi.
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Come si alza il margine di sicurezza?
Prendiamo ancora l'azienda tipo (ipotesi: ricavi 1.200.000, margine di contribuzione 40%, costi fissi 360.000, margine di sicurezza 25%). Tre leve, ciascuna calcolata da sola:
| Leva |
Cosa cambia |
Pareggio |
Margine di sicurezza |
| Tagli 30.000 di costi fissi |
Costi fissi a 330.000 |
825.000 |
31,25% |
| Prezzi +3% a volumi invariati |
Ricavi 1.236.000, margine di contribuzione 516.000 (41,75%) |
circa 862.300 |
circa 30,2% |
| Costi variabili dal 60% al 58% dei ricavi |
Margine di contribuzione al 42% |
circa 857.100 |
circa 28,6% |
Sui prezzi il conto assume volumi invariati. Nella realtà i volumi possono calare: ricalcola con le vendite che pensi di perdere, prima di cambiare il listino.
Non rincorrere più fatturato con nuovi costi fissi. Come hai visto, 60.000 euro di costi fissi chiedono 200.000 euro di ricavi in più solo per riportare il margine al 25%, e 150.000 per riportare il reddito dov'era.
Quando il margine di sicurezza inganna?
Quattro trappole da conoscere prima di fidarti del numero:
- Costi classificati male. Un costo semi-fisso trattato come variabile, o il contrario, sposta il pareggio. Rivedi la classificazione prima di fidarti del risultato.
- Mix di prodotti che cambia. Il pareggio è calcolato su un margine di contribuzione medio: se cambia il mix delle vendite, ricalcolalo.
- Ricavi stagionali. Il margine annuale nasconde i mesi in cui la cassa soffre: guarda il fabbisogno di liquidità stagionale.
- Economico non è cassa. L'utile può esserci e le rate non essere coperte: per quello c'è il DSCR e la capacità di pagare le rate.
L'articolo 2086 del codice civile chiede a chi fa impresa in forma societaria o collettiva un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato, anche per rilevare in tempo la crisi. Non impone questo indicatore: è uno dei modi per averne uno.
Domani mattina: prendi l'ultimo conto economico, dividi i costi in fissi e variabili e calcola il tuo margine di sicurezza. Poi ricalcolalo con un calo del 30% dei ricavi.
Domande frequenti
Come si calcola il margine di sicurezza aziendale?
Si calcola con la formula: (fatturato realizzato meno fatturato di pareggio) diviso fatturato realizzato, per cento. Il fatturato di pareggio si ottiene dividendo i costi fissi per il margine di contribuzione percentuale. Con 1.200.000 euro di ricavi e pareggio a 900.000, il risultato è il 25%. È un dato prospettico: usa i numeri dell’ultimo bilancio per stimare il prossimo anno.
Qual è un margine di sicurezza buono per una PMI?
Non esiste una soglia valida per tutti. Dipende da quanto sono variabili i tuoi ricavi: un’azienda con pochi clienti grandi o con forte stagionalità ha bisogno di un cuscinetto più ampio di una con molti clienti ricorrenti. Il test pratico è questo: il tuo cliente più grande, se sparisse, ti porta sotto il pareggio? Se sì, il margine è troppo basso.
Che differenza c’è tra margine di sicurezza e punto di pareggio?
Il punto di pareggio è il fatturato che copre esattamente tutti i costi, senza utile né perdita. Il margine di sicurezza misura la distanza tra il fatturato che realizzi e quel pareggio, in euro o in percentuale. Il primo ti dice dove stai in equilibrio, il secondo quanto spazio hai prima di arrivarci.
Il margine di sicurezza può essere negativo?
Sì. Se il fatturato realizzato è inferiore al fatturato di pareggio, il risultato è negativo e l’azienda sta già lavorando in perdita. Nell’esempio con ricavi a 840.000 e pareggio a 900.000 il margine è -7,1%. Un valore negativo non è un errore di calcolo: è l’indicazione che serve intervenire su costi fissi, prezzi o volumi.
Il margine di sicurezza vale anche per un singolo progetto o un nuovo investimento?
Sì, ed è uno degli usi più utili. Aggiungi al conto i costi fissi del progetto, ricalcola il pareggio e confronta il nuovo margine con quello di partenza. Se un investimento da 60.000 euro di costi fissi annui dimezza il margine dal 25% al 12,5%, sai in anticipo quanti ricavi in più devono arrivare per compensarlo.
Fonti
- FISCOeTASSE.com, Il margine di sicurezza del fatturato (N. Napolitano, 28/12/2017)
- Confindustria Emilia, Margine di Sicurezza, come calcolarlo (11/03/2026)
- Istat, Conti economici delle imprese e dei gruppi di impresa, anno 2022 (15 ottobre 2024)
- Codice civile, art. 2086, Gestione dell’impresa (Gazzetta Ufficiale)
- LIUC, La break-even analysis, la leva operativa, le analisi di sensitività (slide del corso di analisi di bilancio, 2018)